Il meglio del peggio: i disturbing movies.

Cari lettori, l’articolo che vi propongo stavolta nasce non tanto da una precipua volontà di trattare questo difficile argomento, ma da un film, che ha scatenato nella mia mente pensieri che hanno avuto un effetto domino, portandomi fino all’estremo e morboso desiderio di comprendere ciò che profondamente disgusta l’uomo. Questa estate ho avuto l’occasione di vedere l’ultimo film di Lars Von Trier in una circostanza privilegiata. Per me è stata la primissima visione di Nymph()maniac, opera in due volumi, accompagnata dalla presenza del cast in sala, che ha contribuito a rendere lo spettacolo particolarmente intenso e in qualche modo sacrale.

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Rinascita di un genere tutto italiano

Il cinema si iscrive in quella sfera d’oggetti culturali capaci di definire una particolare identità sociale, esso si esprime coadiuvando arti e intelletti disparati in una forma che richiede d’essere un cult, e in cui ci si possa rispecchiare, dalla quale trarre esperienza ed emozione. La cinematografia è l’espressione di una visione condivisa e originale, in cui anche il più astratto dei prodotti ha un suo riferimento nella realtà da cui è generato.

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Sivas

Sivas è un film turco diretto da Kaan Mujdeci, la storia narra l’amicizia tra un bambino e un cane, ma nulla è come ci potremmo immaginare, ironicamente vengono citate le avventure del cane Lessi, perchè la rappresentazione di questo rapporto ha ben altra tempra. I soggetti indiscussi sono i bambini, ma il film non potrebbe essere meno adatto che per un pubblico infantile.

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Nobi, Fires on the plain

Shinya Tzukamoto è regista, sceneggiatore, produttore e interprete di Nobi (Fires on the plain), film in concorso per Venezia71, e ha proposto un punto di vista del tutto particolare per analizzare una condizione esistenziale: quello di un uomo normale che viene trasformato in omicida. In pratica uno dei fattori di grande innovazione introdotti da Shinya Tzukamoto è la particolare trasposizione cinematografica della storia giapponese, opera abbandonando il ruolo di vittima e rivestendone uno più complesso: quello di carnefice.

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Asia Rosso Sangue – One on One vs The Look of Silence

Ho letto da qualche parte che la settantunesima edizione del festival di Venezia si sta distinguendo per l’incredibile impegno sociale dei film selezionati: non posso che essere d’accordo. Quest’anno più che i volti sono le personalità a suscitare interesse, e sul red carpet finalmente i nomi fanno più notizia degli abiti.

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The President, alias: chi non è Sia.

Undici e trenta del mattino del primo giorno, 71esima edizione dell’internazionale d’Arte Cinematografica, una soleggiata mattina veneziana, in attesa di vedere il film non posso immaginare quello che dopo ore proverò nel buio della sala Darsena. Tremo e l’emozione diventa padrona di me, non riesco a non collegare l’eco degli eventi che stanno sconvolgendo il mondo e la favola che Mohsen Makhmalbaf ha deciso di rappresentare.

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Stivali e Statuette

Cimentarsi nello scrivere un pezzo per una rubrica chiamata “storia del cinema”, non è impresa semplice. Perciò ho pensato di chiarirmi le idee riflettendo su cosa, di preciso, mi è stato chiesto di fare: scrivere “un pezzo di storia del cinema”, bene, sono sulla strada giusta. “Un pezzo” deve essere qualcosa di limitato, già questo concetto può venirmi incontro per trovare una forma adatta, quindi…meglio se scrivo: un pezzo di storia italiana

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