Fire Squad : Incubo Di Fuoco – Il Blockbuster E La Metamorfosi

Fire Squad è, inaspettatamente, un film difficile.

Si tratta di una pellicola ostica perché, nel suo essere un blockbuster d’azione, identità corroborata anche dal suo entrare in contatto con le sale in piena stagione estiva (a circa un anno dall’uscita in patria), Fire Squad rifugge continuamente questa sua natura di prodotto eminentemente commerciale ponendosi di fronte a chi guarda, piuttosto, come un oggetto sfuggevole e metamorfico.

Tutto può partire, in fondo, dalla pura messa in scena e dalle scelte stilistiche a essa connessa. La stessa storia può essere in fondo raccontata in molti modi diversi ma certamente peculiare in questo senso è il fatto che la regia di quello che potrebbe apparire come un progetto pienamente action sia stato affidato ad un regista come Joseph Kosinski, caratterizzato da uno stile registico che preferisce rapportarsi alla dinamicità tipica del genere con un passo volutamente lento, misurato, quasi solenne, addirittura tragico (un aggettivo che in realtà già dice molto in merito alla natura profonda del progetto).

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Still dal film “Fire Squad – Incubo Di Fuoco”

Fire Squad è una pellicola che trae la sua forza dal suo essere pastosa, complessa, vischiosa, dall’essere un film che sceglie di portare in scena, al di sotto del suo tessuto, qualcosa che sembra andare ben al di là del puro eroismo dimostrato dai membri del team Granite Mountain nel tentativo di spegnere l’incendio che li ha uccisi. Si tratta di una regia che si dilunga spesso in sequenze statiche, di dialogo tra due o più personaggi dal taglio quasi esistenziale, prive, in sostanza, della luminosità o anche solo della velocità intrinseca che sequenze simili posseggono in pellicole dello stesso genere. L’atmosfera è densa, claustrofobica, un feeling che viene reiterato, aspetto curioso, anche nelle scene di regola più coinvolgenti di progetti di questo tipo: l’interesse maggiore del team creativo, nel mettere in scena le sequenze dedicate ai singoli incendi che vedono impegnati gli uomini del team Granite Mountain Hotshots sembra essere legato maggiormente alla rappresentazione di una sorta di sentimento di ineluttabilità, di inferiorità intrinseca dell’uomo alla potenza della natura. Le fiamme, il fuoco, sono elementi che neanche hanno bisogno di un eccessivo ricorso alla postproduzione per aumentarne l’aggressività o la pericolosità, sono ripresi (o resi in scena) con il massimo della chiarezza e privi di qualsiasi filtro diegetico (sia esso una colonna sonora avvincente o un’angolazione della MDP che metta in risalto alcune delle azioni più eroiche) che di fatto ne modifichi l’impatto sullo spettatore. La “presa diretta”, del puro fatto, tra l’altro, raggiunge il suo apice nella lunga coda finale, in cui il dramma della perdita si schiude in tutta la sua potenza nell’interiorità di coloro che di fatto sono “rimasti indietro”, un dramma vissuto dalla diegesi senza l’accompagnamento di una musica coinvolgente, senza inquadrature particolarmente ricercate, solo attraverso il suono del racconto (i pianti, le lacrime, le grida) e i gesti (le mani che si stringono, gli abbracci tra i parenti delle vittime).

Fire Squad è in sostanza un blockbuster d’azione che, attraverso le forme di rappresentazione, manda in conflitto le aspettative del pubblico e si trasforma in un prodotto dalla straordinaria profondità.

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Still dal film “Fire Squad – Incubo Di Fuoco”

La sensazione è che Kosinski e il resto del team creativo non si schieri nei confronti della storia che sta raccontando. Al centro del racconto non ci sono personaggi caratterizzati da un eroismo caricaturale ma non ci si confronta neanche con antieroi ritratti come dei drogati di pericolo, degli “addicted” di adrenalina a tutti i costi che si buttano nelle fiamme per risolvere una loro mancanza interiore.

Ancora meglio, potremmo dire che la diegesi, almeno superficialmente, tende ad assecondare entrambe queste caratterizzazioni per così dire “standard” di progetti del genere salvo poi modificarne la natura intrinseca attraverso la messa in scena e il sottotesto.

La calma, la misura che è poi il tratto principale di Fire Squad sono in realtà i pilastri che caratterizzano il tessuto profondo del film. Il progetto di Kosinski si muove infatti nel solco, nei toni, nel registro di quella stessa inchiesta giornalistica sulla morte dei membri della Granite Mountain Hotshots che ha ispirato il film. Fire Squad ha in sé il germe della cronaca non orientata ma non per questo priva di potenza. La diegesi desidera in sostanza ridurre tutto all’osso e lavorare sul contatto diretto, senza mediazioni, con l’interiorità dei personaggi coinvolti e, soprattutto, con il dramma della perdita senza indulgere in alcuna retorica. Kosinski si prende dunque il suo tempo per definire i tratti delle parti coinvolte, per renderli personaggi sfaccettati o meglio per avvicinarsi il più possibile, attraverso il cinema, a quel REALE che è al centro del film e che viene evocato sui titoli di coda, con la sequenza che mette in parallelo tra interpreti e vittime reali dell’incendio, una sequenza già vista altre volte ma stavolta curiosamente priva di quell’alone di eroicità sterile che la contraddistingue e che anzi suona più come un tentativo di attestazione, da parte del team creativo, del rispetto e della cura con cui hanno portato in scena la storia dell’ultima operazione degli Hot Shots.

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Still dal film “Fire Squad – Incubo Di Fuoco”

Un film che dunque ha il suo interesse principale nell’essere un blockbuster che va contro le sue stesse regole organizzandosi in un racconto che, pur tenendo i piedi ben piantati nel genere di appartenenza fa tutto il possibile per presentare allo spettatore una storia a suo modo universale di dovere (non di eroismo) e di sconfitta nei confronti di un potere, quello della natura, più forte di noi non perché di per sé  forza negativa ma perché elemento atavico, primordiale, a noi precedente e contro cui l’uomo, a volte (come in questo caso), può fare ben poco. Un progetto interessante, profondo e riuscito che rischia, tuttavia, di raccogliere meno consensi di quanto meriti proprio perché è possibile venga frainteso nelle sue componenti essenziali.

Alessio Baronci

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