RFF12 – I, Tonya

Quando pensi a un regista come Craig Gillespie non sai davvero cosa aspettarti. Australiano di nascita, ha studiato Visual Arts, ha vinto il premio per la miglior pubblicità della Directors Guild of America ed è stato candidato ad altri numerosi premi, ma soprattutto è un regista che ha diretto qualunque genere cinematografico. Dal drama-biopic L’ultima tempesta a Million Dollar Arm prodotto dalla Disney così come anche Fright Night, un horror con una irriverente vena comica.  Gilelspie nasce però dalla slapstick comedy con Mr Woodcock e dal cinema indipendente con Lars e una ragazza tutta sua. La commistione di generi, la profonda conoscenza del cinema e la consapevolezza che il regista ha acquisito negli anni proprio sul riuscire a mettere insieme generi che tendenzialmente sembrano agli antipodi è ben espresso dal suo ultimo film, I, Tonya presentato alla Festa del Cinema di Roma alla sua 12esima edizione.

Questo è un chiaro esempio di quello che in America viene chiamato “film a basso budget”, del circuito indipendente, un indie movie che Antonio Monda ha voluto giustamente tra i film in “concorso” e non solo perchè ritroviamo una meravigliosa Margot Robbie, ma soprattutto, direi, per la qualità della pellicola. Un indie a metà tra il biopic e il mockumentary con una colonna sonora tutta anni ’80 che tende a contrastare o caricare eccessivamente (tutto voluto) che ricorda lo stile di Sophia Coppola in Marie Antoinette; movimenti di macchina fluidi e sofisticati, (sembra quasi danzare insieme alla protagonista sulla pista di pattinaggio), dei long take poetici e una grande direzione di tutti gli attori sono le caratteristiche che maggiormente caratterizzano quesa pellicola.

Veniamo a noi però, perchè se siete finiti qui è per capire, fondamentalmente, se questo film andrete a vederlo o no al cinema. Iniziamo col dire che I, Tonya narra la vita della pattinatrice americana che per prima riuscì a compiere un triplo axel, ovvero la seconda di tutto il mondo che fece in una gara ufficiale uno dei salti più complessi della disciplina. Se pensate di vedere una biondina magrolina e aggraziata che compie un salto dove la potenza e conta forse più di tanti altri, vi sbagliate. Tonya Harding non era di certo famosa per la sua eleganza, tutt’altro. Sembrava una contadinotta con un vecchio vestitino da danza classica magari rubato a qualche cuginetta che l’unica cosa che voleva fare nella sua vita era pattinare sul ghiaccio. La sua vita privata e quella professionale si intrecciarono indissolubilmente come ci racconta il film di Gillespie. Dal rapporto con la madre, autoritaria, decisa, scontrosa per “far forgiare il carattere” della figlia, a quello col fidanzato prima, marito poi, Jeff Gillooly, dolce ma allo stesso violento, con un modo tutto suo di amare la giovane ragazza. Per quelli per cui la sceneggiatura, la storia comunque conta più di ogni altra cosa, posso assolutamente affermare che il ritmo del film lo rende sempre vivace nonostante le ricostruzioni delle interviste fatte a tutta la famiglia di Tonya.

Della regia abbiamo già parlato. Veniamo dunque alla recitazione di Margot Robbie. Una donna bellissima, elegante, sexy che interpreta il ruolo della ragazza maschiaccio che ascolta musica metal ed è anche un po’ svampita e a tratti delirante. Cosa dire a riguardo? Margot Robbie si meriterebbe la statuetta degli oscar subito. Academy su gliela vogliamo dare senza tante formalità? Credibile, intensa, vera. Non ha avuto bisogno di essere particolarmente deformata dal trucco, nessuna particolare trasformazione alla De Niro in Toro Scatenato. Margot Robbie ha davvero recitato. La sua postura, il modo in di gesticolare, di muovere la bocca. E’ lei stessa a deformare il suo proprio corpo, di cui ha una padronanza totale. Difficile raggiungere il suo livello, ma resta eccelsa Allison Janney (la mamma di Tonya nel film), bravo anche Sebastian Stan e il tutto il cast.

Stupenda anche la fotografia, che si adatta e si combina bene con la scenografia e i costumi che hanno fatto un magistrale lavoro di ricostruzione. Un film studiato, ponderato, dove nulla è lasciato al caso, un film costruito come dovrebbero essere costruiti tutti.

Consigliatissimo.

Redazione Rear Windows

© Riproduzione Riservata

Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.