Boogie Nights: L’Utopia Secondo Paul Thomas Anderson

Pochi se ne accorgono dopo la prima visione, ma allo spettatore più intraprendente occorre in fondo poco per capire che Boogie Nights non è altro che il racconto, in due ore e mezza circa, di due utopie che, poste su piani diversi, arrivano fino al punto di interagire e di influenzarsi tra loro. La prima utopia è anche quella più semplice da rintracciare, perché è il vero e proprio motore narrativo della storia. Jack Horner, carismatico e rispettato regista pornografico, lavora da anni per distruggere e ridefinire da zero l’idea stessa che del genere porno hanno i benpensanti attorno a lui. Per Horner, vero e proprio teorico del cinema a luci rosse, il genere pornografico è morto ufficialmente alla fine di quegli anni ’70 in cui vive ed opera (e da cui ha inizio la vicenda raccontata nella pellicola di Anderson): oramai, registi, produttori, attori del settore, lavorano per creare un prodotto effimero, destinato a chi voglia ottenere un piacere sessuale veloce, furtivo e momentaneo e che dunque esaurisce la sua ragione di esistere appena svanisce l’effetto eccitante conseguente alla pratica masturbatoria dello spettatore. L’amara considerazione di Jack, che egli matura dopo aver analizzato e per certi versi subito questa situazione è che nell’industria del prono non c’è arte, non c’è profondità, non ci sono trame degne di essere raccontate, storie che catturino l’attenzione degli spettatori e che suscitino in loro emozioni che durino ben oltre il momento del piacere sessuale.

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