Il caso Spotlight. Come scrivere il perfetto film d’inchiesta.

Spotlight ricostruisce la vera storia di un team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2001 pubblicò un’inchiesta (600 articoli, premio Pulitzer nel 2003)

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Brooklyn – melting pot e melodramma

Brooklyn, il film di John Crowley distribuito da Fox Searchlight candidato a 3 premi Oscar tra cui Miglior Film, cerca di descrivere, attraverso la storia di Eilis Lacey (Saoirse Ronan), il panorama socio-culturale di una Brooklyn anni ’50. Adattamento del romanzo di Colm Toibin, Brooklyn narra la storia di Eilis Lacey, una giovane ragazza irlandese che ha subito il fascino dell’American dream, per cui ogni uomo (o donna) può costruirsi il proprio futuro.

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Academy Award For Best Director: Un Passo Indietro

In che modo l’Oscar alla Miglior Regia si è rapportato alla società Americana in ottantasette anni di storia? Proviamo a scoprirlo in questa cavalcata tra storia, glamour e politica.

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Oscar For Best Actress: Facciamo un passo indietro.

L’ Oscar ha sempre avuto il suo peso nello sviluppo della carriera cinematografica dell’interprete vincitore, che si trattasse di una

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Oscar Best foreign language film. Un passo indietro, magari in terra straniera.

Ammetto che parlare della categoria Miglior Film Straniero, o per essere più corretti Miglior film in lingua straniera (Academy Award for Best Foreign Language) non è semplicissimo. Il mio primo ricordo di questo Oscar in particolare è legato all’edizione del 1999. Come dimenticarla? Roberto Benigni saltellò di poltrona in poltrona per ricevere il Premio al Miglior film Straniero dalle mani di un’emozionata Sofia Loren, acceso d’entusiasmo come un bambino alle parole:“ And the Oscar goes to…Robertooooo!!!”. Questa nomination l’ho sempre vista come quella più imprevedibile, dove conta poco il premio a Cannes vinto l’anno prima, la polemica politica o le somiglianze vere o presunte con il miglior film in generale. La mia convinzione, ovviamente parziale, è che questo Oscar vada a premiare, non solo un film in quanto opera artistica, ma la sua intrinseca capacità di tratteggiare le qualità più folkloristiche, identitarie e antropologiche della nazione presentata, aspetti riconoscibili nello stile, nell’inquadramento storico prescelto nello script e persino nei cliché, di cui un regista (emergente o autore affermato) diviene designato portavoce nella notte delle stelle.

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Oscar For Best Supporting Actress: Un Passo Indietro

Continua la nostra retrospettiva sulla storia del premio Oscar per la migliore interpretazione da non protagonista, nella seconda parte ci spostiamo sull’altra metà del cielo, per capire in che modo il premio si è rapportato all’orizzonte femminile

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Oscar For Best Supporting Actor: Facciamo Un Passo Indietro

Ho sempre avuto la sensazione che gli Oscar al miglior attore ed attrice non protagonista fossero una sorta di pecora nera dell’Academy. Istituiti nel 1936, nove anni dopo la prima edizione della manifestazione sembrano essere, anche solo per questo, i primi premi per così dire minori della cerimonia. E’, in fondo, un riconoscimento destinato a tutti quegli attori che ricoprono un ruolo spesso da comprimario nel film (l’antagonista nei casi migliori, un personaggio minore o, più semplicemente, di contorno, di passaggio, nei peggiori) e potrebbe suonare, proprio per questo, come il più classico dei contentini (“Coraggio ragazzo…quest’anno hai vinto il campionato dilettanti, magari la prossima volta giocherai con gli adulti” sembra dire ogni statuetta all’orecchio del vincitore di turno) ma, banale dirlo, probabilmente questa doppia categoria è quella su cui si può chiacchierare di più. Tutta quella teoria che punta a voler restituire dignità a questo premio perché i premiati risultano, spesso, ben più convincenti degli attori protagonisti di turno è corretta, anzi, forse è il vero e proprio primo passo per comprendere che il puro atto di consegnare una statuetta d’oro nasconde in realtà molto più di ciò che appare in superficie. Il premio Oscar, soprattutto quello collegato a categorie minori, ha sempre funzionato come un radar utile a captare determinate tendenze, modi di sentire, derive della cultura popolare che le varie giurie che si sono avvicendate agli Academy hanno provato a concretizzare di volta in volta in un nome, in un vincitore che fosse, il più possibile, una sorta di “rappresentante” attivo dell’audience e che dunque incarnasse, con quel determinato ruolo (davanti o dietro la macchina da presa) per cui era stato premiato, le istanze di quella collettività che l’ha visto al lavoro e che ha riversato su di lui i suoi dubbi, le sue idee sulla contemporaneità, le sue istanze sulla società che la circonda. In questo senso, i due premi Oscar gemelli ai migliori attori e attrici non protagonisti non fanno eccezione e, anzi, come si diceva poco fa, ci troviamo di fronte a due delle categorie che, forse insieme solo ai premi alla miglior regia e al miglior film, davvero, ci fanno capire “dove va il cinema”. Davanti a noi c’è un iceberg con una piccola punta ed una superficie subacquea praticamente immensa, a noi, a questo punto, non rimane che scavare.

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Oscar Best Animated Feature: facciamo un passo indietro

Quest’anno a contendersi il premio Oscar come Miglior film d’animazione saranno ben cinque film: Anomalisa, Boy & the World, Inside Out, Shaun, vita da pecora – Il film e Quando c’era Marnie, tutti film molto diversi, chi per nazionalità, chi per stile, chi per tecnica (stop motion, disegno, computer grafica). Ma qual’è la storia dietro questo premio e soprattutto, cosa ne pensano addetti del settore e fan?

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Nomination Oscar 2016: The problem remains.

Anche quest’anno gli Academy non si sono smentiti, con tutte le produzioni Black durante il 2015, da Beast of No

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Star Wars Episodio VII: Il Risveglio Della Forza – La Straordinaria Bellezza Della Decadenza

J.J. Abrams è riuscito in un piccolo miracolo: vi spieghiamo perché The Force Awakens è forse uno dei film di fantascienza più belli degli ultimi quindici anni.

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La realtà filtrata in Carol

Carol, il nuovo film di Todd Haynes, regista simbolo del New Queer Cinema, è stato presentato in concorso a Cannes 2015. La storia è tratta dal romanzo di Patricia Highsmith, pubblicato per la prima volta con uno pseudonimo nel 1952 con il titolo di The Price of Salt, il cui adattamento è stato scritto dalla sceneggiatrice Phyllis Nagy.

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Mustang

Mustang è il nome di una razza di cavalli selvaggi tipici degli Stati Uniti, dal temperamento indomabile e focoso questi cavalli sono considerati simbolo di ribellione e libertà. “Mustang” è il titolo che la giovane regista turca Deniz Gamze Ergüven sceglie per il suo suo piccolo capolavoro candidato per la Francia ai premi oscar 2015.

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The Martian

Durante una tempesta dalle proporzioni catastrofiche la squadra della missione spaziale Ares 3 è costretta ad abortire le operazioni e ad abbandonare Marte in fretta e furia. A causa di un imprevisto, l’astronauta Mark Watney rimane indietro, viene colpito da un detrito spaziale e viene abbandonato, creduto morto, sul pianeta. Mark è però, contro ogni previsione, ancora vivo ed è dunque costretto ad impegnare le sue capacità di botanico ed i suoi talenti da uomo dalle mille risorse nel tentativo di sopravvivere sul pianeta il più a lungo possibile. Nel frattempo, sulla Terra, scienziati di tutto il mondo cercano un modo per farlo tornare a casa, mentre i suoi compagni di squadra, ancora in viaggio verso il nostro pianeta, si imbarcano in un’impresa suicida nel tentativo di tornare sul pianeta per salvare il loro compagno.

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Inside Out: Quando La Pixar Diventò Adulta

Il Centro di Controllo delle mente di Riley, una ragazzina di 11 anni, è localizzato nel Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono al lavoro, guidate dalla simpatica ed ottimista Gioia la cui missione è garantire la felicità di Riley. Paura garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia assicura il senso di equità e giustizia e Disgusto impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo, ma del resto non è chiaro neanche agli altri. Quando Riley si trasferisce con la sua famiglia in una nuova città, le Emozioni dentro di lei si mettono subito al lavoro, desiderose di guidarla attraverso la difficile transizione. Tuttavia, quando Gioia e Tristezza finiscono inavvertitamente in un angolo remoto della sua mente, portando con sé alcuni dei suoi ricordi più intensi, Paura, Rabbia e Disgusto si trovano a dover prendere il controllo e Riley è costretta ad affrontare la vita di tutti i giorni senza l’aiuto di due delle sue Emozioni principali, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

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Mad Max: Fury Road – Più coinvolgente che mai

Sono passati trent’anni da Mad Max oltre la sfera del tuono (1985), terzo ed utlimo capitolo della saga dedicata al personaggio di Max Rockatansky dopo Interceptor (1979) e Interceptor – Il guerriero della strada (1981), tutti diretti da George Miller e interpretati da Mel Gibson. Ultimo fino ad oggi, giorno dell’uscita nelle sale italiane di Mad Max: Fury Road, opera che si unisce alla trilogia di Miller con due nuovi elementi: Tom Hardy che dà un nuovo volto a Max, ma ancor di più una moderna tecnologia digitale che, mai come ora, permette ad una mente come quella del regista di sbizzarrirsi e riversarsi sullo schermo spingendo in avanti i limiti del cinema contemporaneo.

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Whiplash, il capolavoro di Damien Chazelle.

Candidato a 5 premi Oscar, Whiplash narra le avventure di Andrew (Miles Teller), un giovane ragazzo iscritto al primo anno della scuola Shaffer Conservatory di New York. Andrew suona la batteria e viene subito notato dal professor Fletcher (J.K. Simmons), un insegnante, despota, crudo, duro, il quale scopo è trovare il nuovo Charlie Parker. Così lo inserisce all’interno della sua orchestra.

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