Musica E Suono Al Cinema: Appunti Da Due Dimensioni A Contatto

Il mito di Elvis Preasley nell’immaginario di Quentin Tarantino

Sarebbe stato troppo semplice. Sarebbe in fondo troppo semplice organizzare una serie di riflessioni che abbiano al loro centro le connessioni, i rapporti tra il cinema e la musica su quello che è a tutti gli effetti il terreno di studio principale per questioni di questo tipo: il musical. Da questo numero, da questa raccolta di pezzi, il musical, o meglio, una certa prospettiva di studio sul musical (come si vedrà), sarà piuttosto abolito, perché Rear Windows, da sempre, si è proposto di ragionare fuori dagli schemi e di invitare chi legge ad andare oltre i propri limiti soprattutto di fruitore dell’opera d’arte e certamente tirare in ballo la forma musical significherebbe, salvo alcuni rari ma interessanti casi, rinchiudere chi legge nei confini del conosciuto, del già dato, del già analizzato, lasciare in sostanza il lettore nella propria comfort zone, ponendo di fronte a lui elementi, strutture, analisi, che egli, in fondo, già conosce.

Piuttosto, nel tentativo contrario di accompagnare chi legge in percorsi inusuali che facciano capo alla Settima Arte, questo secondo numero di analisi di Rear Windows si prefiggerà due precisi obiettivi.

In primo luogo si tenterà di indagare e dunque di promuovere, a partire da quella dimensione comunicante che fa capo alle ricerche che uniscono piani artistici differenti come la musica e il cinema, un approccio che punti a sviluppare un’arte che sia davvero TOTALE, nel senso di integrale, insieme di segmenti complementari che comunicano tra di loro al fine di costruire un manufatto artistico che si pone all’esatto punto di contatto di influenze e campi differenti. Soprattutto, al di là della pura teorizzazione di un’arte caratterizzata da confini così labili, l’obiettivo è promulgare al lettore, attraverso le riflessioni presenti in questo numero, un approccio nuovo al prodotto artistico. Un approccio che ha al suo centro la volontà di osservare il progetto in un modo che sia davvero a 360 gradi, non solo soffermandosi sull’effettiva efficacia, sulla qualità del suono, della recitazione, della fotografia, in rapporto alla regia e al girato, quanto sulle reti di significato che vanno a formarsi nel momento in cui queste dimensioni differenti entrano in contatto, messaggi che spesso finiscono per approfondire, circoscrivere, addirittura contraddire ciò che di fatto ci “dice” solo la regia, solo la fotografia e via dicendo.

In secondo luogo, si tenterà di accompagnare il lettore in un percorso per certi versi inedito che lo porti a riconsiderare i ruoli dei singoli elementi sonori all’interno del film.

Ci si chiederà, in sostanza, cosa si intenda davvero per “suono al cinema”. È suono semplicemente il brano musicale composto dal musicista di grido per accompagnare l’azione a schermo o è più giusto affrontare il discorso del suono al cinema analizzando quella che di fatto possiamo definire “drammaturgia sonora” e cioè l’insieme di verbalità/vocalità e musica/suono (sintetica/acustica, prodotta dal vivo/registrata) dei progetti cinematografici (Valentini, 2016)?

La risposta, per certi versi, è ovvia. È necessario, in sostanza, allargare il più possibile il discorso attorno al suono, presentando a chi legge la dimensione di contatto tra cinema e musica come uno spazio duttile in cui si incontrano input diversissimi ma altrettanto pregni e, soprattutto, da cui si muovono elementi che, pur mantenendo un rapporto più o meno stretto con la dimensione di partenza (sia essa il cinema o il suono) riescono a svolgere, a tematizzare, discorsi indipendenti e che, pur afferendo a campi lontani da quelli noti, permettono di aprire squarci di senso dotati di profondo interesse per chi studia tali dimensioni o per chi, comunque, desidera approfondirne i discorsi.

Nella costruzione di questo secondo numero di analisi dunque il criterio principale nella definizione dei vari articoli è stato quello di utilizzare il discorso sul suono come semplice punto di partenza per affrontare discorsi più profondi, che permettano di porre in contatto la musica con campi artistici diversissimi e di affrontare ciò che è già conosciuto ai più da una nuova prospettiva.

  • Si analizzerà perciò in primo luogo il rapporto che intercorre tra musica, empatia dello spettatore e cinema di genere prendendo spunto dalla drammaturgia sonora di Carrie,
  • Ci si interrogherà poi sui rapporti tra musica, mito e iconografia, analizzando l’immagine di Elvis Presley così come è evocata dapprima nel monologo di Clarence in Una Vita Al Massimo e poi in una sequenza tagliata di Pulp Fiction
  • Si affronterà successivamente il discorso legato a quello straordinario esperimento musical visivo costituito dall’Electro Suite di Hans Zimmer in The Amazing Spiderman 2
  • In conclusione si affronterà, come detto, il discorso sul musical analizzando tuttavia questa forma cinematografica in maniera inedita, partendo dallo straordinario La La Land e cercando di comprendere quando il suono riesca a supplire alla parola, alla battuta, espandendo lo script, completandolo, aprendolo a profondità straordinarie.

Buona lettura!

Alessio Baronci

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