#RomaFF13 – Three Identical Strangers – Storie Di Gemelli E Di Ciò Che Rimane

Pur nella sua ordinarietà, l’intelligenza e l’originalità di un progetto come Three Identical Strangers sta nella sua volontà di affrontare senza remore e con coraggio i lati oscuri della questione che desidera indagare, di non fermarsi nel momento in cui le cose rischierebbero di diventare troppo pesanti da approcciare, di presentare allo spettatore gli angoli ciechi di una realtà che, a un altro sguardo, sarebbe risultata, al massimo, degna di curiosità, quasi folkloristica.

Nell’America dei primi anni ’80, tre giovani ventenni, tutti e tre adottati e cresciuti da famiglie affidatarie, scoprono per caso, di essere tre gemelli nati da una madre single nei primi anni ’60 e subito dati in affidamento. Partendo da questa semplice premessa è particolarmente interessante come il film muti la sua struttura formale e giochi con le aspettative del pubblico con il procedere della narrazione e lo schiudersi del racconto.

A meno che lo spettatore non conosca già in maniera approfondita la storia dei tre gemelli infatti, con buona probabilità egli si aspetta di confrontarsi con un documentario su una famiglia ricostruita, in cui, tra le altre cose, interviste frontali ai tre protagonisti si alternano a documenti d’archivio, family movies di loro tre bambini, dettagli di documenti quali atti di nascita o valutazioni psicologiche, dichiarazioni di psicologi dell’età evolutiva. E in effetti, il film si pone, almeno nella sua prima metà, in ossequio formale agli elementi principali di questo sottogenere della dimensione del documentario, quasi come se, prima di sparigliare le carte, prima di ribaltare completamente le aspettative di chi guarda, fosse necessario lasciare confrontare il pubblico con qualcosa di conosciuto, qualcosa di atteso, che in qualche modo filtrasse l’impatto di ciò che arriverà in seguito. E allora ecco che, dopo una prima metà per certi versi convenzionale, in cui, tuttavia, non mancano alcune curiose ma interessanti deviazioni dal seminato, come l’accento posto dalla diegesi su quanto, tra party nello Studio 54 e camei in pellicole di successo, i primi attimi della nuova vita dei tre gemelli siano stati influenzati nel profondo dall’edonismo e dal desiderio di mostrarsi tipico dell’American Way Of Life degli anni ’80, il film si trasforma.

Gemelli 1
Still dal film “Three Identical Strangers”

Il primo atto finisce e la pellicola si dischiude in tutta la sua potenza tematica. I tre gemelli non sono stati separati per caso ma perché selezionati come cavie per un ambizioso studio psicologico volto a indagare le eventuali analogie e differenze tra tre individui apparentemente identici inseriti in contesti famigliari antitetici. I tre bambini diventano quindi soggetti di studio la cui infanzia e prima adolescenza sono state di fatto guidate, influenzate, studiate da personaggi che hanno visto in loro degli individui fondamentalmente privi di una qualsiasi personalità o interiorità e che per questo si sono sentiti il diritto di osservare le vite di queste tre persone al microscopio, ignorando le eventuali ricadute psicologiche che un processo del genere (e soprattutto il momento rivelatorio legato alle loro vere identità, alle loro reali relazioni) potrebbe comportare in loro.

Piuttosto che celebrare questo studio di psicologia evolutiva per certi versi pioneristico, uno di quelli che vorrebbe porre la parola fine alla diatriba secolare su quale sia l’aspetto fondamentale nell’educazione dell’individuo, la natura o la cultura, il film si pone nei confronti dello spettatore come un vero e proprio prodotto di inchiesta e di denuncia. Avvicinandosi alla vicenda dei tre gemelli unendo la fermezza dell’indagine ad una straordinaria delicatezza, la diegesi si concentra nel portare alla luce tutto ciò che non torna, tutto ciò che il tornado del metodo scientifico lascia dietro di sé. Lo smarrimento negli occhi di coloro a cui è stato appena detto che la loro vita da uno a sedici anni è stata una bugia, l’incredulità delle famiglie adottive, che credevano di sottoporsi periodicamente a delle visite degli assistenti sociali, non a degli incontri con degli psicologi legati ad un progetto così controverso, il dramma dell’osservare così da vicino un mondo nuovo, positivo che si è creduto fino ad un momento prima di essere riusciti a creare che si sgretola, la tragedia di chi, come Eddie, non riesce a sostenere il peso di una rivelazione così grande e finisce per uccidersi.

Gemelli 2
Still dal film “Three Identical Strangers”

A questo punto è chiaro che, tra le righe del filmico, Three Identical Strangers si pone un obiettivo duplice, ambizioso ma fondamentale e profondamente coraggioso. Da un lato il film vuole essere un atto d’accusa nei confronti delle ingerenze eccessive della scienza e della politica nella vita di comuni (e inconsapevoli) cittadini, lo abbiamo visto con questo concentrarsi su quello che potremmo definire “residuo sperimentale”, ma aggiungiamo anche che il progetto indugia più di una volta in pericolosi parallelismi tra l’esperimento a cui i tre gemelli sono stati sottoposti e le assurde pratiche scientifiche che impegnavano gli scienziati nazisti ormai settant’anni fa, quasi a voler rimarcare l’alone di inumanità che caratterizza, a volte, certi processi scientifici. Al contempo, proprio tornando ad un’idea di umano, di concreto, di individualità, il film si propone di lavorare proprio sull’individualità, sull’identità, sull’umanità dei tre gemelli. Li avvicina con umiltà, affetto e delicatezza, soprattutto, fa risaltare l’unicità di ciascuno, arrivando addirittura a contraddire le premesse metodologiche che hanno aperto i primi momenti dell’esperimento: i tre uomini sono gemelli identici ma solo se ci si sofferma sul loro DNA, solo se li si guarda con gli occhi della scienza, in realtà i tre non avrebbero potuto essere più diversi ed è chiaro che hanno assecondato la loro identità a seguito dell’incontro tra coincidenze e desiderio di assecondare la supposta “mitologia” che secondo il sentire comune li caratterizzava.

Il film di Tom Wardle è dunque un progetto coraggioso che gioca con chi guarda in maniera intelligente e, proponendogli un’opera coinvolgente e ben organizzata porta lo spettatore a confrontarsi con il lato oscuro di quella galassia a prima vista infallibile come la scienza.

Alessio Baronci

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