La musica tra suspense e tragedia incombente: Carrie

Carrie – Lo sguardo di Satana del 1976 di Brian De Palma oltre ad essere una delle più apprezzate trasposizioni tratte da un romanzo di Stephen King è a ragione considerato uno degli horror più belli e ispirati degli anni ’70. Ripensando proprio a questa pellicola è incredibile quanto l’allora giovane regista sia riuscito a rielaborare una grammatica filmica di chiara ispirazione hitchcockiana. Infatti, non vi è dubbio che ci siano forti correlazioni tra il cinema di genere a cui si rifà De Palma e il maestro della suspence (come diversi studiosi hanno già ampliamene dimostrato). Basti pensare a tutta una serie di meccanismi per rendersene conto come l’attenzione vouyeristica nella rappresentazione del corpo femminile, la scomposizione dello sguardo, l’utilizzo espressivo del colore e soprattutto il contributo sonoro. Il modello di riferimento più chiaro nel caso di Carrie è ovviamente Psyco. Ci sono diverse citazioni visive e forti richiami semantici che stanno lì a dimostrarlo (il liceo della protagonista si chiama Bates School, l’architettura della casa dallo stile gotico, il rapporto madre-figlia simile a quello tra Norman e la genitrice), su tutti la ripresa del famoso tema del “violino strimpellato”; reso celebre nella scena dell’omicidio di Marion sotto la doccia (forse la scena più citata e parodiata al mondo).

Nel caso di Psyco la colonna sonora fu composta da Bernard Hermann, noto e solidale collaboratore di Hitchcock. Come afferma lo stesso regista nella raccolta Il cinema secondo Hitchcock, il suono è uno dei fattori cruciali su cui gioca il feeling con lo spettatore:

La mia più grande soddisfazione è che il film ha avuto un effetto sul pubblico (…). In Psyco del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche; quello che mi importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico. (…) Quello che ha commosso il pubblico, è stato il film puro.

Herrmann avrebbe dovuto comporre anche le musiche di Carrie ma la morte prematura costrinse De Palma ad assumere Pino Donaggio come sostituto in extremis. Il compositore, seguendo le direttive del regista, organizza un tessuto musicale capace di restituire il senso di tragedia incombente di cui Carrie diviene vittima/carnefice nel finale e accompagna le immagini con un crescente aumento della tensione drammatica coadiuvato dalla giusta combinazione tra suoni, voci diegetiche e colonna sonora. Se in Psyco l’esigenza di suscitare terrore significava rievocare sonorità stridenti e realistiche supportando un montaggio sinestetico (mentre il coltello infilza la vittima) per una resa effettistica il più possibile spaventosa e disturbante, De Palma sfrutta il leitmotiv del violin theme per dare voce al potere telecinetico di Carrie. In questo modo la musica crea un’interconnessione incisiva con la messa in scena e il suono rafforza la resa della forza soprannaturale che si agita dentro di lei. Un forza che è poi personificazione della sua raggiunta maturità fisica e del desiderio di ribellione dal “castrante” controllo materno.

Ora andiamo al punto.

La prima è la sequenza d’apertura ambientata, guarda caso, all’interno di una doccia.

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Dopo averci mostrato il trattamento crudele della classe verso la protagonista, dove ascoltiamo solo le voci della ragazze, entriamo negli spogliatoi ed è qui che inizia il Carrie’s theme. Si tratta di una melodia soave e languida ma che al tempo stesso possiede delle tonalità grevi: la composizione, basata su un pianoforte e pochi archi di accompagnamento, anticipa uno sviluppo drammatico ancor prima dell’immagine o dello script. Le ragazze si stanno cambiando, compare in rosso il titolo Carrie e la macchina da presa si muove fino a stringere sulla protagonista, in disparte sotto la doccia. Se nella sequenza di Psyco, in cui Marion viene spiata da Norman, lo sfondo sonoro si compone unicamente di rumori di scena, qui la musica attraverso un flauto dai toni più dolci e delicati articola perfettamente la condizione di innocenza e il senso di solitudine della ragazza. De Palma, infatti, costruisce le inquadrature ribaltando totalmente l’approccio di Hitchcock mentre le note ci permettono di entrare in empatia con la ragazza e “sentire” il suo mondo interiore.

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La scena assume un che di più rilassato finché il dettaglio del sangue che le scorre lungo la gamba (la scoperta delle mestruazioni) non sconvolge l’atmosfera. Si tratta di un tipico momento di shock dove la paura deriva da un fattore inspiegabile (almeno nella mente del personaggio). La colonna sonora si affievolisce del tutto ed ecco che i rumori di fondo e le voci dei personaggi tornano protagonisti: Carrie chiede aiuto ma le compagne sfruttano il suo terrore per deriderla e umiliarla pesantemente. Nonostante l’intervento della prof. di ginnastica, Carrie ha una reazione isterica e caccia un urlo disperato. In questo punto sentiamo il violin theme (l’irrazionalità, lo shock uditivo-percettivo di Psycho) e una luce del soffitto si frantuma fulminandosi. Il “potere” d’ora in poi si farà vivo quando i sentimenti di paura e rabbia si agitano dentro di lei e la musica non smetterà mai di sottolinearlo (in diverse occasioni ne vediamo l’uso, come ad es. quando reagisce ad un bambino che le da della pazza o quando rompe uno specchio semplicemente con lo sguardo).

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Gli archi più bassi accompagnano invece le scene tra Carrie e sua madre Margaret configurando l’ambiente domestico come un luogo pesante e oppressivo musicalmente al pari dell’azione che le coinvolge e degli interni cupi e angusti.

La famosa scena del ballo scolastico porta a compimento il motivo tragico del prologo e le aspettative che ne derivano.

L’atmosfera è dapprima romantica e colorata: Carrie sta vivendo una serata da sogno ma sappiamo che qualcosa sta per accaderle. Lo spettatore conosce, infatti, i particolari di un macabro scherzo organizzato da alcuni suoi compagni: Carrie sarà nominata reginetta del ballo e al momento della proclamazione verrà inondata dal sangue di maiale. Qui la colonna sonora si muove su due piani. Il primo è una riproposizione del Carrie’s theme in chiave più alta ed estatica (il sogno, la gioia); il secondo è il motivo drammatico della suspense: un pianoforte dal ritmo sempre più elettrico e spasmodico segue l’azione e gli archi simulano il precipitare degli eventi mentre il secchio viene rovesciato. Carrie è ricoperta di sangue e a questo punto il sound si interrompe (come nella scena del prologo). La ragazza si contorce in urlo munchiano totalmente insonorizzato (altro riferimento a Hitchcock, in particolare al film Gli Uccelli) poi iniziamo a distinguere un crescendo di risate distorte dal pubblico e il ripetersi di alcune voci off screen (quella materna “Rideranno tutti di te!”). Non si distingue il reale dall’incubo, l’atmosfera è surreale e parossistica: cosa sta davvero accadendo davanti agli occhi di Carrie e cosa sta solo immaginando per via dello shock? (La regia tra l’altro offusca i contorni nelle”soggettive”della protagonista per accrescere questo senso di indeterminatezza). 

La colonna sonora ritorna assumendo toni più gravi. Uno split-screen mostra in contemporanea dei ragazzi mentre si allontanano dalla sala e la mezza figura di Carrie: risentiamo il tema di Herrmann mentre Carrie chiuse porte e finestre di fuga con la telecinesi; la luce si accende di rosso e la vendetta esplode e si consuma senza risparmiare nessuno. Davanti a noi l’innocenza della ragazza svilita e distrutta si trasforma per sempre e ascoltiamo inermi il suono della sua inevitabile caduta agli inferi.

Laura Sciarretta
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