Don’t Worry – La recensione del film di Gus Van Sant

Don’t worry (He Won’t Get Far on Foot) è il titolo dell’autobiografia di John Callahan, il vignettista che ha ispirato il film di Gus Van Sant.

Gus Van Sant, famoso per la trilogia della morte (GerryElephant Last Days) negli ultimi anni ci ha regalato film quali Paranoid ParkPromised Land. Torna sul grande schermo per presentarci il delicato ritratto di un uomo geniale, il biopic su John Callahan.

John Callahan è un famoso vignettista irriverente, dall’ironia pungente e dalla tragica storia che egli stesso ha riportato nel suo Don’t Worry (He won’t get far on foot) un romanzo autobiografico che racconta di come l’incidente in auto avuto a 21 anni gli ha cambiato la vita. Costretto a sopravvivere tra la dipendenza da alcool e la quadriplegia alla fine dei conti Callahan ha trovato il suo mezzo espressivo: fare il vignettista e il cantautore. Se nei fumetti è irriverente e pungente, politically incorrect come si dice negli States, le sue canzoni sono piuttosto malinconiche, armoniose, anche se con una tristezza di fondo che spiazza un’ascoltatore attento.

Il film di Gus Van Sant è un ritratto attento, dolce dal racconto moderno.

E’ proprio questi due aspetti della personalità di Callahan che Van Sant cerca con successo di restituire sullo schermo. Un film dove lo stile del regista emerge chiaramente dalla fotografia che ricorda i toni dei già citati Last Days Paranoid Park,  molti i primi piani che ricordano l’ossessività tra i piani stretti e quelli larghissimi di Gerry, ma sicuramente un’attenzione alla narrazione che dimostra la piena maturità di un regista che riesce pienamente a giocare con il mezzo cinematografico e il suo linguaggio. Indubbiamente con questa pellicola Van Sant si riconferma come vero e proprio autore in un periodo in cui gli autori non ci sono più.

 

Il film può anche vantare un cast stellare a partire da Joaquin Phoenix per il ruolo di Callahan, ma anche Jack Black, Jonah Jill e Rooney Mara. Grande interpretazione (ovviamente) da parte di tutti. Per non parlare poi della colonna sonora firmata da Denny Elfman (lo ricordiamo per Edward Mani di Forbice in questa circostanza), scelta veramente azzeccata per un film di questo spessore. Senza le note di Elfman difficilmente si sarebbe potuto raccontare in modo così delicato la sofferenza e la rabbia di un personaggio chiuso in se stesso e nel suo alcolismo.  Prodotto da Amazon studio e presentato al Sundance Film Festival, il film uscirà nelle sale il prossimo 29 agosto. 

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.