La verità è che non gli piaci abbastanza

Fino ai primi anni 2000 Hollywood ha prodotto una quantità infinita di commedie romantiche,  La verità è che non gli piaci abbastanza è quella che più chiaramente parla al mondo femminile.

Il tono irriverente della love comedy è chiara sin dai primi minuti di voice over che accompagna una meravigliosa sequenza di montaggio. Come The Women, il film di Ken Kwapis cerca di raccontare il punto di vista femminile sulle relazioni e sulle “balle” che noi donne ci raccontiamo per quanto riguarda le relazioni.

Un film corale, fatto di tanti personaggi (tanti grandi attori nel cast tra cui Scarlett Johansson, Bradley Cooper, Ben Affleck) e di una buona sceneggiatura. Possiamo ritrovarci un po’ tutti, almeno in una di queste storie.

Abbiamo:

  1. la ragazza carina ma che fa più da amica che da compagna ma che sembra un po’ una stalker
  2. il ragazzo che se la tira da latin lover
  3. il tipo un po’ sfigato innamorato di una donna bellissima
  4. la donna bellissima single
  5. la coppia di sposini che ha appena cambiato casa
  6. la coppia dove lui non crede nel matrimonio

Il filo conduttore che collega in una ragnatela tutte le storie è il personaggio di Gigi (Ginnifer Goodwin, la Biancaneve di Once Upon a Time). Una ragazza carina e simpatica, che sogna il principe azzurro, incontra Alex (Justin Long) un ragazzo molto cinico e concreto che cerca di farle capire come stanno effettivamente le cose.

Ma la caratteristica linguistica più interessante è data dalle scene di mockumentary: donne che guardano in macchina e che rispondono alle “grandi” domande che appaiono sullo schermo con un bel cartello. Il regista evidenzia così sempre più la sua presenza, spaesando lo spettatore, ma allo stesso tempo coinvolgendolo.

Facciamo qualche esempio

…se lui non chiama

oppure

…se lui non ti sposa

Insomma, un film divertente che ti racconta delle “seghe” mentali di uomini e soprattutto donne, delle stupidaggini che ci raccontiamo perchè non capiamo la psicologia dell’altro sesso.

 

via GIPHY

Il film cerca di rompere continuamente le banalità/luoghi comuni dell’universo femminile, come se Ken Kwapis volesse dire a tutte le donne “guardate e imparate!”. Effettivamente il cinema, le fiabe, ci hanno proposto un modello di romanticismo e di relazione che questo film distrugge ricordando che quelle storie sono “l’eccezione”, ma le spettatrici, noi tutte, “siamo la regola” e non vivremo mai queste storie da Hollywood.

 

 

via GIPHY

Ma quando il film sembra andare in una direzione totalmente deprimente per l’universo femminile nonostante la freschezza del racconto, allora nasce un barlume di speranze grazie a una bella virata in sceneggiatura e all’apertura a un punto di vista maschile.

A questo punto, non mi resta che augurarvi buona visione!

Gabriela Primicerio

© Riproduzione Riservata

Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.