«Ma nel frattempo…»: lo scarto tra passato e presente nel nuovo Twin Peaks

L’azione del puro “ritornare”, della riemersione del passato, del passare del tempo è centrale all’interno dell’ultima stagione di Twin Peaks. Con quest’analisi si cerca di capire quali sono i presupposti da cui parte e i modi in cui si sviluppa.

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Il Passato E Lo Spazio Mentale In “Atomica Bionda”

La Retromania evoca sempre un ambiente, un contesto, positivo, sicuro? Cosa succede, piuttosto, se il passato in cui viene immerso lo spettatore si rivela essere una zona pericolosa, minacciosa, di difficile decifrazione per chi guarda? Che succede, in sostanza, se la Retromania viene utilizzata, criticamente, per ribaltare i valori della Retromania stessa agli occhi degli spettatori?

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Il ruolo del cibo nel cinema

Il cibo nel cinema ha sempre rivestito un ruolo importante e che spesso è stato rivelatore di tradizioni e culture a confronto; molti registi hanno scelto il tema “cibo” per raccontare quindi non solo storie ma per condurre a riflessioni; Alfred Hitchcock considerava il cibo come puro piacere e appagamento mentale, Woody Allen lo mescola a sesso, giochi linguistici e ironia o ancora Ferzan Özpetek lo considera vita.

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Da Mya Taylor a The Danish Girl: cinema come medium per le menti.

   “E così il nostro è stato un matrimonio gay, prima che diventasse di moda”. In questi giorni non si

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L’ ITALIA PREMIATA ALL’ ESTERO.

Nel momento in cui un film italiano, un film che è più una pietra rara che altro, non riceve i favori del nostro pubblico, è destinato “magicamente” a spopolare all’estero, a diventare una moda e a vincere tutti i premi più prestigiosi in circolazione. La bandiera di questo paradossale filone tutto italiano è sicuramente il felliniano 8 1/2.

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Spike Lee e il problema di genere…sessuale

Continua il mio studio di un grande cineasta come Spike Lee, in ogni sua più minuziosa forma. Perché problema di

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Le Automobili ed il Cinema

Ci sono film in cui le auto vengono indissolubilmente legate ai loro proprietari e nell’immaginario comune diventa impossibile concepire un personaggio privato del suo mezzo di trasporto. Dalla DeLorean alla Generale Lee, dalla Gran Torino a Elonor passando per le Batmobili e la mitica Interceptor, un percorso dettagliato nella storia delle grandi auto cinematografiche.

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Oscar Best foreign language film. Un passo indietro, magari in terra straniera.

Ammetto che parlare della categoria Miglior Film Straniero, o per essere più corretti Miglior film in lingua straniera (Academy Award for Best Foreign Language) non è semplicissimo. Il mio primo ricordo di questo Oscar in particolare è legato all’edizione del 1999. Come dimenticarla? Roberto Benigni saltellò di poltrona in poltrona per ricevere il Premio al Miglior film Straniero dalle mani di un’emozionata Sofia Loren, acceso d’entusiasmo come un bambino alle parole:“ And the Oscar goes to…Robertooooo!!!”. Questa nomination l’ho sempre vista come quella più imprevedibile, dove conta poco il premio a Cannes vinto l’anno prima, la polemica politica o le somiglianze vere o presunte con il miglior film in generale. La mia convinzione, ovviamente parziale, è che questo Oscar vada a premiare, non solo un film in quanto opera artistica, ma la sua intrinseca capacità di tratteggiare le qualità più folkloristiche, identitarie e antropologiche della nazione presentata, aspetti riconoscibili nello stile, nell’inquadramento storico prescelto nello script e persino nei cliché, di cui un regista (emergente o autore affermato) diviene designato portavoce nella notte delle stelle.

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Oscar Best Animated Feature: facciamo un passo indietro

Quest’anno a contendersi il premio Oscar come Miglior film d’animazione saranno ben cinque film: Anomalisa, Boy & the World, Inside Out, Shaun, vita da pecora – Il film e Quando c’era Marnie, tutti film molto diversi, chi per nazionalità, chi per stile, chi per tecnica (stop motion, disegno, computer grafica). Ma qual’è la storia dietro questo premio e soprattutto, cosa ne pensano addetti del settore e fan?

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Nomination Oscar 2016: The problem remains.

Anche quest’anno gli Academy non si sono smentiti, con tutte le produzioni Black durante il 2015, da Beast of No

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Da Frank Miller ai Comic Book Movies

i talenti visionari di Frank Miller e Zack Snyder nella produzione del film 300. Negli anni 2000 una nuova forma di adattamento delle graphic novel ha preso il sopravvento nell’industria cinematografica, da Sin City a V for Vendetta, da Watchmen a 300 i comics indipendenti hanno invaso il grande schermo soppiantando per qualche tempo i supereroi più classici.

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The H8ful Eight- tra boicottaggi, proteste e contemporaneità

In uscita nelle sale italiane il 4 febbraio 2016, l’ottavo film di Tarantino sembra non distanziarsi troppo dall’ultimo, Django Unchained

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La storia degli effetti speciali – The History of FX

Un viaggio nella storia del cinema e degli effetti speciali.

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Cinema Postmoderno

Il postmodernismo approda all’arte cinematografica più o meno con venti anni di ritardo rispetto che alla consorella letteratura, nel nido della quale pare trovare piena fioritura già negli anni ’60 in seguito alla pubblicazione di Comma 22 di Joseph Heller, The Sot-Weed Factor di John Barth e V. di Thomas Pynchon, il massimo esponente della postmodernità letteraria, espressa in modo mirabile nel suo capolavoro L’arcobaleno della gravità (1973).

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Amadeus, talento divino.

Il film del 1984 di Milos Forman, regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo, è tratto dal capolavoro teatrale del commediografo Peter Shaffer che propose sui palcoscenici mondiali il dramma ripreso dalla leggenda ormai divenuta popolare, proveniente dalla fantasia di Puskin, secondo la quale l’assassino di Mozart fu il compositore italiano Antonio Salieri.

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Hunger Games: Il Canto Della Rivolta Parte 2

Con l’intera nazione di Panem in guerra totale, Katniss affronta il Presidente Snow per la resa dei conti finale. Insieme ai suoi più cari amici – inclusi Gale, Finnick e Peeta – Katniss va in missione con la squadra del Distretto 13, rischiando la vita per liberare i cittadini di Panem ed attentare alla vita del Presidente Snow, sempre più intenzionato a distruggerla. Le trappole mortali, i nemici e le scelte morali che aspettano Katniss la metteranno alla prova più di qualsiasi arena in cui abbia mai combattuto negli Hunger Games.

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Woman in Gold. Il rispetto per Maria Altman e per la memoria.

L’ebrea Maria Altmann (Helen Mirren), ormai anziana, decide dopo molto tempo di intraprendere una battaglia legale per ottenere quei beni, sottratti illecitamente anni prima, alla propria famiglia
dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale

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La realtà filtrata in Carol

Carol, il nuovo film di Todd Haynes, regista simbolo del New Queer Cinema, è stato presentato in concorso a Cannes 2015. La storia è tratta dal romanzo di Patricia Highsmith, pubblicato per la prima volta con uno pseudonimo nel 1952 con il titolo di The Price of Salt, il cui adattamento è stato scritto dalla sceneggiatrice Phyllis Nagy.

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The Martian

Durante una tempesta dalle proporzioni catastrofiche la squadra della missione spaziale Ares 3 è costretta ad abortire le operazioni e ad abbandonare Marte in fretta e furia. A causa di un imprevisto, l’astronauta Mark Watney rimane indietro, viene colpito da un detrito spaziale e viene abbandonato, creduto morto, sul pianeta. Mark è però, contro ogni previsione, ancora vivo ed è dunque costretto ad impegnare le sue capacità di botanico ed i suoi talenti da uomo dalle mille risorse nel tentativo di sopravvivere sul pianeta il più a lungo possibile. Nel frattempo, sulla Terra, scienziati di tutto il mondo cercano un modo per farlo tornare a casa, mentre i suoi compagni di squadra, ancora in viaggio verso il nostro pianeta, si imbarcano in un’impresa suicida nel tentativo di tornare sul pianeta per salvare il loro compagno.

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Inside Out: Quando La Pixar Diventò Adulta

Il Centro di Controllo delle mente di Riley, una ragazzina di 11 anni, è localizzato nel Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono al lavoro, guidate dalla simpatica ed ottimista Gioia la cui missione è garantire la felicità di Riley. Paura garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia assicura il senso di equità e giustizia e Disgusto impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo, ma del resto non è chiaro neanche agli altri. Quando Riley si trasferisce con la sua famiglia in una nuova città, le Emozioni dentro di lei si mettono subito al lavoro, desiderose di guidarla attraverso la difficile transizione. Tuttavia, quando Gioia e Tristezza finiscono inavvertitamente in un angolo remoto della sua mente, portando con sé alcuni dei suoi ricordi più intensi, Paura, Rabbia e Disgusto si trovano a dover prendere il controllo e Riley è costretta ad affrontare la vita di tutti i giorni senza l’aiuto di due delle sue Emozioni principali, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

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Stop The Pounding Heart

La nostra storia parte da qui, parte da un genere che dall’uscita di Fahrenheit ha provato in un modo o nell’altro a raccogliere i propri pezzi e a ritrovare una propria unità e da un uomo, Roberto Minervini, che due anni fa, nel 2013, non solo riesce a ricostruire il genere documentario e a restituirgli una sua propria dignità ma anche a riformarlo dall’interno, arrivando a creare una sorta di genere ibrido che ha tutti i pregi del documentario e non deve sottostare a quei pilastri/ostacoli di cui abbiamo parlato finora. La nostra storia, la storia di Stop The Pounding Heart parte da qui.

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A Most Violent Year

Tre momenti diversi, di tre film non così diversi come potrebbe sembrare ad una prima occhiata. Partiamo da qui e vediamo dove arriviamo. 1983, le sale cinematografiche americane vengono invase dallo Scarface di Di Palma. Non ci interessa soffermarci sul film nella sua totalità, ma solo su una delle sue sequenze, quella che probabilmente risulta essere la più utile per il discorso che stiamo per affrontare. Siamo grossomodo alla metà del secondo atto, Tony Montana, dopo essersi liberato del rivale Lopez, inizia la sua ascesa del sottobosco criminale di Miami. Il compito di sottolineare l’acquisizione di un potere e di una ricchezza sempre crescente da parte dell’ex esule cubano spetta ad un montaggio che unisce diverse scene unite dal comun denominatore dato dalla disinvoltura con cui Montana ed i suoi muovono di volta in volta i grandi quantitativi di denaro derivati dal traffico di droga. Questa sequenze è quasi completamente muta, e tuttavia ogni appassionato ce l’ha ben presente nei propri ricordi perché a farle da sottofondo c’è Push It To The Limit, un pezzo di Giorgio Moroder che è anche il primo tassello nel nostro percorso verso il senso profondo di A Most Violent Year. La “morale”, potremmo chiamarla così, alla base della canzone scritta da Moroder consiste in un invito a lasciarsi andare, a sfidarsi e a sfidare, a sfondare i limiti che ci si era dati in un primo momento o che la stessa società ci aveva imposto, in un continuo, edonistico e ottimistico miglioramento di sé e del proprio rapporto con il mondo che ci circonda. 1984, nelle sale ora c’è Rocky IV, il Rocky più politico della saga (se mai si possa definire un film di Rocky realmente politico), quello con Ivan Drago che uccide Apollo Creed, quello con Rocky che si allena spaccando legna quasi a mani nude in Russia. Anche qui, non ci interessa parlare del film, ci interessa solo notare l’utilizzo che il film fa di un brano della soundtrack. Il perno della colonna sonora di Rocky IV è No Easy Way Out di Robert Tepper, una sorta di inno hard-rock alla necessità di combattere, di affrontare le avversità, di non tirarsi indietro di fronte agli ostacoli, un pezzo, in sostanza, che potrebbe funzionare benissimo anche come commento morale alla stessa saga di Rocky. Terzo film, terzo spunto di riflessione: è il 1985, è l’anno di Beverly Hills Cop, è il momento storico in cui il pubblico americano fa conoscenza per la prima volta con il poliziotto sboccato Axel Foley. Ripensiamo per un attimo ai titoli di testa del film: i nomi delle maestranze e dei tecnici che hanno realizzato la pellicola scorrono su una cornice di immagini della vita cittadina di Detroit, in cui si susseguono comuni americani, negozianti, artigiani, bambini, neri dei quartieri popolari, ciascuno di essi colto nella propria autenticità, ciascuno di essi protagonista di questa sorta di breve documentario dedicato al lato più autentico della città. A fare da sottofondo alla sequenza, questo è il dettaglio che ci interessa maggiormente, c’è The Heat Is On di Glenn Frey, un pezzo veloce, vivace, carico, direbbero alcuni, e che soprattutto contribuisce ad ammantare le immagini della vita quotidiana della Detroit popolare di una dignità ed originalità tutta nuova. Tre sequenze, tre film, tre canzoni che in un modo o nell’altro ciascuno di noi ricorda, che, possiamo dirlo senza problemi, sono entrate nell’inconscio collettivo, o meglio, nella cultura pop non soltanto nostra ma, anche e soprattutto, di coloro che entrarono per la prima volta in contatto con questi prodotti negli anni ’80. Il secondo tassello del nostro cammino è proprio qui, è in una sola, singola domanda: cos’è la cultura pop?

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ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Le trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Jane Austen riscuotono sempre gran favore affascinando il pubblico di tutte le età. Questo fa si che le produzioni inglesi impieghino tutte le loro forze per affiancare alle parole della scrittrice, cast con budget stellari, sceneggiature impeccabili, registi affermati e meravigliose colonne sonore. Una delle trasposizioni meglio riuscite degli ultimi anni è quella di Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright, 2005. Tra gli elementi di successo del film c’è sicuramente la colonna sonora, che ricevette anche la nomination agli Oscar, curata dal compositore italiano Dario Marianelli, il quale vinse la statuetta due anni dopo, sempre grazie allo stesso regista, con il film Espiazione.

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Piccole donne…comandano

Questi giorni riflettevo sulle serie tv che ho seguito e sto seguendo da più di cinque anni a questa parte: le storie, gli intrighi, i personaggi principali e le loro caratteristiche.
Tolte le poche in cui la presenza maschile la fa da padrona, nelle altre ho notato la preponderanza del protagonismo femminile, una scelta forse compiuta inconsciamente da parte mia, ma che, in alcuni casi, era assolutamente slegata dal fatto che chi teneva le redini del gioco fosse una donna.

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Vulcano (Ixcanul)

Maria è una ragazza maya di 17 anni che vive e lavora con i suoi genitore in una piantagione di caffè alle pendici di un vulcano attivo, in Guatemala. Nonostante sogni di andare nella “grande città”, la sua condizione non le permette di cambiare il proprio destino: a breve la aspetta un matrimonio combinato con Ignacio, il supervisore della piantagione.
L’unica via d’uscita si chiama Pepe, un giovane raccoglitore di caffè che vorrebbe andare negli Stati Uniti: Maria lo seduce per poter fuggire insieme a lui, ma dopo promesse e incontri clandestini, Pepe se ne va e la abbandona incinta. Più tardi, il morso di un serpente la costringerà a raggiungere quel “mondo moderno” che ha sognato così tanto, e che le salverà la vita. Ma a che prezzo?

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C’era una volta… Il racconto dei racconti.

Tre favole ambientate in altrettanti regni. La regina di Selvascura (S. Hayek), disperata per via della sua sterilità, riesce a diventare madre, consigliata da un negromante, grazie al cuore pulsante di un drago albino (ottenuto a caro prezzo), cotto dalle sole mani di una popolana vergine. Crescendo, il principe Elias stringe un legame sempre più indissolubile con l’amico/gemello Jonah (figlio della vergine, frutto della medesima magia che ha reso gravida la regina); la donna farà di tutto per dividerli, poiché morbosamente gelosa di quel figlio tanto desiderato. Il libertino re di Roccaforte (V. Cassel) ode una voce deliziosa provenire da una casa sotto le mura del castello e, immaginando si tratti di una bellissima giovane, le chiede invano di mostrarsi e di concedersi a lui, senza sapere, che dietro quella porta si celano due decrepite vecchie sorelle, l’ingenua Imma e la scaltra Dora. Quest’ultima cerca di sfruttare la situazione con conseguenze nefaste. Un giorno il re di Altomonte (T. Jones) cattura una pulce, che nutre e accudisce come fosse un animale domestico fino a farla diventare gigantesca, trascurando l’amata figlia Viola (la rivelazione Bebe Cave), che, una volta cresciuta, sogna di potersi sposare e lasciare il castello paterno. Per tenere la ragazza con sé il re pone un quesito, secondo lui impossibile da risolvere, a tutti i pretendenti; ma a spuntarla sarà un mostruoso orco.

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Boogie Nights: L’Utopia Secondo Paul Thomas Anderson

Pochi se ne accorgono dopo la prima visione, ma allo spettatore più intraprendente occorre in fondo poco per capire che Boogie Nights non è altro che il racconto, in due ore e mezza circa, di due utopie che, poste su piani diversi, arrivano fino al punto di interagire e di influenzarsi tra loro. La prima utopia è anche quella più semplice da rintracciare, perché è il vero e proprio motore narrativo della storia. Jack Horner, carismatico e rispettato regista pornografico, lavora da anni per distruggere e ridefinire da zero l’idea stessa che del genere porno hanno i benpensanti attorno a lui. Per Horner, vero e proprio teorico del cinema a luci rosse, il genere pornografico è morto ufficialmente alla fine di quegli anni ’70 in cui vive ed opera (e da cui ha inizio la vicenda raccontata nella pellicola di Anderson): oramai, registi, produttori, attori del settore, lavorano per creare un prodotto effimero, destinato a chi voglia ottenere un piacere sessuale veloce, furtivo e momentaneo e che dunque esaurisce la sua ragione di esistere appena svanisce l’effetto eccitante conseguente alla pratica masturbatoria dello spettatore. L’amara considerazione di Jack, che egli matura dopo aver analizzato e per certi versi subito questa situazione è che nell’industria del prono non c’è arte, non c’è profondità, non ci sono trame degne di essere raccontate, storie che catturino l’attenzione degli spettatori e che suscitino in loro emozioni che durino ben oltre il momento del piacere sessuale.

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Feminist, a person who believe in social, economic, politic equality of sexes. Cambiamo questo mondo maschilista

Le nomination agli Oscar mi hanno lasciato perplessa. 87 anni di non progressi. Sono rimasta perplessa dal fatto che Ava Duvernay non sia stata nominata come miglior regista. Chi segue la mia rubrica avrà notato una mia propensione a scrivere articoli sul race problem, ma ora mettiamo da parte la race question, voglio fare un discorso o meglio voglio soffermare l’attenzione sul fatto che a parte le attrici, l’unica regista donna, a vincere il premio in 87 anni sia stata Kathrine Bigelow nel 2010.

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Gone Girl – L’amore sotto i riflettori

Che David Fincher si diverta, nei suoi film, a sperimentare e a giocare con la psicologia dei personaggi, è cosa certa. Lo abbiamo imparato con Seven (1995), Fight Club (1999), Zodiac (2007) e un’ulteriore conferma arriva adesso con il suo ultimo lavoro Gone Girl, adattamento dell’omonimo libro pubblicato da Gillian Flynn nel 2012.

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Dal vinile alla pellicola. Musicarelli, breve storia di un genere

Musica e immagine: un binomio oggi fin troppo usurato; passaggi televisivi, fotografie pensate nel dettaglio e videoclip sono tutti espedienti attraverso i quali il marketing musicale costruisce e rafforza la popolarità di un artista. Il videoclip in particolare, almeno presso i giovani, rappresenta uno dei veicoli principali attraverso il quale diffondere un successo discografico.

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Prova d’orchestra. La Rivoluzione Silenziosa di Federico Fellini

Nel Marzo del 1970 il maestro della spoken word Gil Scott-Heron, voce della controcultura americana di quegli anni e profeta del popolo nero che sta cercando di far sentire la sua voce nell’America WASP, è in un night club di New York per una delle classiche serate a microfono aperto del Giovedì in cui musicisti ed intellettuali vanno in scena per farsi conoscere e per trovare la loro dimensione nel contesto culturale cittadino.

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Sguardi di Italia: cent’anni di Monicelli

“Posso capire il suo gesto. Era una persona che non poteva tollerare l’idea di dover dipendere da qualcuno”. Così ammetteva tristemente Dino de Laurentiis il 29 Novembre del 2010, in seguito alla morte di Mario Monicelli il quale, ridotto alla cecità e gravato da un cancro alla prostata in fase terminale, decise di lanciarsi dal quinto piano del reparto di urologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma, ultimo atto di libertà di un artista legato in modo indissolubile a quella fabbrica di sogni che è il cinema. Proprio quest’anno ricorre il centesimo anniversario della sua nascita.

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Il meglio del peggio: i disturbing movies.

Cari lettori, l’articolo che vi propongo stavolta nasce non tanto da una precipua volontà di trattare questo difficile argomento, ma da un film, che ha scatenato nella mia mente pensieri che hanno avuto un effetto domino, portandomi fino all’estremo e morboso desiderio di comprendere ciò che profondamente disgusta l’uomo. Questa estate ho avuto l’occasione di vedere l’ultimo film di Lars Von Trier in una circostanza privilegiata. Per me è stata la primissima visione di Nymph()maniac, opera in due volumi, accompagnata dalla presenza del cast in sala, che ha contribuito a rendere lo spettacolo particolarmente intenso e in qualche modo sacrale.

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Per sempre uguali: The Simpson

Si parla talmente tanto di tutto che, spesso, risulta difficile trovare un argomento nuovo o del quale nessuno abbia mai scritto.

Ecco, mentre mi arrovellavo pensando a cosa avrei potuto proporre questo mese mi sono trovata a guardare I Simpson, così, tanto per tenermi compagnia mentre sparecchiavo la tavola. Guardavo e distoglievo la mia attenzione, atteggiamento tipico dell’utente medio che fa anche altro mentre il flusso televisivo “scorre”, finché non mi ha colpito vedere uno dei personaggi maneggiare uno smartphone! Era davvero tanto che non guardavo I Simpson e probabilmente mi ero persa qualcosa: la loro evoluzione.

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In Time – Quando il tempo è “denaro”

Nel 2011 Andrew Niccol, ormai affermato nel panorama cinematografico con film come Gattaca (1997), S1m0ne (2002) e The Lord of War (2005), torna con una nuova pellicola che rende tangibile ed effettiva quella che comunemente chiamiamo “corsa contro il tempo”.

In Time è senza dubbio un film tanto accattivante ed interessante quanto complesso, che sembra voler puntare il dito contro una concezione sociologia di un modo di vivere la vita legando quest’ultima al denaro: il denaro si trasforma metaforicamente in tempo, un tempo che è vita.

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TRAILER MON AMOUR! Prossimamente nella sale “la potenza del trailer”.

Il momento dell’uscita di un trailer molto spesso e soprattutto recentemente, ha quasi la stessa importanza dell’uscita del film che pubblicizza. Quante volte ci siamo ritrovati nel buio della sala ad attendere di vedere il trailer del film che tanto attendiamo? O i sospiri di gioia nel vederlo? Considerati come una nuova forma d’arte, ne ripercorriamo qui la storia e l’evoluzione.

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So Sexy, So Vampire

È il 1897 quando Bram Stoker pubblica il romanzo gotico sul vampiro Dracula, ispirato alla figura del principe rumeno Vlad III, dominatore della Valacchia famoso per la sua abitudine di impalare i nemici e intorno al quale si svilupparono leggende orrifiche date alcune sue abitudini discutibili, come quella di bere il sangue degli sconfitti. Il filone letterario comprendente le innumerevoli opere letterarie dedicate ai vampiri nell’ultimo secolo, è stato fonte di ispirazione prima del cinema e poi della tv.

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Il ritorno della bestia

Fiabe rivisitate, fiabe cambiate, principesse indifese che si trasformano in combattenti, bambine che diventano giovani donne ammiccanti.
Il cinema, come l’arte in generale, è anche questo: ri-creazione e manipolazione di materiale preesistente, ricollocazione temporale e nuove ambientazioni che modificano necessariamente l’approccio alla storia originale e il suo senso.

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The eternal sunshine of the spotless mind

I versi della poesia di Pope aprono una delle scene più belle della storia del cinema, ma a causa di una terribile traduzione del titolo in italiano, purtroppo non tutti riescono a collegare i versi del poeta all’interno del panorama cinematografico. Il film in questione è The eternal sunshine of the spotless mind diretto da Michel Gondry, 2005, in Italiano Se mi lasci ti cancello.

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Bamboozled: il genio di Spike tra satira e televisione.

Attraverso le prime scene, immagini, già si capisce qual’è il tema del film, di che genere; e ancora una volta Spike punta il dito, sempre verso la società, ma non in generale, verso lo spettatore televisivo, cinematografico, radiofonico. Delacroix, guardando in macchina, quindi rivolgendosi allo spettatore, lo dice chiaramente: lo spettatore, molto diverso a quello di vent’anni fa quando internet non era diventato così pregnante nella vita di tutti noi, ha smesso di guardare la televisione per entrare nel mondo dell’interattività; l’audience diminuisce, la persone abbandonano il piccolo schermo.

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Fight Club: una storia dello sguardo

Visto lo scalpore creato da Gone Girl al Festival del Cinema di Roma, mi sento in dovere di dedicare l’episodio mensile della mia rubrica a David Fincher, proponendo un focus specifico su Fight Club, suo film più noto, spesso scalzato dal cassetto culturale del cinema “alto” a causa dell’insensata mitizzazione generazionale che l’ha eletto, in un quindicennio, a feticcio mainstream.

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Dracula Untold

Il film, diretto da Gary Shore e prodotto dalla Universal Picture, ripercorre la nascita del personaggio leggendario di cui ne ha scritto Bram Stoker. Il conte Vlad III di Valacchia, che nel film è invece principe romeno, è interpretato da Luke Evans: nel pieno coinvolgimento della guerra contro i turchi, il principe Vlad, constatata la netta superiorità dei nemici, stringe una sorta di patto con il “diavolo” per proteggere la sua famiglia e il suo regno dalla minaccia turca; tale patto lo porta a diventare Dracula.

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Rinascita di un genere tutto italiano

Il cinema si iscrive in quella sfera d’oggetti culturali capaci di definire una particolare identità sociale, esso si esprime coadiuvando arti e intelletti disparati in una forma che richiede d’essere un cult, e in cui ci si possa rispecchiare, dalla quale trarre esperienza ed emozione. La cinematografia è l’espressione di una visione condivisa e originale, in cui anche il più astratto dei prodotti ha un suo riferimento nella realtà da cui è generato.

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Made of limestone

Quando giorni fa pensavo al film da trattare in questo numero, mi sono resa conto che in mente avevo altro, non riuscivo a scegliere un film a causa di un documentario che mi era entrato in testa e non riuscivo a liberarmene, per due motivi in particolare: da un lato perché a pochi giorni prima della mia partenza per l’Inghilterra, mi aveva indotta ad una serie di riflessioni sulla mia terra e su ciò che stavo lasciando; dall’altro perché l’ho trovato semplicemente e sinceramente bello.

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You Will Never Forget This Night

Partiamo da lontano. Hai sedici anni, sai suonare quei tre accordi in croce con la tua Fender che ti permettono di essere convinto di avere le basi dello strumento e decidi di mettere su un gruppo con i tuoi amici di sempre. Sala prove nel garage di tuo nonno poco fuori città, batteria in quattro quarti, basso zoppo, chitarra che arranca nel tentativo di tirare giù delle primordiali scale, voce emozionata ma sicura di quello che fa.

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Dido: la dote di una ragazza mulatta cresciuta in ricchezza.

Belle, la Ragazza del dipinto, non è una qualsiasi donna del 1779 bensì una ragazza mulatta. La regista inglese Amma Asante, al suo secondo lungometraggio, decide di dirigere un film in costume, storico e biografico. Dopo aver visto il ritratto speditole dal produttore stesso del film (Damian Jones) la regista è venuta a conoscenza della storia che questo dipinto nascondeva.

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La rappresentazione del problema sociale oggi: Fruitvale Station.

Fruitvale Station è un film del 2013 del regista indipendente Ryan Coogler; tratta della storia vera di Oscar Grant, un giovane ragazzo afroamericano di 22 anni di San Francisco, che la mattina del 31 dicembre 2008 si prepara a festeggiare sia il compleanno della madre che il Capodanno. Ed è proprio quando esce con gli amici per andare a festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo, viene ucciso da un agente di polizia, nonostante Ryan non fosse armato.

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Eva. Passato, presente e futuro.

Cercando di studiare la relazione tra la spettatrice e il film di fantascienza, mi sono interrogata e concentrata sui film che presentano figure maschili che procreano (i vari scienziati che creano la vita), figure femminili mostruose (la Madre di Alien), l’assenza totale della figura femminile, ma anche in giovani figlie femmine Un film che ha destato il mio interesse è stato Eva.

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Gli attori “catturati”

Quando oggi si parla di attori e pratica attoriale, non si può prescindere dal considerare la tecnica della Motion Capture nel panorama digitale del XXI secolo, il «processo con cui si cattura il movimento di un attore per metterlo su un personaggio virtuale», che in ambito cinematografico ha il compito di tradurre su un avatar tutto un set di informazioni proprie del corpo dell’attore.

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Attori nel flusso

La situazione del divismo cinematografico attuale è stato il risultato di un progressivo cambiamento della percezione spettatoriale dell’immagine, causato senza dubbi dall’avvento della televisione. Dai divi classici ai divi della televisione, dalla celebrità da venerare a quella da consumare. Sarebbe però riduttivo considerare la perdita di importanza dell’attore hollywoodiano solo come il risultato di una sorta di spartizione della notorietà con altri personaggi di spicco generati dalla cultura di massa. All’inizio ciò che contraddistingue i personaggi, non gli attori, del cinema da quelli della televisione (si prendano in considerazione i prodotti seriali) è la mancanza di un vero scavo psicologico e la troppa prevedibilità delle azioni di quest’ultimi, ma nel XXI secolo ormai sembra non esistere più una netta separazione tra i caratteri creati per il grande schermo e quelli per il piccolo.

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The Iron Lady. La fragilità del ferro.

A un anno e quattro mesi dalla scomparsa di Margaret Thatcher, vi propongo il film che presenta The Iron Lady nella sua vita politica e privata. Tutt’ora unica donna ad aver ricoperto la carica di Primo Ministro del Regno Unito (dal 1979 al 1990), è nota per la sua politica ultraconservatrice e per le scelte controverse in campo nazionale e internazionale; al suo nome è riferita l’”era thatcheriana”, caratterizzata da una politica di fusione tra il conservatorismo e il liberismo. Un leader di forte impatto, capace di fronteggiare politici che non vedono in una donna del Grantham (cittadina della contea del Lincolnshire), figlia di un droghiere, l’immagine di un primo ministro che invece andrà a scrivere la storia della politica inglese e mondiale.

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Lo studio Ghibli

Come accade per ogni cultura, da sempre e in qualsiasi luogo del mondo esistono dei “Medium” che si fanno portavoce della stessa. Cosi come il cinema dello star system americano o la pittura nella società europea del rinascimento ognuno di questi mezzi di comunicazioni ha solide radici nell’animo umano, ripercuotendosi ognuno in quello che definiremo status culturale di un paese.

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Evoluzione del Musical nel ’68

Gli anni Sessanta sono stati il regno del film musical, sulla stregua delle due decadi precedenti. Tutto il mondo era asservito al fascino che musica, danza e cinema avevano nel fondersi in un’unica confezione. L’evoluzione del genere avvenne gradualmente, e spesso fu causata in special modo dai gusti stessi del pubblico che, in certi casi anche in maniera repentina, sono cambiati di volta in volta nel corso degli anni.

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Ricordando Marlon Brando: l’ultimo tango, il cinema e la liberazione

A dieci anni dalla morte di Marlon Brando, si continua a constatare la sua assoluta, straripante grandezza, a innalzare il suo nome allo status di nume tutelare della settima arte. Senza spendere troppe parole sulla carriera del divo, che non farebbero altro che aggiungersi al traboccante fiume di striminzite biografie che circola in rete, ho deciso di omaggiarlo, parlando a ruota libera di uno dei film che lo ha visto protagonista.

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C’era una volta una bellissima strega cattiva

«C’era una volta una bellissima strega cattiva», oggi, potrebbe essere l’incipit di un nuovo modo, tutto moderno, di raccontare una fiaba.

Lo dicono le serie TV, con la carrellata di esseri soprannaturali ultra-dotati fisicamente, ma ce lo dice in maniera ancora più chiara il cinema, in cui attrici sempre più seducenti e affascinanti si alternano nell’interpretazione delle cattive per antonomasia di quelle storie che ci hanno accompagnati fin da bambini.

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Stivali e Statuette

Cimentarsi nello scrivere un pezzo per una rubrica chiamata “storia del cinema”, non è impresa semplice. Perciò ho pensato di chiarirmi le idee riflettendo su cosa, di preciso, mi è stato chiesto di fare: scrivere “un pezzo di storia del cinema”, bene, sono sulla strada giusta. “Un pezzo” deve essere qualcosa di limitato, già questo concetto può venirmi incontro per trovare una forma adatta, quindi…meglio se scrivo: un pezzo di storia italiana

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Pinocchio e gli uomini meccanici contemporanei

Nella mia tesi di laurea Generazioni cyborg nel cinema di fantascienza, ho cercato di mostrare come i robot avessero un ruolo centrale nella costruzione della famiglia nucleare tradizionale (padre-madre-figlio per intenderci). Dopo aver passato in rassegna una serie di film a partire da Der Golem, mi proposi di giungere al cinema di fantascienza contemporaneo. Da qui ho preso in analisi due film in particolare: Bicentennial Man di Chris Columbus del 1999, basato sull’omonimo racconto di Isaac Asimov e sul romanzo Robot NDR-113 e A.I. – Artificial Intelligence di Steven Spielbger tratto anch’esso da un romanzo di Asimov.

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Schiavitù a confronto

Nel 2013 è uscito un film sul tema della schiavitù, 12 Years a Slave, diretto dal regista nero britannico Steve McQueen. Il film narra la vera storia di Solomon Northrup, un nero nato libero, durante gli anni della schiavitù, il quale erroneamente subisce la barbarie e le ingiustizie della schiavitù per 12 anni, per poi ritornare libero. In questi anni inizialmente cerca un modo per essere liberato, fino a che non si arrende, anche su consiglio degli altri schiavi, e decide di sopravvivere.

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Il fascino dello schermo

Il rapporto spettatore e grande schermo, il fascino e la seduzione che il personaggio di celluloide esercita sull’individuo seduto nella sala scura, è un tema che oltre ad essere stato ampiamente affrontato dalla psicoanalisi ha trovato terreno fertile nella sperimentazione registica.

Il caso proposto è quello di La rosa purpurea del Cairo (The Purple Rose of Cairo) film del regista Woody Allen realizzato nel 1985.

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Tra Domestic melodrama e Tragic mulatto: Imitation of Life.

Del 1934, Imitation of Life sulla regia di Stahl, tratta uno dei più antichi dilemmi razziali in America, il voler attraversare la linea del colore, dal nero al bianco, sviluppato largamente a causa dell’interesse da parte dei neri.

Una vedova bianca e la sua cuoca afroamericana, commerciano un eccellente miscela per creare buonissimi pancake e diventano ricche, una situazione in cui la macchina da presa si intromette ordinatamente con uno zoom, da Atlantic City luogo deputato di Delilah, fin sotto le luci del Boardwalk, dove Peola, la figlia dalla pelle chiara, mulatta, che grida: I’m not black. Tristemente il conflitto viene spezzato dal bisogno di Louise Beavers di essere amorosa, amabile.

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Visual Poetry

Baz Luhrmann è il regista che rende in immagini spettacolari le sue intenzioni altrettanto spettacolari. Ci ha abituati a un certo tipo di immagini e insegnato, cinematograficamente parlando, da Romeo + Giulietta a Moulin Rouge, che non esistono limiti all’immaginazione: quello che si manifesta nella sua testa deve essere concretizzato, rende tutto possibile. Il Grande Gatsby proprio a causa della ricchezza delle immagini, della loro “pienezza”, nel 2013 fu accolto gelidamente all’apertura del festival di Cannes.

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Lotte. Dinamiche di intersezione tra “genere” e “razza” attraverso il triangolo affettivo di una “piccola soldatessa”.

Il materiale filmico è uno strumento diretto ed efficace per arrivare a comprendere l’evoluzione dei concetti di genere, razza e sessualità come categorie di analisi sociale: esso è, quindi, utile per poter mettere in discussione con maggior consapevolezza quella chiave di interpretazione del mondo che si affida al “determinismo biologico”. Mascolinità/femminilità, razza e classe in quest’ottica deterministica si propongono di spiegare il “sociale” attraverso il “naturale”, creando rapporti associativi tra i comportamenti culturali, sociali, psicologici e i

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Bat-Evoluzione cinematografica del costume del supereroe

Gran parte del fascino che il personaggio cinematografico di Batman opera sullo spettatore probabilmente non è tanto quello di essere un super-eroe, ma un uomo più o meno ordinario (se non per il fatto di essere estremamente ricco e facoltoso) che fa cose straordinarie. Tanto si è detto sul suo personaggio e sui film a lui dedicati, vorrei soffermarmi in questa sede quindi su un aspetto che trovo interessante: l’evoluzione del suo costume nelle tre versioni cinematografiche.

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Callas Forever: Tra finzione e realtà. La fittizia fine della Divina.

Il film racconta e inventa gli ultimi 3 mesi di vita di Maria Callas, sintetizzando in un breve lasso di tempo la sua intera vita o quasi, utilizzando piccoli espedienti narrativi per richiamare alla memoria i fatti avvenuti in essa. In maniera ordinata si racconta e sintetizza, come in una lunga ed estesa metafora, la vita della diva, la sua voce, la melodrammatica sequenza degli avvenimenti che ne hanno caratterizzato il successo e poi il declino. L’importanza della Callas nella vita di Zeffirelli è sempre stata resa pubblica dal regista, come possiamo leggere in una recente intervista:

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Generazione Bling Ring.

È il 2013 quando esce nelle sale Bling Ring, film diretto e sceneggiato da Sofia Coppola che, dopo Somewhere (2009), si cimenta per la seconda volta in una rappresentazione critica e disincantata del mondo di Hollywood. Se in Somewhere si concentra sulla storia di una star del cinema che rivaluta il suo modo di vivere – fino ad allora dissoluto e vizioso – quando è costretto a prendersi cura della figlia undicenne, in Bling Ring, basato su una storia vera, la regista racconta i colpi mandati a segno nel 2010 dalla più conosciuta banda criminale di Hollywood – denominata dai media proprio Bling Ring e composta da cinque giovani ragazzi della zona – a danno di alcune delle star maggiormente in vista del periodo, tra cui Paris Hilton, Orlando Bloom e Lindsay Lohan, sottraendo dalle loro abitazioni una quantità di beni di lusso del valore di circa 3 milioni di dollari.

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….per le “Cenerentole” contemporanee: Vivien, Amelia.

Ci sono film che penso possano essere visti in qualunque momento, visti e rivisti, perché in un modo o nell’altro ci commuovono, ci ispirano, toccano le corde della nostra essenza. Per quanto fossero per me suggestive le immagini di LotR, ho deciso oggi di parlarvi di Pretty Woman, un film che racchiude l’essenza dell’idea dell’amore degli anni ’90, un film diventato cult per qualunque ragazza, di qualunque età. Il film racchiude la perfetta storia d’amore, impacchettata come solo Hollywood sa fare, per la generazione dei nostri genitori, storia archetipica che ripropone ancora una volta il tema del principe azzurro che salva la principessa dalla torre.

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Melvin Van Peebles: Sweet Sweetback’s Bad Ass Song (1971)

Sweet Sweetback’s Bad Ass Song è il titolo del film di esordio alla regia americana di Melvin Van Peebles. Personalità poliedrica e poliglotta, è pittore, sceneggiatore, attore, romanziere, regista, giornalista, musicista, autore di teatro e fumetti, saggista finanziario, produttore. Inizialmente vive in Messico e in Francia dove debutta alla regia con La Permission1 del 1967, in concorso al festival di San Francisco in cui compete e vince in rappresentanza della Francia. Grazie a questo film Van Peebles riceve il via libera da Hollywood per la regia di Watermelon Man (1970) ma nonostante la collaborazione con una Major, la Columbia, il film non decolla e cosi decide di far da sé per il prossimo progetto. I neri avevano bisogno e volevano un eroe nero con una forza tale da poter spingere al cambiamento.

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Lo Star System post-hollywoodiano

Una volta Hollywood era la fabbrica delle stelle, una fucina che sceglieva e modellava attori e attrici affinché incarnassero i desideri irrealizzabili degli uomini comuni. Nacque così il culto dei divi che prosperò ancora di più quando, da esseri lontani e inarrivabili, essi furono rivestiti di un’umanità speciale toccando l’apice della devozione degli spettatori che si riflettevano effettivamente nei disagi dei personaggi che il sistema faceva in modo che interpretassero.

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La nascita della “nuova donna”

Oxford di vernice nera, brachette, marsina, panciotto di piquè, camicia bianca, papillon, cappello a cilindro in capo e bastone in mano. La perfetta descrizione estetica di un borghese degli anni Trenta, in una società che conosceva bene la differenza tra le classi sociali ed ogni tipo di richiamo a convenzioni. Ma se alla dettagliata (ma non troppo) descrizione di prima, aggiungessi l’azione elegante di una mano che porta alla bocca una sigaretta con tanto di bocchino in avorio? C’è poco da dire. Stupiamoci se non a tutti si è illuminata d’innanzi agli occhi la figura ben distinguibile di Marlene Dietrich. Regina dello smoking e indiscussa figura per eccellenza della femme fatale. Una carriera iniziata negli anni ’20, nell’atmosfera irrequieta e creativa della Germania della Repubblica di Weimar, dove calca i palcoscenici dei teatri berlinesi e ottiene piccoli parti in film muti, fino a raggiungere il successo con L’angelo azzurro, primo film sonoro del cinema tedesco.

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La nascita del cinema

Pensare alla storia fa sempre un pò paura anche quando si tratta di storia del cinema. Chiunque è soggetto alla ricezione di immagini in movimento anche se di tipo differente. Per quanta poca familiarità si abbia col mezzo cinematografico è inevitabile ormai conoscere e comprendere il suo linguaggio, nessuno si trova infatti in difficoltà a dare significato alle immagini in movimento legate tra loro dal montaggio. Questo dipende dal lungo retaggio e dal bombardamento di immagini caratterizzanti la nostra epoca. Il cinema contemporaneo non dimentica la lunga tradizione della storia del cinema e vedremo come con tre film in particolare, quanto si riflette oggi sulla tradizione dello spettacolo e sul cinematografo.

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12 Years a Slave. Schiavitù, Olocausto e crimini contro l’umanità

Attorno all’ultima pellicola di Steve McQueen 12 Years a Slave (2013) si è ormai scritto e discusso a lungo. C’è chi ha considerato il film come una grossa operazione commerciale; chi lo ha innalzato a ennesimo capolavoro del regista britannico; chi lo ha invece frettolosamente liquidato sostenendo il fatto che il talentuoso McQueen stia già scialbamente perdendo la potenza e la novità dimostrata appena sei anni fa, in occasione dell’uscita di Hunger (2008). Comunque la si voglia considerare, da quando è approdato al cinema, McQueen ha inevitabilmente diviso. Tra estimatori e detrattori.

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Altre vite, altri personaggi.

A sei anni dalla presentazione al 61° Festival di Cannes e a quattro mesi dalla tragica scomparsa di Philip Seymour Hoffman, è giunta la tanto anelata notizia dell’uscita nei cinema italiani di Synecdoche, New York (id., 2008), folgorante esordio alla regia di Charlie Kaufman, che già con le celebrali e deliranti sceneggiature per Spike Jonze e Michel Gondry era stato in grado di elaborare un proprio personalissimo universo filmico, sospeso in un miracoloso equilibrio tra sfrenata visione e minuzioso psicologismo, densità onirica e poesia del quotidiano.

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The Butler: everything you have, is because of that butler.

Il film inizia nel 2009, con un anziano Cecil Gaines che si trova all’interno della Casa Bianca, in attesa di incontrare il presidente Barack Obama, appena eletto; racconta la storia della sua vita. Gaines è cresciuto in una piantagione di cotone; nato nel 1926 a Macon, Georgia, da genitori mezzadri, schiavi. Un giorno, il proprietario della piantagione, Thomas Westfall, stupra la madre di Cecil, Hattie Pearl. Il padre così affronta Westfall e viene ucciso con un colpo di pistola davanti a tutti gli schiavi che lavoravano nella piantagione compreso suo figlio, il quale, successivamente, viene accolto in casa da Annabeth Westfall, custode della tenuta, come negro di casa.

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Espiazione: le immagini di un racconto scritto.

Espiazione è un film di Joe Wright (regista inglese) del 2007 che ha aperto la “64ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia” dello stesso anno. Tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan è un film che, oltre ad avere una sceneggiatura profonda ed elaborata e un’ottima regia, presenta un particolare linguaggio di montaggio (Paul Tothill, montatore di tutti i film di J. Wright). Paul Tothill, cosi come il regista, è riuscito a centrare in pieno e riportare in video la complessità della storia e delle prospettive di tutti i personaggi a essa legati. Ambientato tra il 1935 e i giorni nostri, il film narra di come una bugia può rovinare le vite di persone collegate l’una all’altra, quasi come una reazione a catena, e dell’espiazione della bugia stessa da parte di Briony. Briony Tallis ha solo 13 anni e ha già una forte passione per la scrittura e una vivida immaginazione.

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