Amore Bambino

Ad un campo estivo tutti i bambini si comportano in modo anomalo, poco attivo. Due di loro scoprono l’amore e lo esplorano attraverso un corteggiamento delicato, un amore bambino, ma la vera natura del loro rapporto e della dimensione in cui sono immersi sarà chiara allo spettatore solo nel momento dell’epilogo.

Amore Bambino, il cortometraggio di Giulio Donato in concorso agli ultimi David Di Donatello, rifugge, con semplicità e solo in una decina di minuti di durata, la gran parte dei difetti che caratterizzano progetti che partono da premesse simili. Amore Bambino parte infatti da una base elementare, la rappresentazione in parallelo dell’infanzia e della vecchiaia come stadi in cui si scopre (e riscopre) la semplicità, l’ingenuità, la meraviglia, la magia del quotidiano valori catalizzati in questo caso dal denominatore comune del rapporto d’amore con l’altro e per l’altro ma riesce a ravvivarla, ad informarla, grazie ad un’eleganza, ad una sensibilità e a un senso estetico sempre più rari a trovarsi.

Il film di Giulio Donato sembra formarsi attorno ad uno straordinario calore umano: la fotografia è calda, rassicurante, delicata, la colonna sonora avvolge il tessuto narrativo in maniera ricercata e mai banale, la stessa ricercatezza che si ritrova in tutti gli aspetti della messa in scena, dal setting dei vari elementi scenografici, al montaggio, ai movimenti di macchina che indugiano sui dettagli, sui gesti, sulle interazioni tra i vari personaggi.

amore

Verrebbe da pensare, istintivamente, che un film che fa dell’eleganza, della dilatazione, dell’attenzione e della cura del particolare la sua cifra stilistica principale, risulti carente sul piano della scrittura, della pura narrazione, verrebbe da pensare, in sostanza, che Amore Bambino sia un film formalista, stilizzato, tutto forma ma privo di un’effettiva sostanza, ebbene, probabilmente non potrebbe esistere considerazione più sbagliata in questo senso.

La scrittura di Amore Bambino, malgrado, lo ripetiamo, la semplicità del tema attorno cui si organizza, risulta piacevolmente al passo coi tempi nella misura in cui non ha paura di interrogare, di tirare in causa, lo spettatore, chiamato ad analizzare attivamente ciò che sta guardando per comprenderne la vera natura. La diegesi frammenta il racconto, meglio, spariglia i suoi pezzi come si fa con le carte di un mazzo, il montaggio mette in comunicazioni sequenze a prima vista incompatibili tra loro, si decide di attivare connessioni tra piani diversi di contenuto, come il passato e il presente, la realtà e l’immaginazione, la concretezza ed il sogno e si decide per questo di rinunciare ad una banale esposizione a fabula, in cui tutti i fatti si concatenano in un rapporto di causa-effetto.

Ci troviamo di fronte ad un progetto raro, come non ne fanno più, Amore Bambino è una pellicola elegante, ricercata, ma non per questo chiusa in un freddo formalismo o bloccata creativamente in un passato che non tornerà più. Amore Bambino coniuga alla perfezione il calore dei maestri e la freschezza del cinema contemporaneo.

Alessio Baronci

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