RFF12 – La vida y nada mas

Non è mai facile scrivere e dirigere un film intimista, soprattutto se parliamo di tema adolescenziale. In La vida y nada mas abbiamo però un grandissimo problema: dopo mezz’ora di film non è praticamente successo nulla. Va bene che dalla sinossi non potevamo aspettarci molto: un adolescente cerca di superare la fase più difficile della vita portandosi sulle spalle le fatiche di una famiglia e senza avere punti di riferimento o modelli a cui aspirare. Essere pretenziosi citando Zavattini, il neorealismo e Ladri di biciclette non fa che aggravare la posizione del regista, Antonio Mendez Esparza che non riesce minimamente a dirigere i non-attori e neppure dare profondità a una sceneggiatura priva di eventi. Se in Ladri di biciclette la ricerca della bicicletta era una sorta mcguffin per esplorare la Roma dell’immediato dopoguerra, prendere un filone come il neorealismo a riferimento privandolo del suo senso storico e applicandone solo le caratteristiche superficiali, denota poca originalità e infastidisce lo sguardo dello spettatore. Uniche note positive sono la macchina da presa, sempre distante quasi a voler restare fuori dalla vicenda, uno sguardo timido sulla vita di questa famiglia, e qualche apprezzamento tecnico dei movimenti di macchina (qualche bel carrello, camera car) e una discreta fotografia.

Redazione RearWindows

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.