Il Centenario Che Scappò Dalla Finestra E Scomparve – Il Modo Di Raccontare Una Vita

Ci sono infiniti modi di raccontare una storia. Infiniti modi di raccontare la stessa storia, ognuno di questi influenzato da chi decide di raccontarla. A seconda del tono che il narratore assume, l’effetto sul pubblico può essere esattamente opposto ad un altro, spesso a prescindere dalla bravura del narratore stesso, caratteristica tuttavia non da sottovalutare. Un narratore mediocre può rovinare anche la narrazione più semplice, al contrario un abile affabulatore può incantare una platea con il racconto della propria giornata in ufficio.

Il cinema in questo è sempre stato una delle arti che ha permesso il proliferare di modi di raccontare. Non basti pensare ai vari remake che vengono prodotti ogni anno, è solo la punta dell’iceberg della complessità della narrazione cinematografica. Un remake può essere dichiarato tale ed essere quindi la copia aggiornata al contemporaneo di un film già esistente o può averne ereditato delle caratteristiche e personalizzate altre.

Non appena si mette mano ad una sceneggiatura, il tono della narrazione può trasparire immediato dalle pagine (se si tratta di lavori molto strutturati), o nella maggior parte dei casi la scelta è delegata al regista. Tono e punto di vista non sempre convergono, ed è proprio in queste circostanze che trovare il giusto mezzo diventa più complesso. Ad esempio, come raccontare eventi drammatici se il protagonista è un bambino? Oppure come raccontare una festa di Natale di una persona sola? Proprio lì risiede la bravura del narratore, nel riuscire a rendere funzionali due elementi base di ogni racconto, in particolare se si tratta di racconto per immagini: tono della narrazione e punto di vista.

I film migliori o anche peggiori nascono sempre dall’unione dei due grandi opposti, comicità e dramma. Equilibrio difficile, cadere nel grottesco quasi inevitabile. Come rendere omogenei una storia tragicomica tra passato e presente? Il regista Felix Herngren col suo film Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve ci offre un ottima risposta a questa domanda.

Già dal titolo ci troviamo di fronte ad una suggestione, un ossimoro: un centenario che salta da una finestra e per di più scompare. Solo col titolo siamo già proiettati in un mondo irrealistico, dove ci porterà il film? Effettivamente in una fiaba oppure c’è altro che il titolo non ci dice? Non resta che iniziare la visione e vedere dove Allan, il protagonista, ci conduce.

Il film è allo stesso tempo il racconto di una vita e l’inizio di una nuova: una vita passata e una che sta per ricominciare, attraverso avventure singolari che ricordano il viaggio del barone di Munchausen o di Edward Bloom e coincidenze al limite dell’assurdo, ricostruzioni storiche alla Tarantino e commedia grottesca alla Burn After Reading, personaggi tragicomici e grotteschi, un elefante. Come si tiene insieme tutto questo materiale eterogeneo? Col racconto e il punto di vista del protagonista, il Centenario, personaggio altrettanto stravagante e dalla visione del mondo particolareggiata.

Nel modo più innocente possibile, Allan ci racconta eventi drammatici come la fucilazione del padre, la morte della madre, la castrazione preventiva a cui viene sottoposto in manicomio, la resistenza spagnola a Franco, la bomba atomica, Stalin e la guerra fredda, modo di raccontare che passa anche alla parte nel presente della narrazione, dove il narratore torna ad essere oggettivo, ma si mantiene l’impostazione del protagonista per guardare i fatti assurdi e incomprensibili che capitano a lui e ai suoi compagni di viaggio che pian piano si aggiungono alla sua fuga verso un  futuro non fatto di flebo e solitudine in casa di riposo. Col suo semplice, innocente e del tutto naturale modo di raccontare la sua storia straordinaria e assurda, il protagonista ci porta in una narrazione che siamo subito portati a credere vera, facendo così in modo che lo spettatore, quando si trova di fronte alla parte non raccontata (di cui si può sempre avere il beneficio del dubbio) sia del tutto immerso negli inseguimenti in auto o nelle sparatorie con i malavitosi. Dopotutto per un uomo che è stato rapito dai russi e ha fatto la spia tra Cia e Kgb ma, cosa fondamentale, era e rimane un esperto di esplosivi, come può non riuscire a scappare da una banda di malavitosi del tutto incompetenti? E la polizia? Si complimenta con sé stessa per l’ottimo lavoro di indagini che non ha svolto.

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Still dal film “Il Centenario Che Saltò Dalla Finestra E Scomparve”

Il film lavora abilmente sulle aspettative del pubblico già dalla prima scena, forse la più drammatica dell’intera narrazione. Come può un uomo che vive da solo col suo gatto (dal pittoresco nome Molotov, già molto caratteristico) vendicarne la morte per mano di una volpe? Facendo saltare in aria la volpe, cosa che gli comporta la seconda reclusione della sua vita, dopo la prima avvenuta da adolescente per aver fatto accidentalmente saltare in aria il sindaco del suo paese. Ma nonostante ciò l’occhio del protagonista rimane intatto e continua a farci vedere la sua realtà come l’ha sempre vista lui: con la normalità e la semplicità di un bambino.

In conclusione, come si può quindi raccontare una fiaba di ricerca di una vita migliore anche se a cento anni? Come si può fare in modo che il pubblico in nessun momento del film dica “ma no, è assurdo, non è possibile, non ci credo” ma invece non solo venga portato a tifare per i protagonisti e resti incollato allo schermo stranezza dopo stranezza? Non è semplice, anzi, questo film è un piccolo risultato delicato che solo i maestri sopra citati sono riusciti a fare brillantemente, ma nel suo piccolo, e nel piccolo degli occhi del suo protagonista, Il centenario che scappò dalla finestra e scomparve centra l’unione tra tono fiabesco della narrazione e punto di vista incantato e fanciullesco del protagonista, riuscendo a catturare nel suo mondo i compagni di viaggio di Allan e lo spettatore stesso, che diventa così un altro compagno di viaggio.

Risultato molto difficile da ottenere, ma qui pienamente raggiunto, resta da vedere quanto nel sequel “L’uomo di 101 anni che non pagò il conto e scomparve”, diretto dallo stesso regista, sia rimasta di questa impostazione e se questo secondo film sia riuscito quanto il primo.

Sabrina Podda

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