Il Giustiziere Della Notte – Recensione

Il remake de Il Giustiziere Della Notte a firma Eli Roth è un film sfortunato. In primo luogo si propone di lavorare su un tema, la legittima difesa, la liceità e i limiti della stessa, già di per sé di non facile approccio, ma soprattutto esce in una congiuntura storica che definire non particolarmente favorevole alla nuova creatura di Roth sarebbe un eufemismo. I critici e il pubblico più superficiale hanno utilizzato in sostanza il remake de Il Giustiziere Della Notte come agnello sacrificale su cui riversare tutta la rabbia e il disagio legati all’ambigua legislazione sulle armi americana oltreché, soprattutto, ai recenti exploit di violenza insensata, primo tra tutti quello della scuola di Parkland (è il 14 Febbraio di quest’anno). Leggendo i vari pareri, le varie recensioni dedicate al progetto di Roth la sensazione è che la pellicola sia stata bocciata su tutta la linea più perché la gente comune non vuole più sentire parlare di armi e giustizia sommaria negli ultimi tempi e ha considerato l’uscita di questo remake come una sorta di scherzo di cattivo gusto dei distributori che per l’effettiva qualità del progetto e dunque questo breve commento vuole essere prima di tutto un tentativo di fare chiarezza, di porre i giusti puntini sulle “I”, per capire la vera natura di una pellicola di questo tipo.

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Malgrado tutto, è in primo luogo interessante notare come Il Giustizie Della Notte di Roth sia un film che non è buttato via come la maggior parte delle operazioni commerciali che sulle prime la pellicola potrebbe evocare. Bruce Willis funziona su tutta la linea e si percepisce lontano un miglio che questo era uno dei ruoli che stava aspettando di portare in scena da tempo, ma al di là del suo protagonista, ciò che convince maggiormente del progetto di Roth è la costruzione delle sue sequenze chiave: il primo atto (praticamente un cortometraggio home-invasion che termina con un anticlimax che si prende gioco dello spettatore), l’ultimo (uno di quei rari confronti finali tra protagonista e antagonista per certi versi “realistici”: breve, brutale, secco e privo di qualsiasi stilizzazione) e le sequenze di tortura finiscono per risaltare, per cura del dettaglio e attenzione nella messa in scena, all’interno di un sistema che per il resto si muove tutto in ossequio agli stilemi del genere.

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L’elemento che tuttavia salta maggiormente agli occhi della creatura di Eli Roth è che essa finisce per “parlarci”, per prendere posizione. Forse inaspettatamente Roth intraprende la stessa strada del film originale, arrivando ad utilizzare la sua pellicola come terreno di riflessione sul contesto sociale in cui il suo progetto va inserirsi ed è qui che la sostanza profonda dei due progetti finisce per divergere quasi completamente. Il Giustiziere Della Notte del ’74 è un affresco di vendetta personale desolato e oscuro. Lo spettatore percepisce quasi da subito il peso della responsabilità di vita e di morte di cui si arroga il protagonista. Sentiamo la sua iniziale incertezza, le sue urla interiori, il senso di colpa che tenta di volta in volta di soffocare. Il film di Winner non nega mai la sua natura di Revenge Movie né gli stilemi che caratterizzano questo sottogenere ma non giustifica mai neanche il suo eroe, che in effetti, a fine film, è una sorta di fantoccio che i benpensanti ergono a difensore dei loro diritti, ma che in realtà altri non è che un fuggitivo, in fuga dalle autorità e roso dalle conseguenze delle sue gesta.

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Se il progetto di Winner è un racconto che vede proprio nella sua assenza di redenzione il commento al contesto socio-culturale in cui si inserisce nonché l’elemento che rende a suo modo “memorabile” il film, Il Giustiziere Della Notte di Roth si pone piuttosto come piccolo pamphlet critico-satirico nei confronti dell’americano medio superficiale, ottuso e bigotto ogniqualvolta si parla di legislazione sulle armi da fuoco e del rapporto che si intrattiene con esse. I fucili, le pistole, i mirini professionali, nel contesto del film vengono pubblicizzati dalla caricatura di una bionda pin-up dall’aria superficiale, che presenta gli strumenti di morte a Willis allo stesso modo in cui consiglierebbe un capo di intimo ad una sua amica; l’America de Il Giustiziere Della Notte di Roth è un luogo in cui è legittimo tirare fuori un fucile e sparare contro gente a caso, in cui non esiste la presunzione di innocenza ed in cui se sei un rom sei automaticamente colpevole, l’America de Il Giustiziere Della Notte è l’utopia alt-right in cui, tra l’altro, se non sai sparare puoi sfruttare uno dei migliaia, utilissimi (e assolutamente autentici) tutorial su Youtube che ti insegnano come maneggiare, pulire e ricaricare qualsiasi tipo di arma. Il progetto di Roth trasuda rabbia, ironia dissacrante, amarezza e bisogno di provocazione, il problema tuttavia è che non va più in là di questo.

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Ci troviamo di fronte ad un provocatorio poemetto satirico, quasi punk nel suo essere così rabbiosamente distruttivo nei confronti del sentire comune, un saggio politico dissacrante che tuttavia non ha, in sé, alcun elemento costruttivo, nessuno spunto costruttivo per il futuro, nulla che lo renda qualcosa di più di un revenge thriller (con sfumature da revenge porn) di cassetta. E allora ecco che l’ultima creatura di Roth è, ancora una volta per certi versi, la perfetta esemplificazione del suo cinema: un’opera stilizzata, forse soddisfacente nel breve periodo ma che fallisce nell’instaurare un rapporto duraturo con lo spettatore.

Alessio Baronci

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