Roma FF12 – Hostages

Presentato nella sezione speciale “Tutti ne parlano” della Festa del cinema di Roma, Hostages rievoca il fatto realmente accaduto nella Georgia del 1983 dell’attentato terroristico al volo 6833, come fu definito dai media all’epoca. Un periodo in cui era ancora forte il potere socialista dell’Unione Sovietica sul paese e che privava la gente, tra le altre cose, della libera circolazione fuori dai confini nazionali.

La storia segue le vicende di un gruppo di sette studenti universitari, tutti di buona famiglia, che decisero coscientemente di organizzare il dirottamento di un aereo di linea diretto in Turchia per coronare il loro desiderio di fuggire e raggiungere l’Occidente. Spinti dal fascino di una cultura ai loro occhi più aperta e liberale, volevano solo ricostruirsi una vita diversa oltre i confini e ribellarsi a quello stato di cose a cui le famiglie erano già abituate, ma l’azione fallì e quel gesto tanto sconsiderato e tragico costò loro la vita.

La pellicola di Rezi Gigineishvili, che insieme a Lasha Bugadze ha anche lavorato alla sceneggiatura, si presenta sin dalla prima sequenza come un film sull’oppressione: i protagonisti sono su una spiaggia, stanno girando un filmino, si fanno il bagno e scherzano insieme. Un gruppo di soldati impone loro di uscire dall’acqua e uno dei ragazzi ironicamente afferma “Avete paura che raggiungano la Turchia a nuoto?” L’atmosfera diviene improvvisamente soffocante e, nonostante il momento di innocente svago tra i personaggi, la fotografia plumbea disegna un mondo all’aperto che è già prigione, grigiore, chiusura rispetto all’orizzonte infinito del mare. Questa sensazione si fa sempre più viva nei totali di campo sulle montagne e sul cielo in lontananza, quasi a suggerire un altrove troppo irraggiungibile, e nei momenti di unione e di festa in famiglia, come nell’emblematica sequenza del matrimonio, non c’è spazio per la distensione o la gioia, perché ciò che conta è solo la riuscita della fuga.

Il regista ricostruisce la vicenda con grande senso della misura e gestisce la tensione facendola muovere sempre più in crescendo fino all’esplosione drammatica in cui la missione fallisce e i ragazzi perdono il controllo. La sequenza dell’attentato rimane particolarmente impressa ed è girata con un approccio quasi documentaristico alla Paul Greengrass di United 93. Nel rievocare il clima claustrofobico che circonda i personaggi dalla prima scena permette al film di raccontare il dramma attraverso la loro prospettiva, obbligandoci a guardare il tutto dal loro punto di vista: è come se in fondo i veri ostaggi del titolo non siano le vittime coinvolte nell’azione loro malgrado (passeggeri e membri dello staff) ma proprio quegli studenti tanto ingenui e avventati, che ad un passo dalla fuga hanno visto crollare le loro certezze.

Più volte durante lo svolgimento ci si chiede il perché di un gesto così estremo. Cosa mancava a questi sette ragazzi che una benestante famiglia alle spalle e un’apprezzabile istruzione in fondo non potessero garantirgli? Davvero l’illusione, o comunque, il mondo ideale che si erano immaginati oltre il confine valeva il prezzo pagato? Non ci sono risposte e il film lascia che sia lo spettatore a provare a darsi una spiegazione. Gigineishvili preferisce non dare appigli nel giudicare i suoi  personaggi e la struttura a tre atti permette alla narrazione di filare liscia senza sbavature o inutili lungaggini. Hostages tuttavia non riesce ad evitare qualche piccolo difetto nell’impostazione, come è evidente nel mancato approfondimento psicologico della mentalità di questi ragazzi, che impedisce di comprenderne la reazione se non come un sentire impellente ma non messo a fuoco, e il terzo atto appare fin troppo frettoloso, didascalico e poco interessato a problematizzare la questione per essere più incisivo.

Strana la scelta (voluta dal regista) di non fare minimamente cenno alla tesi storica che avrebbe visto un coinvolgimento del KGB in tutto questo: forse sapevano del piano e avevano reso possibile l’azione terroristica per poi farla fallire e al prezzo di vite umane riguadagnare sostegno politico contro chi provava a ribellarsi a quello stato di oppressione. La sentenza contro gli studenti fu un durissimo gesto, esemplare per le generazioni future, e altri giovani furono costretti a subire la Perestrojka fino al 1991, appena 8 anni dalla condanna dei dirottatori e dei loro complici. Fu restituita alla popolazione georgiana il diritto alla libera circolazione ma quelle vite erano già state distrutte.

Manca quella zampata finale per scuotere le coscienze che avrebbe reso il film un gioiellino da preservare, ma, nonostante qualche difetto nella risoluzione, Hostages offre una ricostruzione lucida e obbiettiva di questo evento storico poco conosciuto. L’opera si rivela emozionale e tragica, racconta le terribili conseguenze di una gioventù stolta e/o sognatrice affamata di libertà e di evasione e di come l’effimero desiderio di aprirsi alla cultura Occidentale era un tradimento troppo inaccettabile verso l’ordine precostituito e imposto dal regime comunista.

 

 

Laura Sciarretta
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