“Valerian e la città dei mille pianeti” – quando gli effetti sono il vero cuore del film

Benvenuti ad Alpha, la città dei mille pianeti”. />Già dal trailer l’ultimo film di Luc Besson (Leon, Il quinto elemento e Lucy) “Valerian e la città dei mille pianeti” sembra segnare l’inizio e la nascita di un nuovo universo fantascientifico. Già famoso per film dello stesso genere come Il quinto elemento e Lucy, Besson ha però dovuto aspettare fino al 2016 per vedere il sogno di portare il fumetto (scritto da Pierre Christin e Jean-Claude Mézières e che il regista lesse da bambino) Valerian e Laureline sul grande schermo.

027Gli agenti Valerian (interpretato da Dane DeHaan, The amazing Spiderman 2 e La Cura Del Benessere) e Laureline (interpretata da Cara Delevigne, Suicide Squad) vengono mandati in missione per recuperare l’ultimo Trasmutatore del pianeta Mul, distrutto trenta anni prima durante una battaglia tra astronavi e di cui la popolazione sopravvissuta rapisce il Comandante Arun Filitt (interpretato da Clive Owen, I figli degli uomini e King Arthur), al quale i due agenti erano stati affidati come scorta. Inizia il viaggio dei due eroi al salvataggio del Comandante tra le zone della città spaziale di Alpha, fino alla scoperta del luogo dove risiedono i superstiti del pianeta Mul, distrutto proprio dal Comandante, che dopo una battaglia per seppellire il suo passato, paga per la sua colpa di aver distrutto il pianeta dei Pearls, civiltà che grazie all’aiuto di Valerian e Laureline ricostruirà il proprio pianeta.

ecco-tre-nuovi-spot-tv-di-valerian-e-la-citta-dei-mille-pianeti Il fumetto creava un universo di creature ed ecosistemi talmente emozionante e variegato che ogni approccio prima delle moderne tecnologie sembrava al regista limitato e riduttivo per il suo grande progetto. Ma nel 2016, raccogliendo l’eredità di Avatar (diretto da James Cameron nel 2009), capostipite del genere, Besson ha finalmente gli strumenti per realizzare il suo sogno, dare vita ad un viaggio in un nuovo universo fantascientifico (“Quando è apparso Avatar, tutto è diventato possibile. Ricordo di aver pensato ‘Un giorno tornerò alla fantascienza con questi nuovi strumenti, l’unico limite è l’immaginazione’. È stato in quel momento che ho deciso di fare Valerian”). Avvalendosi di collaboratori storici (molti dei quali hanno lavorato con lui in Lucy) e di nuove menti per i progetti, i disegni e gli effetti, il regista lancia questa nuova sfida al suo team creativo. Motion capture, green e blue screen, ore e ore di riprese create direttamente al computer dagli esperti di visual effects, capitanati dal supervisore agli effetti visivi Scott Stodkdyk (Il grande e potente Oz e Spiderman 2) aprono un panorama nuovo, impensabile e soprattutto credibile. valerian-meloOgni creatura, dal piccolo Trasmutatore ai draghetti che fanno da cani da guardia ad uno dei boss del Big Market del pianeta Kirian, ogni alieno è perfetto, perfettamente credibile e curato in ogni dettaglio, così come i luoghi in cui queste creature si muovono. Il Big Market, il pianeta Mul, la Paradise Alley e soprattutto la città di Alpha sono così dettagliati da far pensare che non siano stati appena sviluppati, ma che appartengano ad una tradizione consolidata e perfezionata negli anni. Nel creare il Big Market (luogo del primo incarico dei protagonisti), il regista inserisce una riflessione sul mezzo che sta usando, la tecnologia 3D, come aveva già fatto in alcuni dei suoi film precedenti (Il quinto elemento e Lucy). Questo mercato altro non è che una distesa desertica circondata da mura armate, almeno finché gli avventori all’entrata non indossano casco e occhiali speciali che fanno apparire lo spettacolo davanti a loro e allo spettatore (che spesso ammira questo effetto attraverso le soggettive dei vari personaggi): un pianeta su molti livelli, botteghe ovunque, anche una zona interdetta agli umani dove si compiono i traffici più segreti; un pianeta intero nascosto alla vista di chi non ha gli strumenti (gli occhiali) per vedere.valerian3 In pratica una metafora dello spettatore che in sala assiste al medesimo spettacolo indossando gli occhiali per la visione in 3D, tecnica prevista fin dall’inizio dal regista (anche se il 3D non arriva prepotente allo spettatore, quasi un di più che può essere evitato). Tutta la scena sembra quasi il livello di un videogioco, dove più personaggi con i loro visori e le loro armi aiutano i protagonisti a terminare la missione, quasi un gioco multigiocatore dove i partecipanti si parlano e danno indicazioni attraverso gli auricolari, entrando e uscendo spesso dalla realtà del mercato per tornare al piano deserto e viceversa. Entrare, recuperare l’obbiettivo, scappare. Uno dei lavori maggiori tuttavia arriva con la nascita del pianeta Mul, popolato dai Pearls, specie pacifica e in connessione col loro pianeta, che non solo vengono tutti ripresi in motion capture, ma allo stesso tempo circondati da scenografie completamente digitali e computerizzate, il tutto ricco di dettagli e di colori sgargianti. Tutto questo per arrivare alla città di Alpha: un pianeta artificiale costruita negli anni agganciando stazioni spaziali di tutte le specie aliene che vogliono unirsi in questo mondo multiculturale (modo di costruire una gigantesca nave speziale che era già stato usato, in maniera diversa ma simile, nella serie tv The 100); un pianeta metallico nuovo, con mari e habitat congeniali per ogni specie, luoghi in cui prosperare o nascondersi, come i Pearls nella “zona rossa” (zona indicata come radioattiva e letale dal Comandante e destinata alla distruzione in uno dei tentativi proprio del Comandante di cancellare gli ultimi testimoni del suo delitto del passato, la distruzione del pianeta Mul). C’è tanto da creare, tanto da ideare, forse troppo da vedere. Perché se è vero che visivamente il film è perfetto, il peso del tanto lavoro di effetti si fa sentire su altri aspetti della realizzazione filmica.valerian-destinazione-cosmo-3

La storia soffre, schiacciata dalla grande struttura d’insieme: la trama si riduce al classico schema della fiaba, dove però il protagonista, nonostante il suo nome sia il titolo del film, non è mai solo Valerian né solo Laureline. I due agenti si passano lo scettro del comando sull’azione di scena in scena e ognuno di loro ha di volta in volta la sua missione, il suo oggetto da trovare o la sua persona da salvare fino al finale del film dove i loro obbiettivi coincidono. A vicenda Valerian e Laureline si cercano e si salvano, ma non spicca mai un protagonista unico, né c’è una spiccata evoluzione dei personaggi, che restano quasi quelli di partenza (solo Valerian cambia la sua personalità per conquistare la sua coprotagonista, senza però quel punto di crisi e quella catarsi netta che ci si aspetterebbe). I personaggi passano in secondo piano, compreso quello che dovrebbe essere il cattivo della storia, palesato dall’inizio (dagli ordini lasciati ai robot K-Tron) e senza né le motivazioni forti di distruzione che ci si aspetterebbe dall’inizio da un cattivo e senza la scoperta finale delle sue vere intenzioni. Il generale è solo un piccolo uomo spaventato che non vuole conquistare il potere, come sarebbe ipotizzabile, ma solo coprire ad ogni costo gli errori del passato. In sostanza, quello che dovrebbe essere il cuore pulsante del film (la trama di scoperta, punizione e redenzione dal male attraverso i protagonisti) perde il centro e diventa solo un mezzo per presentare tutto l’affresco creato dagli artisti degli effetti. Si ha così la sensazione che il film non voglia raccontare una storia supportata e arricchita da degli ottimi effetti, ma che proprio gli effetti siano la storia da raccontare e le vicende dei protagonisti siano solo il pretesto per iniziare il viaggio nel mando creato da Besson e dai suoi collaboratori. Molti fili della trama si perdono nel mare dei luoghi in cui lo spettatore viene portato, per poi ricomparire in altri momenti in cui si deve passare da una specie aliena all’altra per continuare il viaggio.valerian-citta-dei-mille-pianeti-luc-besson-gia-scritto-due-sequel-v3-299177-1280x720

Per chi vuole farsi stupire da questo nuovo universo, comunque il film scorre piacevolmente tra battute dei protagonisti (che recitano comunque tutti in piena forma), panorami incantevoli, creature tenere e momenti di puro intrattenimento fine a se stesso (come lo spettacolo di Bubble o la scena della scelta del vestito di Laureline per la cena dell’imperatore degli alieni che l’hanno catturata). In conclusione, “Valerian e la città dei mille pianeti” è un film piacevole nonostante tutto, la cui vera forza risiede nel reparto di effetti visivi a scapito della struttura portante che ne risente, allontanando il film dal suo reale potenziale (cosa che era invece la forza di Avatar, l’unione di storia ed effetti).

 

Sabrina Podda.

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