Corpo E Figura Umana Al Cinema – Come E Perché Far Rinascere Il Dibattito

Come al solito, qui a Rear Windows, amiamo complicarci la vita, ma, al contempo, se non lo facessimo, se non scegliessimo di affrontare il cinema da una prospettiva del tutto inedita o quasi, se non fossimo pronti a prendere l’usuale e a leggerlo da una prospettiva inusuale, svolgeremmo in maniera errata il compito che ci siamo prefissi dedicando, ogni due mesi, un numero monografico che raccolga commenti e analisi di alcuni dei nostri redattori attorno ad un tema specifico.

Questa volta parliamo del rapporto di mediazione tra il corpo umano e il meccanismo cinematografico.

Ci si chiede, in sostanza, in che modo, negli anni, e a contatto con diversi contesti produttivi e spettatoriali, il corpo e la figura umana sono stati declinati, soprattutto all’interno del contesto dell’arte audiovisiva contemporanea.

La carne al fuoco è, prevedibilmente, moltissima. Il corpo umano e la sua rappresentazione hanno affascinato, potremmo dire da sempre, la Settima Arte e i modi in cui è stata mediata la fisicità del corpo dal cinema sono pressoché infiniti.

Corpo come strumento cardine per distruggere la morale antiborghese nel cinema surrealista, corpo femminile come oggetto dello sguardo maschile, corpi avvinti negli spasmi del sesso, corpi simbolici, magari martoriati nelle carni nel body horror carico di critiche sociali anticapitalistiche o semplicemente sbudellati dal serial killer nello slasher di turno, corpo presente, corpo assente, corpo immobile, corpo dinamico, ma l’elenco potrebbe andare avanti ancora per decine di righe.

Il punto è che, proprio a causa di questo surplus di informazioni, di materiali su cui lavorare, abbiamo deciso di compiere due scelte fondamentali, per sgombrare il campo da ogni banalità di sorta e, soprattutto, per spingere ancora più in là i confini di quello stesso discorso che vogliamo compiere.

In primo luogo si è scelto di evitare qualsiasi tipo di analisi che tirasse in ballo, esplicitamente, quelle categorie, quei generi, fin qui citati, attraverso cui il corpo è già stato processato all’interno del contesto cinematografico. Meglio, piuttosto, limitarsi a costeggiare tali lidi, sfruttandoli solo come rampa di lancio per affrontare questi stessi argomenti da un nuovo punto di vista, da una nuova prospettiva. Si parlerà di corpo femminile dunque, ma lo si intersecherà con le riflessioni sul genere cinematografico, sul femminismo e sulla postmodernità, si parlerà di horror, ma si tenterà di capire quali percorsi si schiudono di fronte a noi nel momento in cui proprio il body horror entra in contatto con l’estetica kitsch e con certa ideologia che sottende parte del cinema europeo; si parlerà di corpo robotico e di esseri artificiali dalle sembianze umane, ma più che del loro corpo, ci si interrogherà sul modo in cui il cinema abbia processato, nell’intrattenimento audiovisivo contemporaneo, l’annosa questione della coscienza del robot. In secondo luogo, si amplierà il discorso sul puro corpo e si sceglierà di considerare tale anche la pura e semplice macchina del cinema, organismo vivente che cambia, evolve, si ammala, rinsavisce, insomma subisce ogni singola interazione che intrattiene con il contesto dell’intrattenimento contemporaneo, con il mercato, con i modi di produzione, con le richieste del pubblico.

Di nuovo, come sempre, il desiderio è quello di espandere continuamente i confini del campo su cui si va a indagare, nel tentativo di offrire a chi legge una lettura nuova di una scena apparentemente già conosciuta, cercando, se possibile, di ribaltare un preconcetto, un pregiudizio, di donare al lettore un po’ di quella curiosità, di quel desiderio di arricchimento che da sempre sono i due motori che guidano le nostre indagini.

A margine, ovviamente, l’obiettivo è quello di rinverdire, rinfrescare il tessuto di un dibattito nato con il cinema, come si diceva, e che rischia per questo di diventare stantio, di dare l’impressione che si sia già detto tutto in merito alla questione, forse, il pericolo maggiore per un mestiere come il nostro, costantemente proteso alla scoperta, alla rilettura critica di ciò che già si conosce.

– Si parlerà dunque della tematizzazione in scena del corpo robotico e della complessità della questione della coscienza applicata ad esso nella seconda stagione di Westworld

– Si analizzerà Pieles, curioso body horror spagnolo che punta ad una rilettura completa di tutto ciò che ci dicono le convenzioni sociali in merito a bellezza oggettiva e canone estetico nella società contemporanea

– Si parlerà di Revenge, pellicola già assurta a status di piccolo cult che rilancia una lettura originale della figura femminile e del suo corpo nelle pellicole di genere

– Ci si spingerà più in là, interrogando il cinema come organismo vivente e mutante e si cercherà di capire in che modo il corpo che regge uno stesso film, uno stesso progetto artistico, sia cambiato per assecondare i modi produttivi in perenne evoluzione e le richieste del pubblico. Sotto la lente d’ingrandimento e al tavolo degli imputati, la miniserie dedicata a It negli anni ’90 e la prima parte del dittico di Andy Muschietti dedicato a Pennywise, il cui primo capitolo è uscito ormai un anno fa.

 

Buona lettura

 

Alessio Baronci

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