Spike Lee’s She’s Gotta Have It – Serie Netflix

Il 28 aprile 2017 uscì sulla piattaforma Netflix, Rodney King diretto da Spike Lee, uno show con Roger Guenveur Smith che interpreta l’uomo pestato brutalmente la notte del 3 marzo 1991 e che ha dato inizio alle rivolte del ’92.

Una settimana fa esce su Netflix la serie She’s Gotta Have It, tratta dall’omonimo film del 1988.

Nel mio articolo del 2016, parlando del film, concludevo:

Poster She's Gotta Have It Film
Poster She’s Gotta Have It Film

[…]In She’s Gotta Have It, Spike Lee inganna lo spettatore poco attento, cercando forse di ribaltare la teoria di Mulvey, per cui le immagini delle donne non rappresentano la realtà ma sono prodotte dell’inconscio maschile che proietta le sue fantasie e ansie sull’immagine femminile. Mulvey sposta l’attenzione dalla mera spettacolarizzazione del corpo femminile ad un piano più “psicanalitico”, proponendo una visione del cinema come espressione di ingiustizie, desideri e tabù che strutturano e danno forma alla società patriarcale.

Erano i fantastici anni 80-90, in cui tutto era novità, soprattutto il femminismo e gli studi socio-filosofici e cinematografici sul tema erano agli albori….

Ok. Dimenticate tutto ciò. Erano gli anni ‘80.

Spike Lee, un regista, il regista afroamericano per antonomasia a livello internazionale che si vende (con dei punti fermi certo, ma si vende lo stesso), generando un prodotto per Netflix (piattaforma streaming mondiale che come abbiamo visto, ultimamente per aumentare la clientela acquista i diritti di Don Matteo, con rispetto parlando ovviamente….), una serie di 10 episodi….

Dear White People il film
Dear White People il film

A chi, guardando la serie non è venuto in mente Dear White People, Issa Rae’s Insecure…?

 

 

 

 

 

 

Poster Chi-Raq
Poster Chi-Raq

Quando nel 2014 uscì Dear White People subito rividi School Daze, film di Lee leggero ma potente allo stesso tempo; il 4 novembre 2015 uscì Chi-raq, commedia musicale basata sull’opera Lisistrata di Aristofane. 

Poster School Daze 1988.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma veniamo a She’s Gotta Have It….

la prima puntata si apre con Nola Darling, la protagonista, che parla di sé e che spiega perché fa questo (non penso di spoilerare spiegando cosa): stare insieme a tre uomini contemporaneamente… perché nessuno di loro la conosce. “[…] La verità è che loro non conoscono me. Ad ogni modo se questo dovesse aiutare altre persone a farsi avanti ne sarei felice. Io mi ritengo una persona anomala;  ma chi vorrebbe essere uguale a tutti gli altri? di certo non io….alcuni mi chiamano sgualdrina, ma è una parola che detesto, […] non condivido nessuna etichetta.” E poi segue a presentarci i co-protagonisti (antagonisti tra di loro) Jamie, Greer e Mars e ovviamente il “letto dell’amore” contornato da candele. Non mi dilungo sulla descrizione dei personaggi perché essendo ripreso dal film i caratteri sono esattamente identici. Sono tre uomini diversi, che la “arricchiscono in maniere diverse”.

Un tocco contemporaneo è dato dal fatto che oltre ai tre uomini ci sono due donne, che ovviamente non poteva inserire nel 1986 dato che il film già faceva tanto scalpore di suo…

Opal, una donna in carriera, indipendente e con una figlia e Clorinda, vecchia coinquilina di Nola, che ovviamente ha avuto una relazione con Mars. E poi c’è Shemeka, amica, madre single che lavora in un club serale; forse è l’unica per cui conviene guardare la serie.

Altro personaggio (onnipresente nei film di Spike ovviamente) è Da Mayor, il sindaco di quartiere di Fort Green.

A quattro minuti dalla fine della puntata lei è seduta sul suo letto, e chiede: “sentito parlare di Akira Kurosawa?” ed ecco che Spike è riuscito finalmente in un suo film non solo a livello di estetica ma proprio attraverso le parole della protagonista, a sviolinare su Kurosawa e Rashomon, chi conosce Sir Spike sa quanto lui ammiri il regista e il suddetto film. Chi ha visto il film di Kurosawa arriva a capire cosa avviene durante un solo minuto della puntata.

Hashtag a gogo, colonna sonora fantastica e appropriata, che attraversa tutti i generi e tutte le epoche musicale e discografiche.

Non farò una recensione di ogni singola puntata perché questa prima basta a farsi un’idea della serie.

Nola Darling è una donna “occupata su più fronti: uomini, ambizioni, sogni…” ma tutti questi obiettivi hanno in comune una cosa, lei e solo lei stessa, con la sua arte, la sua personalità, la sua essenza, la sua forza…

Non serviva una serie diretta e scritta da Spike Lee, da un grande regista come lui; ce ne sono abbastanza; prima ancora di Issa Rae’s Insecure, nel 2013 è uscita la serie tv che ancora procede, Mary Jane con Gabrielle Union, che racconta di una donna indipendente economicamente e sessualmente…

Certo che Spike Lee aveva tutt’altra intenzione del riproporre scenari già visti ma allora perché fare una serie tv quando un remake odierno del film avrebbe funzionato al 100% a livello cinematografico? Chi ha visto la serie e conosce il cinema e la potenza e l’estetica di Spike Lee sa di cosa parlo…

Ecco avete presente la canzone di Jay-Z con Kanye West Niggas In Paris? non ha alcun senso e proprio Jay lo dice all’inizio del video musicale, ma aggiunge anche It’s provocative! Beh questa serie è piatta e Spike avrebbe benissimo potuto fare a mio avviso un remake in chiave odierna del film dell’86 incentrata solo sulle ultime due puntate e mezzo, tutto il resto è superfluo (a livello di trama principale ovviamente). E quel poco di storiografia afroamericana che è fantastica sia a livello filmico che a livello musicale e di immagine, all’inizio dell’ottava puntata ma soprattutto in apertura della nona, funziona, ed è tipica della filmografia del regista.

Altro tasto dolente, la fine dell’ultima puntata e quindi della prima stagione della serie, non voglio spoilerare ma dico solo: too much PURPLE, troppo viola; l’omaggio a Prince va bene, ma è stato eccessivo secondo me, non è rappresentativo.

Concludo dicendo che è una serie da vedere ovviamente ma non aspettatevi un prodotto degno di Spike, ritengo che il regista non si sta solo adattando ai tempi, si sta vendendo, sta andando dietro alla globalizzazione digitale.

Marie Angela Tuala Paku

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Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.