IveliseCineFestival: ecco le nomination decretate dalla Giuria di Esperti

L’IveliseCineFestival è prodotto dal Teatro Ivelise e dall’Associazione Culturale Allostatopuro, con il patrocinio dell’ACSI, del Cinema Apollo 11 e dell’Associazione

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Festival di Venezia. Una storia lunga 73 anni.

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è nata negli anni ’30 da un’idea dell’allora presidente della Biennale, il conte

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Il caso Spotlight. Come scrivere il perfetto film d’inchiesta.

Spotlight ricostruisce la vera storia di un team di giornalisti investigativi del Boston Globe che nel 2001 pubblicò un’inchiesta (600 articoli, premio Pulitzer nel 2003)

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Brooklyn – melting pot e melodramma

Brooklyn, il film di John Crowley distribuito da Fox Searchlight candidato a 3 premi Oscar tra cui Miglior Film, cerca di descrivere, attraverso la storia di Eilis Lacey (Saoirse Ronan), il panorama socio-culturale di una Brooklyn anni ’50. Adattamento del romanzo di Colm Toibin, Brooklyn narra la storia di Eilis Lacey, una giovane ragazza irlandese che ha subito il fascino dell’American dream, per cui ogni uomo (o donna) può costruirsi il proprio futuro.

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Academy Award For Best Director: Un Passo Indietro

In che modo l’Oscar alla Miglior Regia si è rapportato alla società Americana in ottantasette anni di storia? Proviamo a scoprirlo in questa cavalcata tra storia, glamour e politica.

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Oscar For Best Actress: Facciamo un passo indietro.

L’ Oscar ha sempre avuto il suo peso nello sviluppo della carriera cinematografica dell’interprete vincitore, che si trattasse di una

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Oscar Best foreign language film. Un passo indietro, magari in terra straniera.

Ammetto che parlare della categoria Miglior Film Straniero, o per essere più corretti Miglior film in lingua straniera (Academy Award for Best Foreign Language) non è semplicissimo. Il mio primo ricordo di questo Oscar in particolare è legato all’edizione del 1999. Come dimenticarla? Roberto Benigni saltellò di poltrona in poltrona per ricevere il Premio al Miglior film Straniero dalle mani di un’emozionata Sofia Loren, acceso d’entusiasmo come un bambino alle parole:“ And the Oscar goes to…Robertooooo!!!”. Questa nomination l’ho sempre vista come quella più imprevedibile, dove conta poco il premio a Cannes vinto l’anno prima, la polemica politica o le somiglianze vere o presunte con il miglior film in generale. La mia convinzione, ovviamente parziale, è che questo Oscar vada a premiare, non solo un film in quanto opera artistica, ma la sua intrinseca capacità di tratteggiare le qualità più folkloristiche, identitarie e antropologiche della nazione presentata, aspetti riconoscibili nello stile, nell’inquadramento storico prescelto nello script e persino nei cliché, di cui un regista (emergente o autore affermato) diviene designato portavoce nella notte delle stelle.

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Oscar For Best Supporting Actress: Un Passo Indietro

Continua la nostra retrospettiva sulla storia del premio Oscar per la migliore interpretazione da non protagonista, nella seconda parte ci spostiamo sull’altra metà del cielo, per capire in che modo il premio si è rapportato all’orizzonte femminile

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Oscar For Best Supporting Actor: Facciamo Un Passo Indietro

Ho sempre avuto la sensazione che gli Oscar al miglior attore ed attrice non protagonista fossero una sorta di pecora nera dell’Academy. Istituiti nel 1936, nove anni dopo la prima edizione della manifestazione sembrano essere, anche solo per questo, i primi premi per così dire minori della cerimonia. E’, in fondo, un riconoscimento destinato a tutti quegli attori che ricoprono un ruolo spesso da comprimario nel film (l’antagonista nei casi migliori, un personaggio minore o, più semplicemente, di contorno, di passaggio, nei peggiori) e potrebbe suonare, proprio per questo, come il più classico dei contentini (“Coraggio ragazzo…quest’anno hai vinto il campionato dilettanti, magari la prossima volta giocherai con gli adulti” sembra dire ogni statuetta all’orecchio del vincitore di turno) ma, banale dirlo, probabilmente questa doppia categoria è quella su cui si può chiacchierare di più. Tutta quella teoria che punta a voler restituire dignità a questo premio perché i premiati risultano, spesso, ben più convincenti degli attori protagonisti di turno è corretta, anzi, forse è il vero e proprio primo passo per comprendere che il puro atto di consegnare una statuetta d’oro nasconde in realtà molto più di ciò che appare in superficie. Il premio Oscar, soprattutto quello collegato a categorie minori, ha sempre funzionato come un radar utile a captare determinate tendenze, modi di sentire, derive della cultura popolare che le varie giurie che si sono avvicendate agli Academy hanno provato a concretizzare di volta in volta in un nome, in un vincitore che fosse, il più possibile, una sorta di “rappresentante” attivo dell’audience e che dunque incarnasse, con quel determinato ruolo (davanti o dietro la macchina da presa) per cui era stato premiato, le istanze di quella collettività che l’ha visto al lavoro e che ha riversato su di lui i suoi dubbi, le sue idee sulla contemporaneità, le sue istanze sulla società che la circonda. In questo senso, i due premi Oscar gemelli ai migliori attori e attrici non protagonisti non fanno eccezione e, anzi, come si diceva poco fa, ci troviamo di fronte a due delle categorie che, forse insieme solo ai premi alla miglior regia e al miglior film, davvero, ci fanno capire “dove va il cinema”. Davanti a noi c’è un iceberg con una piccola punta ed una superficie subacquea praticamente immensa, a noi, a questo punto, non rimane che scavare.

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Oscar Best Animated Feature: facciamo un passo indietro

Quest’anno a contendersi il premio Oscar come Miglior film d’animazione saranno ben cinque film: Anomalisa, Boy & the World, Inside Out, Shaun, vita da pecora – Il film e Quando c’era Marnie, tutti film molto diversi, chi per nazionalità, chi per stile, chi per tecnica (stop motion, disegno, computer grafica). Ma qual’è la storia dietro questo premio e soprattutto, cosa ne pensano addetti del settore e fan?

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Nomination Oscar 2016: The problem remains.

Anche quest’anno gli Academy non si sono smentiti, con tutte le produzioni Black durante il 2015, da Beast of No

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Star Wars Episodio VII: Il Risveglio Della Forza – La Straordinaria Bellezza Della Decadenza

J.J. Abrams è riuscito in un piccolo miracolo: vi spieghiamo perché The Force Awakens è forse uno dei film di fantascienza più belli degli ultimi quindici anni.

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Full Contact

Un pilota di droni bombarda per sbaglio una scuola in Afghanistan mentre comanda il suo mezzo da Las Vegas. L’uomo, Ivan, non è mai stato nei paesi dove hanno luogo gli attacchi, né ha mai avuto modo di toccare l’aereo che utilizza per uccidere. La guerra moderna lo tiene al sicuro e disconnesso dalla sua preda. Tuttavia, dopo l’incidente, il distacco di Ivan inizia a serpeggiare in ogni ambito della sua vita. L’uomo non è in grado di eliminare il ricordo degli uomini che ha ucciso dalla sua mente e per questo Ivan non può fare a meno di lasciarsi andare ad una crisi di coscienza che cambierà profondamente il suo essere. La sua attrazione per una ragazza conosciuta di recente, il suo senso di colpa misto a curiosità per le vittime che ha ucciso, lo porteranno fino ad un momento di consapevolezza tale da fargli comprendere pienamente chi è e cosa vuole dalla vita.

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La realtà filtrata in Carol

Carol, il nuovo film di Todd Haynes, regista simbolo del New Queer Cinema, è stato presentato in concorso a Cannes 2015. La storia è tratta dal romanzo di Patricia Highsmith, pubblicato per la prima volta con uno pseudonimo nel 1952 con il titolo di The Price of Salt, il cui adattamento è stato scritto dalla sceneggiatrice Phyllis Nagy.

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Mustang

Mustang è il nome di una razza di cavalli selvaggi tipici degli Stati Uniti, dal temperamento indomabile e focoso questi cavalli sono considerati simbolo di ribellione e libertà. “Mustang” è il titolo che la giovane regista turca Deniz Gamze Ergüven sceglie per il suo suo piccolo capolavoro candidato per la Francia ai premi oscar 2015.

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The End Of The Tour

Nell’inverno del 1996, il giornalista David Lipsky, fiutando l’importanza di ciò che si sta per compiere, decide di seguire, per conto della rivista Rolling Stone l’ultima tappa di promozione del romanzo Infinite Jest, per poi trarre uno studio sull’impatto che il libro sta avendo sulla società americana ed un profilo del suo autore, David Foster Wallace. Nel breve viaggio che Lipsky e Wallace compiranno, i due saranno costretti a mettere da parte i rispettivi pregiudizi per cercare quel punto d’incontro che apparentemente solo l’arte sembra poter offrire loro.

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Experimenter

Nel 1961, lo psicologo comportamentale Stanley Millgram conduce una serie di esperimenti per testare la permeabilità dei vari individui agli ordini provenienti da un’autorità superiore a loro. Ai volontari veniva fatto credere di inviare scosse elettriche ad altre persone poste in attesa in una stanza accanto. E’ un esperimento dall’esito rischioso, quello condotto da Millgram, i cui detrattori non esitano un attimo a mettere in chiaro come lo studio dello psicologo sia privo di fondamento e soprattutto, per certi versi amorale, dato che conditio sine qua non della buona riuscita del test è quella di far credere alle cavie qualcosa che non esiste. E’ giusto ingannare qualcuno per il bene della scienza? E soprattutto, chi è Stanley Millgram? Un luminare della psicologia o uno studioso da quattro soldi che pur di ottenere fama e di raggiungere degli obiettivi forse non alla sua portata si spinge fino a travalicare i confini della sua stessa etica professionale?

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Office 3D

L’importante finanziaria di Hong Kong Jones & Sunn, sta per essere quotata in borsa mentre i suoi vertici stanno provando in tutti i modi a chiudere un importante accordo commerciale con una multinazionale specializzata in cosmesi; intanto, nei suoi uffici fanno il loro ingresso due nuovi dipendenti, il giovane idealista Li Sung e l’affascinante (e misteriosa) Sophie. I due giovani stagisti saranno testimoni (e complici) delle complicate macchinazioni e dei sottili giochi di potere che si susseguiranno negli uffici, mentre il crack della mutui del 2008 è alle porte e minaccia di distruggere tutto ciò che i dirigenti della Jones & Sunn hanno costruito in tutti questi anni.

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The Martian

Durante una tempesta dalle proporzioni catastrofiche la squadra della missione spaziale Ares 3 è costretta ad abortire le operazioni e ad abbandonare Marte in fretta e furia. A causa di un imprevisto, l’astronauta Mark Watney rimane indietro, viene colpito da un detrito spaziale e viene abbandonato, creduto morto, sul pianeta. Mark è però, contro ogni previsione, ancora vivo ed è dunque costretto ad impegnare le sue capacità di botanico ed i suoi talenti da uomo dalle mille risorse nel tentativo di sopravvivere sul pianeta il più a lungo possibile. Nel frattempo, sulla Terra, scienziati di tutto il mondo cercano un modo per farlo tornare a casa, mentre i suoi compagni di squadra, ancora in viaggio verso il nostro pianeta, si imbarcano in un’impresa suicida nel tentativo di tornare sul pianeta per salvare il loro compagno.

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Inside Out: Quando La Pixar Diventò Adulta

Il Centro di Controllo delle mente di Riley, una ragazzina di 11 anni, è localizzato nel Quartier Generale, dove cinque Emozioni sono al lavoro, guidate dalla simpatica ed ottimista Gioia la cui missione è garantire la felicità di Riley. Paura garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia assicura il senso di equità e giustizia e Disgusto impedisce a Riley di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza non sa bene quale sia il suo ruolo, ma del resto non è chiaro neanche agli altri. Quando Riley si trasferisce con la sua famiglia in una nuova città, le Emozioni dentro di lei si mettono subito al lavoro, desiderose di guidarla attraverso la difficile transizione. Tuttavia, quando Gioia e Tristezza finiscono inavvertitamente in un angolo remoto della sua mente, portando con sé alcuni dei suoi ricordi più intensi, Paura, Rabbia e Disgusto si trovano a dover prendere il controllo e Riley è costretta ad affrontare la vita di tutti i giorni senza l’aiuto di due delle sue Emozioni principali, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

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Mad Max: Fury Road – Più coinvolgente che mai

Sono passati trent’anni da Mad Max oltre la sfera del tuono (1985), terzo ed utlimo capitolo della saga dedicata al personaggio di Max Rockatansky dopo Interceptor (1979) e Interceptor – Il guerriero della strada (1981), tutti diretti da George Miller e interpretati da Mel Gibson. Ultimo fino ad oggi, giorno dell’uscita nelle sale italiane di Mad Max: Fury Road, opera che si unisce alla trilogia di Miller con due nuovi elementi: Tom Hardy che dà un nuovo volto a Max, ma ancor di più una moderna tecnologia digitale che, mai come ora, permette ad una mente come quella del regista di sbizzarrirsi e riversarsi sullo schermo spingendo in avanti i limiti del cinema contemporaneo.

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C’era una volta… Il racconto dei racconti.

Tre favole ambientate in altrettanti regni. La regina di Selvascura (S. Hayek), disperata per via della sua sterilità, riesce a diventare madre, consigliata da un negromante, grazie al cuore pulsante di un drago albino (ottenuto a caro prezzo), cotto dalle sole mani di una popolana vergine. Crescendo, il principe Elias stringe un legame sempre più indissolubile con l’amico/gemello Jonah (figlio della vergine, frutto della medesima magia che ha reso gravida la regina); la donna farà di tutto per dividerli, poiché morbosamente gelosa di quel figlio tanto desiderato. Il libertino re di Roccaforte (V. Cassel) ode una voce deliziosa provenire da una casa sotto le mura del castello e, immaginando si tratti di una bellissima giovane, le chiede invano di mostrarsi e di concedersi a lui, senza sapere, che dietro quella porta si celano due decrepite vecchie sorelle, l’ingenua Imma e la scaltra Dora. Quest’ultima cerca di sfruttare la situazione con conseguenze nefaste. Un giorno il re di Altomonte (T. Jones) cattura una pulce, che nutre e accudisce come fosse un animale domestico fino a farla diventare gigantesca, trascurando l’amata figlia Viola (la rivelazione Bebe Cave), che, una volta cresciuta, sogna di potersi sposare e lasciare il castello paterno. Per tenere la ragazza con sé il re pone un quesito, secondo lui impossibile da risolvere, a tutti i pretendenti; ma a spuntarla sarà un mostruoso orco.

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Whiplash, il capolavoro di Damien Chazelle.

Candidato a 5 premi Oscar, Whiplash narra le avventure di Andrew (Miles Teller), un giovane ragazzo iscritto al primo anno della scuola Shaffer Conservatory di New York. Andrew suona la batteria e viene subito notato dal professor Fletcher (J.K. Simmons), un insegnante, despota, crudo, duro, il quale scopo è trovare il nuovo Charlie Parker. Così lo inserisce all’interno della sua orchestra.

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The Disappearence of Eleanor Rigby

Realizzato nel 2013 e mai distribuito in Italia, The Disappearence of Eleanor Rigby si propone come un esperimento filmico estremamente suggestivo che prende in prestito dal titolo il suo triste destino distributivo (almeno in terra italiana). Scisso in due parti diverse ma complementari, conchiuse ma non separabili, l’esordio del talentuoso Ned Benson resta, sul finire del 2014, un film-fantasma stupidamente screditato dalla distribuzione italiana, probabilmente proprio a causa di quella peculiare natura ontologica che in realtà ne costituisce la principale ragione di interesse.

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The Better Angels

The Better Angels si apre con un’inquadratura dal basso che sottolinea l’imponenza del colonnato della sede del Parlamento americano. Pochi istanti dopo, un altro plongée segnala il passaggio dall’ambiente metropolitano a quello naturale, incorniciando uno stretto frammento di cielo tra le folte chiome di alcuni sempreverdi.

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Tokyo Tribe

L’ultimo film di Sion Sono, ispirato alla serie manga Tokyo Tribe2, pare aggiungersi sulla carta allo sterminato elenco di cinecomics che da più di un decennio ha catalizzato l’attenzione di una gigantesca fascia di pubblico, imponendosi come una vera e propria tendenza (ruffiana o meno lo lasciamo decidere a chi legge) di stampo principalmente statunitense.

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Kahlil Gibran’s The Prophet

Come trasformare la poesia in cinema.

Kahlil Gibran’s The Prophet è un film d’animazione ispirato alla raccolta di saggi filosofici scritti in poesia dell’autore libanese, uno dei libri più venduti di questo secolo negli Stati Uniti. Ma se non conoscevate questo capolavoro della letteratura moderna, non preoccupatevi, poco importa, questa è l’occasione giusta per conoscerlo.

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Sivas

Sivas è un film turco diretto da Kaan Mujdeci, la storia narra l’amicizia tra un bambino e un cane, ma nulla è come ci potremmo immaginare, ironicamente vengono citate le avventure del cane Lessi, perchè la rappresentazione di questo rapporto ha ben altra tempra. I soggetti indiscussi sono i bambini, ma il film non potrebbe essere meno adatto che per un pubblico infantile.

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Nobi, Fires on the plain

Shinya Tzukamoto è regista, sceneggiatore, produttore e interprete di Nobi (Fires on the plain), film in concorso per Venezia71, e ha proposto un punto di vista del tutto particolare per analizzare una condizione esistenziale: quello di un uomo normale che viene trasformato in omicida. In pratica uno dei fattori di grande innovazione introdotti da Shinya Tzukamoto è la particolare trasposizione cinematografica della storia giapponese, opera abbandonando il ruolo di vittima e rivestendone uno più complesso: quello di carnefice.

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Loin des hommes

Il cinema come il romanzo è un bacino immenso di storie e stili, è senz’altro difficile orientarsi se non avessimo aristotelicamente tentato di ordinare contenuti e forme in categorie. In pratica si tratta di estrapolare dei minimi comun denominatori capaci di stabilire un canone, che con grande sconcerto di molti, sono spesso definiti dalle eccezioni, da ciò che nella categoria non può rientrare.

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La Francia si racconta

Molti i film francesi (esattamente 19) presentati alla 71esima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, tra cui Terre battue di Stéphane Demoustier, Le dernier coup de marteau di Alix Delaporte, 3 coeurs di Benoit Jacquot, Les nuits d’été di Mario Fanfani. Questi quattro film, il primo e il quarto opere prime, il secondo e il terzo i nuovi film di già noti registi, trattano tutti il tema della famiglia, anche se in modi differenti.

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She’s Funny That Way – Tutto può accadere a Broadway

È il 2001 quando esce nelle sale Hollywood Confidential (The Cat’s Meow) di Peter Bogdanovich, la vera storia dell’omicidio del grande produttore Thomas H. Ince. Sono passati tredici anni da allora, un lungo periodo che ha visto l’assenza del regista sul grande schermo, ma che ora può definirsi concluso: Bogdanovich è tornato e lo ha fatto in grande stile.

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Anime nere

Realizzare film sulla criminalità organizzata si sta rivelando, negli ultimi anni più che mai, una mossa di grande successo. Sulla scia di opere riconosciute a livello mondiale come Il Padrino, in Italia sembra che il genere riesca a suscitare un entusiasmo senza eguali. Si pensi a film come Romanzo Criminale, a Gomorra e alle serie che da questi film sono nate, che hanno ottenuto un ampio consenso tra il pubblico.

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Asia Rosso Sangue – One on One vs The Look of Silence

Ho letto da qualche parte che la settantunesima edizione del festival di Venezia si sta distinguendo per l’incredibile impegno sociale dei film selezionati: non posso che essere d’accordo. Quest’anno più che i volti sono le personalità a suscitare interesse, e sul red carpet finalmente i nomi fanno più notizia degli abiti.

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Before I Disappear – Shawn Christensen

Quando Curfew di Shawn Christensen fu premiato come miglior cortometraggio in occasione degli Academy Awards del 2012, ancora non si poteva avere la certezza che avrebbe sviluppato quella storia in modo tale da renderla un vero e proprio film. Con Before I Disappear il giovane regista porta a compimento un lavoro già iniziato, un’opera che aveva bisogno di uno scavo psicologico ancora più viscerale del personaggio principale che lui stesso interpreta.

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The President, alias: chi non è Sia.

Undici e trenta del mattino del primo giorno, 71esima edizione dell’internazionale d’Arte Cinematografica, una soleggiata mattina veneziana, in attesa di vedere il film non posso immaginare quello che dopo ore proverò nel buio della sala Darsena. Tremo e l’emozione diventa padrona di me, non riesco a non collegare l’eco degli eventi che stanno sconvolgendo il mondo e la favola che Mohsen Makhmalbaf ha deciso di rappresentare.

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PIF: “la mia generazione è stata segnata da quelle stragi….”

“…Non dobbiamo aspettare le stragi per arrabbiarci; arrabbiamoci un po’ prima.”

Primo ospite della 44esima edizione del Giffoni Film Festival, sul Blue Carpet, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif. Palermitano di nascita, ha parlato del suo ultimo film La mafia uccide solo d’estate, dando ottimi consigli anche sul cinema e su come fare carriera in questo campo, grazie alla sua esperienza lunga, iniziata già all’età di 10 anni come lui stesso ci racconta all’incontro con i giurati: “Avere un padre alla guida di una società di produzione è stata la mia fortuna”.

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Planes 2 al GFF

Giornata intensa d’apertura per il Giffoni Film Festival. Durante l’incontro dei giovani giurati con PIF, noi della stampa ci rechiamo nella sala conferenze per incontrare il regista e il produttore di Planes 2, il nuovo film Disney in uscita a fine agosto. Bobs Gannaway ha l’aria del bambinone cresciuto che gioca ancora con trenini, macchinine e ovviamente aeroplanini e il giovanissimo Farrell Barron ha l’aria ancora sognante di qualcuno non troppo contaminato dal sistema hollywoodiano. Insieme ai due ospiti internazionali, vi sono anche i doppiatori italiani.

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