Black Dynamite – una parodia esagerata della Blaxploitation.

Il termine Blaxploitation introdotto nel 1969 è la contrazione di Black Exploitation e rappresenta film d’azione a basso costo, di registi afroamericani indipendenti, principalmente per un pubblico afroamericano.

Nonostante la raffigurazione negativa e stereotipata all’apparenza, dell’afroamericano, il poter vedere sul grande schermo un uomo nero alpha uccidere un uomo bianco, era una possibilità di libertà nella rappresentazione della creatività nera.

La formula Blaxploitation si andò ad intensificare nel 1967 in reazione all’immagine da star di Sidney Poitier ( nei panni del famoso Ispettore Tibbs da cui poi è stata tratta un telefilm, quest’ultimo molto più vicino ala realtà) che impersonificava personaggi lontani dalla realtà.

Il 1971 è l’anno d’oro del della Blaxploitation un genere cinematografico basato sul crime-action-ghetto; violenza, spaccio di droga, sfruttatori e gangsters questi erano i protagonisti, presi dalla realtà della comunità afroamericana.

I precursori, i padri fondatori di questo genere cinematografico furono Ossie Davis, Gordon Parks e Melvin Van Peebles e i loro film cambiarono totalmente la rappresentazione della comunità nera con film-manifesto come Cotton Comes To Harlem (1970), Sweet Sweetback’s Bad Ass Song (1971) e Shaft (1971). 

In Shaft un investigatore privato afroamericano, che viene assunto da un gangster nero per cercare la figlia perduta, e per ritrovarla media tra mafia e polizia. Nel film, Shaft è raffigurato come duro, freddo, super aggressivo, e sessualmente attivo caratteristica presente, anche se non di più in Sweetback Badass Song, in cui il protagonista, un gigolò afroamericano  dopo aver ucciso due poliziotti è braccato e costretto ad una perenne fuga; è stato il primo film a mostrare un afroamericano che si ribella all’uomo bianco e che alla fine riesce a salvarsi.

Il film di Melvin Van Peebles è indicato come il manifesto di questa corrente cinematografica, una  dichiarazione  estetica  afroamericana,  ma  è  anche  cinema  politico,  come si percepisce in apertura dalla didascalia:

questo film è dedicato a tutti i fratelli e le sorelle che ne hanno abbastanza dell’Uomo, bianco.

e dall’avvertimento finale:

Attenti un negro [*******] sta tornando a riscuotere un po’ di quanto gli è dovuto;

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2009, il regista Scott Sander insieme all’attore Michael Jai White, scrive e dirige Black Dynamite film parodia dei cult della Blaxploitation (come Superfly o Shaft,  da cui anche è stato tratto un remake con Samuel L. Jackson) con un atmosfera comica, stavagante e inizialmente eccessiva.

Anni ’70, con la morte del fratello, Black Dynamite, un veterano della guerra del Vietnam ed ex agente della CIA, promette di ripulire le strade dalla droga, dagli spacciatori e dai gangster. Per fare ciò viene reintegrato nella CIA, e scopre che il fratello stava lavorando sotto copertura per la CIA e il coinvolgimento del governo nel giro della droga.

L’antagonista qui è la Casa Bianca, mente dell’intera operazione; nonostante le scene stravaganti nel film come quelle di kung fu vediamo che dietro c’è un attento studio, socio culturale: la realtà rappresentata negli anni 70 è ancora attuale, giustificando la stravagante scena parodia della Black Power in cui attraverso una lezione partita dalle M&M’S passando per la Grecia, con una complessa associazione di parole, si arriva all’Anaconda Malt Liquor sponsorizzata fin dall’inizio del film come bevanda degli afroamericani, bevanda di produzione governativa.

In tutto il film c’è un esagerazione tipica della parodia, nella rappresentazione del personaggio ma con l’essenza  e l’attitudine propria dell’eroe nero dei film della Blaxploitation.

Mettere la Casa Bianca come antagonista quando negli anni ’70 era solo The Man l’uomo bianco è indicativo dello studio approfondito a livello storico e politico; la Casa Bianca è diventata il nemico pubblico n°1 e c’è di più; mentre solitamente il Presidente in carica e fittizio, inventato, qui è Nixon, segno che l’intento primario del genere Blaxplitation è ancorato e l’importanza di mandare un messaggio politico è insito nella parodia.

Spike Lee già lo aveva fatto con Bamboozled (2000), film satirico sulla Blackface…

 

 

Il rimando storico della scena in cui Black Dynamite affronta il presidente Nixon è ancora più evidente e forte quando quest’ultimo prende la pistola con cui è stato ucciso Abram Lincoln il presidente che mise fine alla schiavitù. Il film termina con un messaggio non solo verso la comunità nera ma verso il mondo, l’importanza di fare giustizia, di ricercarla.

Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.