Piccole donne…comandano

Questi giorni riflettevo sulle serie tv che ho seguito e sto seguendo da più di cinque anni a questa parte: le storie, gli intrighi, i personaggi principali e le loro caratteristiche.
Tolte le poche in cui la presenza maschile la fa da padrona, nelle altre ho notato la preponderanza del protagonismo femminile, una scelta forse compiuta inconsciamente da parte mia, ma che, in alcuni casi, era assolutamente slegata dal fatto che chi teneva le redini del gioco fosse una donna.

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Mad Max: Fury Road – Più coinvolgente che mai

Sono passati trent’anni da Mad Max oltre la sfera del tuono (1985), terzo ed utlimo capitolo della saga dedicata al personaggio di Max Rockatansky dopo Interceptor (1979) e Interceptor – Il guerriero della strada (1981), tutti diretti da George Miller e interpretati da Mel Gibson. Ultimo fino ad oggi, giorno dell’uscita nelle sale italiane di Mad Max: Fury Road, opera che si unisce alla trilogia di Miller con due nuovi elementi: Tom Hardy che dà un nuovo volto a Max, ma ancor di più una moderna tecnologia digitale che, mai come ora, permette ad una mente come quella del regista di sbizzarrirsi e riversarsi sullo schermo spingendo in avanti i limiti del cinema contemporaneo.

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Il ritorno di un “insolito” Dante

Cosa succederebbe se Dante tornasse tra noi con l’arduo compito di creare nuovi gironi infernali per suddividere i peccatori – destinati all’inferno – del XXI secolo? Se lo è chiesto il duo televisivo tra i più irreverenti degli ultimi anni, composto da Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli, I soliti idioti che, con sguardo dissacrante interpretano, dal 2009, tipi umani ben definiti, esasperandone i tratti fino ad arrivare ad una comicità grottesca.

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Countdown per Nessuno si salva da solo

Un uomo e una donna, un matrimonio finito, una cena per decidere come far trascorrere l’estate ai loro due figli. Delia e Gaetano, protagonisti di un amore sfumato con il tempo, un amore che non è riuscito a superare gli ostacoli che il tempo stesso gli ha messo davanti. Sono lì, ai lati opposti del tavolo di un ristorante, che litigano, piangono, riflettono e, tacitamente, desiderano quel lieto fine che ormai sembra non poter più esserci per loro.

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Gone Girl – L’amore sotto i riflettori

Che David Fincher si diverta, nei suoi film, a sperimentare e a giocare con la psicologia dei personaggi, è cosa certa. Lo abbiamo imparato con Seven (1995), Fight Club (1999), Zodiac (2007) e un’ulteriore conferma arriva adesso con il suo ultimo lavoro Gone Girl, adattamento dell’omonimo libro pubblicato da Gillian Flynn nel 2012.

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Per sempre uguali: The Simpson

Si parla talmente tanto di tutto che, spesso, risulta difficile trovare un argomento nuovo o del quale nessuno abbia mai scritto.

Ecco, mentre mi arrovellavo pensando a cosa avrei potuto proporre questo mese mi sono trovata a guardare I Simpson, così, tanto per tenermi compagnia mentre sparecchiavo la tavola. Guardavo e distoglievo la mia attenzione, atteggiamento tipico dell’utente medio che fa anche altro mentre il flusso televisivo “scorre”, finché non mi ha colpito vedere uno dei personaggi maneggiare uno smartphone! Era davvero tanto che non guardavo I Simpson e probabilmente mi ero persa qualcosa: la loro evoluzione.

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In Time – Quando il tempo è “denaro”

Nel 2011 Andrew Niccol, ormai affermato nel panorama cinematografico con film come Gattaca (1997), S1m0ne (2002) e The Lord of War (2005), torna con una nuova pellicola che rende tangibile ed effettiva quella che comunemente chiamiamo “corsa contro il tempo”.

In Time è senza dubbio un film tanto accattivante ed interessante quanto complesso, che sembra voler puntare il dito contro una concezione sociologia di un modo di vivere la vita legando quest’ultima al denaro: il denaro si trasforma metaforicamente in tempo, un tempo che è vita.

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So Sexy, So Vampire

È il 1897 quando Bram Stoker pubblica il romanzo gotico sul vampiro Dracula, ispirato alla figura del principe rumeno Vlad III, dominatore della Valacchia famoso per la sua abitudine di impalare i nemici e intorno al quale si svilupparono leggende orrifiche date alcune sue abitudini discutibili, come quella di bere il sangue degli sconfitti. Il filone letterario comprendente le innumerevoli opere letterarie dedicate ai vampiri nell’ultimo secolo, è stato fonte di ispirazione prima del cinema e poi della tv.

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Il ritorno della bestia

Fiabe rivisitate, fiabe cambiate, principesse indifese che si trasformano in combattenti, bambine che diventano giovani donne ammiccanti.
Il cinema, come l’arte in generale, è anche questo: ri-creazione e manipolazione di materiale preesistente, ricollocazione temporale e nuove ambientazioni che modificano necessariamente l’approccio alla storia originale e il suo senso.

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Gli attori “catturati”

Quando oggi si parla di attori e pratica attoriale, non si può prescindere dal considerare la tecnica della Motion Capture nel panorama digitale del XXI secolo, il «processo con cui si cattura il movimento di un attore per metterlo su un personaggio virtuale», che in ambito cinematografico ha il compito di tradurre su un avatar tutto un set di informazioni proprie del corpo dell’attore.

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She’s Funny That Way – Tutto può accadere a Broadway

È il 2001 quando esce nelle sale Hollywood Confidential (The Cat’s Meow) di Peter Bogdanovich, la vera storia dell’omicidio del grande produttore Thomas H. Ince. Sono passati tredici anni da allora, un lungo periodo che ha visto l’assenza del regista sul grande schermo, ma che ora può definirsi concluso: Bogdanovich è tornato e lo ha fatto in grande stile.

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Anime nere

Realizzare film sulla criminalità organizzata si sta rivelando, negli ultimi anni più che mai, una mossa di grande successo. Sulla scia di opere riconosciute a livello mondiale come Il Padrino, in Italia sembra che il genere riesca a suscitare un entusiasmo senza eguali. Si pensi a film come Romanzo Criminale, a Gomorra e alle serie che da questi film sono nate, che hanno ottenuto un ampio consenso tra il pubblico.

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Before I Disappear – Shawn Christensen

Quando Curfew di Shawn Christensen fu premiato come miglior cortometraggio in occasione degli Academy Awards del 2012, ancora non si poteva avere la certezza che avrebbe sviluppato quella storia in modo tale da renderla un vero e proprio film. Con Before I Disappear il giovane regista porta a compimento un lavoro già iniziato, un’opera che aveva bisogno di uno scavo psicologico ancora più viscerale del personaggio principale che lui stesso interpreta.

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Attori nel flusso

La situazione del divismo cinematografico attuale è stato il risultato di un progressivo cambiamento della percezione spettatoriale dell’immagine, causato senza dubbi dall’avvento della televisione. Dai divi classici ai divi della televisione, dalla celebrità da venerare a quella da consumare. Sarebbe però riduttivo considerare la perdita di importanza dell’attore hollywoodiano solo come il risultato di una sorta di spartizione della notorietà con altri personaggi di spicco generati dalla cultura di massa. All’inizio ciò che contraddistingue i personaggi, non gli attori, del cinema da quelli della televisione (si prendano in considerazione i prodotti seriali) è la mancanza di un vero scavo psicologico e la troppa prevedibilità delle azioni di quest’ultimi, ma nel XXI secolo ormai sembra non esistere più una netta separazione tra i caratteri creati per il grande schermo e quelli per il piccolo.

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C’era una volta una bellissima strega cattiva

«C’era una volta una bellissima strega cattiva», oggi, potrebbe essere l’incipit di un nuovo modo, tutto moderno, di raccontare una fiaba.

Lo dicono le serie TV, con la carrellata di esseri soprannaturali ultra-dotati fisicamente, ma ce lo dice in maniera ancora più chiara il cinema, in cui attrici sempre più seducenti e affascinanti si alternano nell’interpretazione delle cattive per antonomasia di quelle storie che ci hanno accompagnati fin da bambini.

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Il fascino dello schermo

Il rapporto spettatore e grande schermo, il fascino e la seduzione che il personaggio di celluloide esercita sull’individuo seduto nella sala scura, è un tema che oltre ad essere stato ampiamente affrontato dalla psicoanalisi ha trovato terreno fertile nella sperimentazione registica.

Il caso proposto è quello di La rosa purpurea del Cairo (The Purple Rose of Cairo) film del regista Woody Allen realizzato nel 1985.

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Generazione Bling Ring.

È il 2013 quando esce nelle sale Bling Ring, film diretto e sceneggiato da Sofia Coppola che, dopo Somewhere (2009), si cimenta per la seconda volta in una rappresentazione critica e disincantata del mondo di Hollywood. Se in Somewhere si concentra sulla storia di una star del cinema che rivaluta il suo modo di vivere – fino ad allora dissoluto e vizioso – quando è costretto a prendersi cura della figlia undicenne, in Bling Ring, basato su una storia vera, la regista racconta i colpi mandati a segno nel 2010 dalla più conosciuta banda criminale di Hollywood – denominata dai media proprio Bling Ring e composta da cinque giovani ragazzi della zona – a danno di alcune delle star maggiormente in vista del periodo, tra cui Paris Hilton, Orlando Bloom e Lindsay Lohan, sottraendo dalle loro abitazioni una quantità di beni di lusso del valore di circa 3 milioni di dollari.

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Lo Star System post-hollywoodiano

Una volta Hollywood era la fabbrica delle stelle, una fucina che sceglieva e modellava attori e attrici affinché incarnassero i desideri irrealizzabili degli uomini comuni. Nacque così il culto dei divi che prosperò ancora di più quando, da esseri lontani e inarrivabili, essi furono rivestiti di un’umanità speciale toccando l’apice della devozione degli spettatori che si riflettevano effettivamente nei disagi dei personaggi che il sistema faceva in modo che interpretassero.

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