ROMA FF12 –DETROIT di Kathryn Bigelow

Dopo cinque anni d’assenza ecco che il Premio Oscar, Kathrine Bigelow torna con un altro capolavoro.

La corso all’omino d’oro è iniziata, e quando si esce dalla proiezione oltre a chi ancora è sconvolto, c’è chi già parla di Oscar.

hq720Il film (2 ore e mezza), è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e si pone come una commistione tra realismo, documentario e ricostruzione storica. Il progetto si divide in tre parti: nella prima parte, molto storica e documentaristica, emerge la volontà di mandare un messaggio ormai chiaro non solo al “Mondo Libero” ma a tutto il mondo, a tutte le nazioni: la situazione per gli afroamericani non è cambiata, siamo ancora (di nuovo?), nel 1967.

Nella seconda parte si esce dalla classica retorica, vista e rivista, per entrare nella trama del film: il dramma vissuto da alcuni giovani ragazzi afroamericani che si trovavano all’interno dell’Algiers Motel insieme a due ragazze bianche.

detroit-2Il blitz della polizia alla ricerca del cecchino si sarebbe concluso con pestaggi brutali e violenze fisiche e psicologiche se non che le tattiche terroristiche che stavano portando avanti per scoprire chi fosse il cecchino, termina con un errore.

Il messaggio e la vera trama del film tuttavia non si coagula né nella brutalità della polizia nei confronti degli afroamericani, né nell’alta presenza di criminalità nei sobborghi.

Si parte da quel filo rosso che ci offrono i Dramatics, un gruppo di cantanti afroamericani e la loro musica, la voce del cantante solista del gruppo insieme al rumore del fucile, dei colpi dei fucili, che sono cosi reali, ti fanno entrare ancora più nel film e nella realtà americana che non è solo quella del 1960 ma è anche quella di oggi.

Detroit porta in scena un problema di identità: cosa scegliere? la propria libertà o la libertà di tutti, di tutto il mondo e quindi la giustizia e non la legge, ben sapendo tuttavia che cosi, qualsiasi cosa succeda, non ne uscirai comunque vivo; non sarai mai vivo e mai libero, dovrai sempre convivere con il colore della tua pelle, con l’umiliazione, la paura e la violenza psico-fisica.

detroit-movie-trailer-screencaps-images-kathryn-bigelow-9Scrive Ta-Nehisi Coates nel suo libro Tra me e il mondo: “Gli americani credono nella realtà della razza […] Il razzismo, la necessità di assegnare agli individui caratteristiche precise fino all’osso per poi umiliarli, sminuirli o distruggerli, è la conseguenza necessaria di questa condizione inalterabile.”

 

 

 

Marie Angela Tuala Paku

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Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.