Narcos: Messico, l’emozione della caccia ai narcotrafficanti nel padiglione di Netflix a Lucca Comics 2018

Netflix si sta affermando sempre più nel panorama italiano e continua a relazionarsi con il suo pubblico partecipando a eventi che uniscono un’affluenza incredibile e tanta, tanta, passione. Stiamo ovviamente parlando di Lucca Comics & Games, uno il più importante evento in Italia per numero di biglietti staccati e per player di mercati differenti coinvolti. Con i suoi 251mila biglietti staccati, il festival ha confermato il trend positivo che vede aumentare di anno in anno i partecipanti.

Dopo la presenza all’edizione precedente con il lancio di Star Trek Discovery e della seconda stagione di Stranger Things, presente con un percorso sotto i bastioni dove abbiamo potuto ammirare oggetti e costumi di scena oltre che poter combattere contro il Demogorgone in partite a Dungeons & Dragons, anche quest’anno Netflix ha confermato la sua presenza, con la grande anteprima di “Narcos: Messico”, disponibile sulla piattaforma dal 16 novembre.

“Narcos: Messico” racconta le origini della moderna guerra della droga messicana, andando dritto alle sue radici. Il conflitto inizia in un momento storico in cui i trafficanti di droga messicani erano una disorganizzata confederazione di coltivatori e commercianti e segue la successiva affermazione del cartello di Guadalajara negli anni Ottanta, quando Félix Gallardo (Diego Luna) prende il comando, riunendo tutti i trafficanti e costruendo un impero. Quando l’agente della DEA Kiki Camarena (Michael Peña) si trasferisce con la moglie e il giovane figlio dalla California a Guadalajara per assumere il suo nuovo incarico, capisce rapidamente che il suo ruolo sarà molto più complicato di quanto potesse immaginare.

Ma oltre all’anteprima del primo episodio della serie e l’incontro con i due attori protagonisti, ospiti della rassegna, Netflix ha proposto al pubblico un’esperienza incredibile. Dove l’anno precedente si erano ricostruiti alcuni luoghi della serie, quest’anno la serie ha deciso di fare le cose molto più in grande, portando il pubblico dentro l’esperienza della lotta al narcotraffico. Spostati dai bastioni delle mura cittadine alla centro di un altro simbolo della città di Lucca, piazza anfiteatro, Netflix ha ricreato all’interno del suo padiglione una centrale della DEA e ha dato il distintivo di agenti ai suoi visitatori invitandoli ad andare a caccia dei narcotrafficanti che avevano invaso la città.

Ecco com’è andata. Già prima di entrare in piazza si riconosce la presenza di una delle più note arcinemesi di chi partecipa al Lucca Comics: la fila. Già, a giudicare dalla lunghezza la fila occuperà almeno un’ora di tempo per riuscire a entrare nel padiglione. Ne è valsa la pena? Se ci si approcciava al padiglione senza sapere nulla e aspettandosi magari la presenza di oggetti di scena e ricostruzioni particolari forse no, ma se si voleva partecipare ad una delle più divertenti esperienze della quattro giorni lucchese allora sì, è valsa la pena aspettare.

Dopo essere entrati nel padiglione ci troviamo catapultati dentro una sede della DEA con tanto di parete con le fotografie dei “padrinos” a cui si dovrà dare la caccia. Veniamo accolti da tre ufficiali di polizia, due uomini e una donna, che iniziano a urlarci contro. Prendiamo velocemente posto con una cinquantina di altre persone e ci vediamo distribuire delle buste sigillate con il logo della DEA e la scritta Top Secret. Quando i nostri “capi” ci danno l’ordine apriamo la busta per trovarci in mano un badge che fa di noi dei veri e propri agenti operativi dell’organizzazione anti-droga, insieme a una mappa di lucca con alcune indicazioni sugli affiliati del cartello di Guadalajara che dovremo andare a scovare tra le vie di Lucca.

I tre agenti ci fanno un veloce briefing raccontandoci della pericolosità di questi personaggi e di come approcciarci loro per riuscire a catturarli, tutto ciò che ci serve è un telefono e un account instagram. Il nostro obiettivo era infatti quello di localizzare i membri del cartello e fotografarli per poi pubblicare la foto sul nostro profilo con l’hashtag #SpotTheNarcos. Raggiunte le tre “catture” e tornando al padiglione, ma questa volta senza dover fare la fila, si poteva ricevere in premio la maglia della serie.

Durante il briefing ci viene spiegato che dentro le mura possiamo trovare tre tipologie diverse di Narcos, ci sono quelli paramilitari, vestiti in abiti militari, armati e pericolosi, e quelli in abiti civili, riconoscibili dalle camicie estrose e dai cappelli da cowboy che tutti indossano. Ma oltre ai membri minori del cartello della droga messicano, Lucca sarà il luogo d’incontro dei “padrinos” i veri signori della droga, troppo importanti per girare liberamente in città per cui preferiscono luoghi più appartati e solo una volta al giorno mostrano la loro faccia in giro.

Dopo un briefing di una decina di minuti e urlato più volte “signorsì signore” veniamo spostati dalla sala conferenze a una adiacente con delle celle (con dei detenuti, un po’ troppo liberi di scarrozzare dove volevano), dei registratori con delle intercettazioni dei “padrinos” e un bancone per pesare le mazzette di denaro (vi ricordate proprio Pablo Escobar che nella serie racconta che iniziarono a pesare le banconote invece che contarle perché ci sarebbe voluto troppo tempo per farlo? Proprio così). Al bancone i novelli agenti della DEA si possono confrontare con un minigioco per riuscire a guadagnare dei preziosi indizi su dove si trovino i membri del cartello e sugli orari in cui i “padrinos” usciranno dai loro nascondigli: indovinare il peso di una mazzetta di banconote. Se ci si avvicinava al vero peso della mazzetta si riceveva l’indizio.

Un altro “minigioco” molto divertente si trovava dall’altro lata della stanza. Da una serie di apparecchi radio degli anni ‘80 era possibile ascoltare le interecettazioni dei “padrinos”. Proprio da queste intercettazioni si potevano scoprire preziosi e più precisi indizi su dove e quando trovare i “padrinos” in giro per Lucca. Per esempio potevi venire a sapere che alla “Reina del Sur” non poteva resistere ai piaceri dello shopping o che “El Chapo” passeggiava dalle parti delle mura.

 

Dopo la fotografia di rito con gli ospiti delle celle siamo pronti per l’avventura. Grazie alla cartina che abbiamo ricevuto insieme ai materiali Top Secret non è difficile sapere dove trovare i membri del cartello, il vero problema sono le oltre 50mila persone che si trovavano ogni giorno in città. Schiacciati da un cosplayer qua e un visitatore là non è stato certo facile riuscire ad inquadrare un membro del cartello in modo tale da inquadrare anche la N che portavano appuntati sul petto – uno degli obblighi per catturarli e che permetteva di riconoscerli come figuranti al soldo di Netflix e non cosplayer di Pablo Escobar (considerazione in metagioco).

 

Il nostro risultato? Cartello Messicano 1 – Rear Windows 0. Già, purtroppo tra impegni lavorativi, incontri e proiezioni in anteprima non abbiamo avuto il tempo e la fortuna per andare in giro per la città a caccia di narcotrafficanti, ma a giudicare dalla quantità di tesserini della DEA che abbiamo visto in giro e dal numero di pubblicazioni sotto l’hashtag promosso da Netflix possiamo dire che il risultato di divertire il pubblico raccontando al contempo una storia è riuscito anche quest’anno. Non vediamo l’ora di scoprire cosa proporrà Netflix il prossimo anno.

“Narcos: Messico” è prodotto da Gaumont Television per Netflix, è in arrivo sulla piattaforma di streaming il 16 novembre.

 

 

Giulia Vianelli

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