The Martian

Durante una tempesta dalle proporzioni catastrofiche la squadra della missione spaziale Ares 3 è costretta ad abortire le operazioni e ad abbandonare Marte in fretta e furia. A causa di un imprevisto, l’astronauta Mark Watney rimane indietro, viene colpito da un detrito spaziale e viene abbandonato, creduto morto, sul pianeta. Mark è però, contro ogni previsione, ancora vivo ed è dunque costretto ad impegnare le sue capacità di botanico ed i suoi talenti da uomo dalle mille risorse nel tentativo di sopravvivere sul pianeta il più a lungo possibile. Nel frattempo, sulla Terra, scienziati di tutto il mondo cercano un modo per farlo tornare a casa, mentre i suoi compagni di squadra, ancora in viaggio verso il nostro pianeta, si imbarcano in un’impresa suicida nel tentativo di tornare sul pianeta per salvare il loro compagno.

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A Most Violent Year

Tre momenti diversi, di tre film non così diversi come potrebbe sembrare ad una prima occhiata. Partiamo da qui e vediamo dove arriviamo. 1983, le sale cinematografiche americane vengono invase dallo Scarface di Di Palma. Non ci interessa soffermarci sul film nella sua totalità, ma solo su una delle sue sequenze, quella che probabilmente risulta essere la più utile per il discorso che stiamo per affrontare. Siamo grossomodo alla metà del secondo atto, Tony Montana, dopo essersi liberato del rivale Lopez, inizia la sua ascesa del sottobosco criminale di Miami. Il compito di sottolineare l’acquisizione di un potere e di una ricchezza sempre crescente da parte dell’ex esule cubano spetta ad un montaggio che unisce diverse scene unite dal comun denominatore dato dalla disinvoltura con cui Montana ed i suoi muovono di volta in volta i grandi quantitativi di denaro derivati dal traffico di droga. Questa sequenze è quasi completamente muta, e tuttavia ogni appassionato ce l’ha ben presente nei propri ricordi perché a farle da sottofondo c’è Push It To The Limit, un pezzo di Giorgio Moroder che è anche il primo tassello nel nostro percorso verso il senso profondo di A Most Violent Year. La “morale”, potremmo chiamarla così, alla base della canzone scritta da Moroder consiste in un invito a lasciarsi andare, a sfidarsi e a sfidare, a sfondare i limiti che ci si era dati in un primo momento o che la stessa società ci aveva imposto, in un continuo, edonistico e ottimistico miglioramento di sé e del proprio rapporto con il mondo che ci circonda. 1984, nelle sale ora c’è Rocky IV, il Rocky più politico della saga (se mai si possa definire un film di Rocky realmente politico), quello con Ivan Drago che uccide Apollo Creed, quello con Rocky che si allena spaccando legna quasi a mani nude in Russia. Anche qui, non ci interessa parlare del film, ci interessa solo notare l’utilizzo che il film fa di un brano della soundtrack. Il perno della colonna sonora di Rocky IV è No Easy Way Out di Robert Tepper, una sorta di inno hard-rock alla necessità di combattere, di affrontare le avversità, di non tirarsi indietro di fronte agli ostacoli, un pezzo, in sostanza, che potrebbe funzionare benissimo anche come commento morale alla stessa saga di Rocky. Terzo film, terzo spunto di riflessione: è il 1985, è l’anno di Beverly Hills Cop, è il momento storico in cui il pubblico americano fa conoscenza per la prima volta con il poliziotto sboccato Axel Foley. Ripensiamo per un attimo ai titoli di testa del film: i nomi delle maestranze e dei tecnici che hanno realizzato la pellicola scorrono su una cornice di immagini della vita cittadina di Detroit, in cui si susseguono comuni americani, negozianti, artigiani, bambini, neri dei quartieri popolari, ciascuno di essi colto nella propria autenticità, ciascuno di essi protagonista di questa sorta di breve documentario dedicato al lato più autentico della città. A fare da sottofondo alla sequenza, questo è il dettaglio che ci interessa maggiormente, c’è The Heat Is On di Glenn Frey, un pezzo veloce, vivace, carico, direbbero alcuni, e che soprattutto contribuisce ad ammantare le immagini della vita quotidiana della Detroit popolare di una dignità ed originalità tutta nuova. Tre sequenze, tre film, tre canzoni che in un modo o nell’altro ciascuno di noi ricorda, che, possiamo dirlo senza problemi, sono entrate nell’inconscio collettivo, o meglio, nella cultura pop non soltanto nostra ma, anche e soprattutto, di coloro che entrarono per la prima volta in contatto con questi prodotti negli anni ’80. Il secondo tassello del nostro cammino è proprio qui, è in una sola, singola domanda: cos’è la cultura pop?

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