The Disaster Artist: dal fallimento al successo

Qual’è il modo migliore per un regista di essere ricordato? Essere bravo e geniale nel proprio lavoro e girare opere di qualità oppure girare un film talmente brutto, così incredibilmente sbagliato sotto tutti i punti di vista, così cieco di fronte ai suoi difetti da essere ricordato negli annali della storia?

The disaster artist 1Sicuramente per Tommy Wiseau è stata la seconda. Ben pima che James Franco lo portasse sotto le luci dei riflettori con il suo film The Disaster Artist infatti Wiseau era già conosciuto nell’underground cinematografico grazie alla sua opera The Room, da molti considerata una delle più brutte opere cinematografiche mai concepite. Infatti dopo l’insuccesso iniziale il film cominciò a guadagnare lo status di cult grazie al passaparola online e in seguito con le proiezioni di mezzanotte, organizzate dallo stesso Wiseau, che da anni oramai si ripetono in tutti gli Stati Uniti. Wiseau si guadagnò così lo status di peggior regista vivente, una sorta di moderno Ed Wood, che come il regista di Poughkeepsie ritorna sulla bocca di tutti grazie ad un film a lui dedicato.

È strano pensare che ci siano voluti ben 15 anni per girare un film su Tommy Wiseau. Sulla carta la sua pare proprio una storia fatta apposta per essere portata sul grande schermo. Di probabile origine polacca (nel suo libro Greg Sestero sostiene che Tommy sia nato a Poznan) dopo alcuni anni passati tra Strasburgo e Parigi si trasferisce negli Stati Uniti, dove farà i più disparati lavori, dall’infermiere al venditore ambulante. Ciò che in realtà è il mistero più grande della sua figura è l’incredibile quantità di denaro a disposizione – il suo conto in banca verrà definito nel film “un pozzo senza fondo” – infatti Wiseau ha finanziato completamente di tasca propria il suo The Room per un budget stimato di oltre sei milioni di dollari. Da dove venga questo enorme patrimonio, insieme alle sue origini, saranno due dei più grandi misteri di Wiseau, da sempre molto restio a parlare di se stesso.

The Disaster Artist 2

Proprio per la mancanza di informazioni di prima mano sul Wiseau, per girare The Disaster Artist Franco decide di partire dall’omonimo libro di Greg Sestero, amico di Tommy Wiseau e co-protagonista del suo The Room, per ricostruire quei folli giorni di lavorazione dove un gruppo di attori più o meno spiantati si sono uniti ad un regista/attore/produttore dalla visione estremamente confusa per girare il “loro” film. Ma Franco va oltre il semplice racconto di due amici uniti da un sogno di gloria e celebrità, infatti decide di dare al suo Tommy un’aura di epica eroicità. Non più un reietto, incompreso dai più, un freak vero e proprio ma un’uomo guidato da un’irrazionale volontà , un personaggio di una geniale follia, talmente lucida nella sua ambizione da essere perfetto. L’opera di Franco non si sofferma sul passato, su chi siano Wiseau e Greg Sestero, ma piuttosto cristallizza la loro esperienza insieme per girare The Room. Grazie a dei personaggi ottimamente scritti riusciamo subito a capirne le motivazioni, la volontà di successo che li guida come i dubbi che li attanagliano.

James Franco riesce inoltre a ricorstruire il personaggio di Wiseau con una tecnica attoriale di altissima scuola, non solo lo strano ma anche le movenze vengono ricostruite alla perfezione. Franco entra nei panni di Wiseau, diventa il suo protagonista, tanto da ringraziare con lo stesso accento polacco dopo la vittoria ai Golden Globe. Unica pecca della versione italiana è purtroppo il doppiaggio, non perché fatto male ma perché non permette di vedere lo sforzo di ricostruzione attoriale sia dei personaggi che delle scene del film di Wiseau.

The Disaster Artist così come Ed Wood di Tim Burton, glorifica chi forse il talento non lo ha mai avuto ma che è riuscito a farsi strada solo grazie alla propria incrollabile passione. I due protagonisti, Tommy Wiseau ed Ed Wood, diventano così degli eroi contemporanei, incompresi dai loro contemporanei ma che molto più di essi verranno ricordati.

Diego Garufi

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