RomaFF12 – Una Questione Privata

È quanto meno curioso che proprio nel momento in cui in Italia si dibatte furiosamente sull’innalzamento dell’età pensionabile, i fratelli Taviani (174 anni in due) abbiano deciso di far uscire il loro ventunesimo film: Una Questione Privata.

La pellicola, presentata ieri sera alla Festa del Cinema di Roma, è infatti figlia di un lirismo che sembra appartenere a un’altra era cinematografica. Tempi in cui il messaggio politico veniva sempre prima della storia e la noia era sinonimo imprescindibile d’autorialità.

Sullo sfondo delle Langhe devastate dai sussulti finali del secondo conflitto mondiale, il partigiano Milton (Luca Marinelli) cerca disperatamente un prigioniero fascista da scambiare col suo amico Giorgio (Lorenzo Richelmy), catturato dalla Brigata Nera.

Lo fa per una questione privata che per lui va al di là dell’amicizia e degli ideali della resistenza. Il pettegolezzo di una serva non gli dà pace e ha un disperato bisogno di chiedere all’amico se è vero che abbia sedotto Fulvia (Valentina Bellé), l’amore della sua vita.

La sceneggiatura è liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio, uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana.

Il nocciolo della questione, però, non è certo lo stucchevole dibattito sulla fedeltà al testo originale che scaturisce inevitabilmente in ogni trasposizione cinematografica dei libri venerati dai loro lettori.

Ma è innegabile che se il Milton fenogliano è un uomo/personaggio sempre realistico nella sua straordinarietà, giustificato da una statura morale che lo obbliga ad anteporre la sua questione privata alla guerra che sta combattendo; il Milton tavianesco è un Orlando eccessivamente furioso, un uomo/personaggio stralunato, fuori dal tempo della sua storia e anche da quella del cinema contemporaneo.

Aggiungete dialoghi macchinosi e irreali, un ritmo pachidermico e una fotografia che più smarmellata (cit.) non si può e ed ecco che avrete ottenuto il perfetto Film riconosciuto di interesse culturale con contributo economico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo Direzione Generale per il Cinema.

Un’opera capace di raccogliere solo l’ipocrisia degli applausi istituzionali e le lodi della critica compiacente per partito preso. In poche parole, la cancrena che ce la sta mettendo tutta per uccidere il cinema italiano. E ci sta riuscendo.

Nicola Salerno

© Riproduzione Riservata

 

 

 

 

 

Nicola Salerno

Critico cinematografico, sceneggiatore e regista di pura fede tarantiniana. Si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma presentando una tesi su INGLORIOUS BASTERDS di Quentin Tarantino con il prof. Paolo Bertetto come relatore. Ha conseguito il Master in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e il Filmaking Certificate alla London Film Academy. Ha scritto e diretto i cortometraggi BUCHE PROFONDE, IL SOGNO SENZA GLORIA, A CAVALLO DI UN SOGNO e IL BENE CHE NON BASTA. Ora è al lavoro sul suo primo lungometraggio...