RomaFF12 – Last Flag Flying

Nell’America traboccante d’ipocrisia retorica di George W. Bush, Doc, Sal e Muller – tre ex marines, reduci del Vietnam – si rincontrano per la prima volta dopo trent’anni. Sembra la classica rimpatriata tra vecchi commilitoni – qualche bicchiere di troppo e tante chiacchiere sui bei tempi andati – ma non è affatto così. Doc, la mascotte del gruppo al tempo del Nam, è venuto a chiedere ai suoi vecchi amici un favore insolito e inaspettato: vuole che lo accompagnino a prendere la salma del figlio Larry Jr., rimasto ucciso in combattimento in Iraq.

Questo è Last Flag Flying, assoluto capolavoro di scrittura, regia e recitazione, visto alla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Tre uomini e una bara. Suona divertente e in effetti il film lo è: si ride dall’inizio alla fine. Eppure, quando si sono riaccese le luci in sala, molti spettatori sono stati sorpresi ad asciugarsi le lacrime. Pianto che si univa a quello di Doc che legge l’ultima lettera del figlio nella scena finale. Con lo stesso incantesimo creato dalle penne di Vincenzo Cerami e Roberto Benigni ne La Vita È Bella, una tragedia assoluta si ritrova ad essere declinata sullo spartito della commedia.

Tratto dall’omonimo romanzo di Darryl Ponicsan che ha scritto anche la sceneggiatura assieme al regista Richard Linklater, il film vede protagonisti Laurance Fishburne (nei panni del redento pastore Richard Muller), Bryan Cranston (che interpreta l’alcolizzato e sboccatissimo barista Sal Nealon) e uno straordinario Steve Carrell (che presta la sua faccia da comico al timido impiegato Larry “Doc” Shepard).

La salma di Larry Jr. – anche lui arruolato nel corpo dei Marines – arriva all’aeroporto fasciata dalla bandiera a stelle e strisce, con tutto il formale e pomposo cerimoniale riservato agli eroi caduti per la patria. Una farsa che sembra gettare sale sulle ferite mai cicatrizzate dei tre reduci. Si sentono canzonati da quelle stesse chiacchiere che avevano macellato la loro generazione nella giungla vietnamita.

Doc decide di rifiutare le esequie militari offerte dal governo e decide di seppellire il figlio nel piccolo cimitero vicino casa sua, con un funerale civile, vestendo la salma con l’abito di laurea e non con la divisa.

Ha inizio così il lungo viaggio con cui Muller, Sal e Doc riporteranno a casa la bara di Larry Jr. Chiacchiere, sbronze e disavventure a non finire costringeranno i tre ex marines a fare i conti col passato. Riporteranno alla luce traumi volutamente rimossi. Aumenteranno il loro rancore verso governi capaci di solo di mentire e mandare  i giovani americani a morire in guerre ingiustificate. E allo stesso modo, sveleranno la meravigliosa utopia del sogno americano che – soprattutto attraverso il cinema – è ancora capace di conquistare gli uomini e il mondo. Più di quanto sia riuscito a fare il glorioso corpo dei Marines. Glory Glory Hallelujah!

Nicola Salerno

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Nicola Salerno

Critico cinematografico, sceneggiatore e regista di pura fede tarantiniana. Si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma presentando una tesi su INGLORIOUS BASTERDS di Quentin Tarantino con il prof. Paolo Bertetto come relatore. Ha conseguito il Master in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e il Filmaking Certificate alla London Film Academy. Ha scritto e diretto i cortometraggi BUCHE PROFONDE, IL SOGNO SENZA GLORIA, A CAVALLO DI UN SOGNO e IL BENE CHE NON BASTA. Ora è al lavoro sul suo primo lungometraggio...