Cattivissimo Me 3: incontro alla Casa del Cinema con i doppiatori italiani

Dal 24 Agosto arriva al cinema Cattivissimo Me 3 diretto da Pierre Coffin, Kyle Balda ed Eric Guillon, prodotto da Illumination, sarà distribuito in Italia da Universal Pictures.

Gru, licenziato dalla Lega Anti Cattivi per aver fallito la missione di sconfiggere l’ultimo malvagio che minacciava l’umanità, è in crisi. Un individuo misterioso, dopo avergli comunicato la triste notizia della morte del padre, gli rivela che ha un fratello e che quest’ultimo vuole conoscerlo e seguire le sue orme sulla strada del crimine. Gru fa confessare alla madre di aver avuto due gemelli, divisi in fasce nel momento in cui i due genitori hanno deciso di separarsi. Il nostro protagonista parte alla volta di Freedonia per andare a conoscere suo fratello, il cui nome è Dru.

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In questa nuova avventura, Gru ha come antagonista Balthazar Bratt, ex star della tv degli anni ’80 che impersonava un bambino genio del male che ambiva alla distruzione del mondo; ha perso il lavoro quando è arrivata la pubertà; Balthazar ce l’ha a morte con Hollywood e medita piani di vendetta.

“Nel primo film Gru scopre come ci si sente ad essere padre e quale amore incondizionato si provi. Nel secondo abbiamo vissuto l’innamoramento di Gru. Ora dovrà affrontare una crisi d’identità, visto che si trova disoccupato e con un fratello come rivale” ha dichiarato Chris Meledandri, produttore e amministratore delegato di Illumination.

Abbiamo incontrato a Roma, alla Casa del Cinema, i doppiatori italiani: Max Giusti, che ha prestato la voce a Gru e a Dru; Paolo Ruffini che ha impersonato Balthazar Bratt; Arisa che è tornata a vestire i panni di Lucy, la moglie e collega di Gru.

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  • Visto che il film è un grande omaggio agli anni ’80, che rapporto avete con questo decennio?

Max Giusti: Quella è l’età dell’imprinting, l’età dei sogni, quella della positività. Secondo me la cosa bella di Illumination è che ci ha portato dal mondo costruito dalle fiabe a dei cartoon che sono assolutamente dei film dove il papà non si addormenta tenendo i popcorn dei figli.

Paolo Ruffini: Io sono rimasto negli anni ’80; ho fatto un musical sugli anni ’80, per me erano gli anni dei film che cominciavano alle 20.30, dei VHS, sono gli anni del cubo di Rubrik, di Holly e Benji, di Bim Bum Bam, del walkman. Io interpreto un personaggio, che si chiama Balthazar Bratt, che è un enfant prodige degli anni ’80 di una serie televisiva, poi viene licenziato; più che essere cattivo è un infelice. Io ho tatuato Gary Coleman che era Arnold; io ce l’ho tatuato proprio perché per me quel telefilm lì, che è Il mio amico Arnold, per me questo tatuaggio è l’amicizia; quando tornavo a casa dopo la scuola stavo con il mio amico Arnold. Gli anni ’80 sono gli ultimi anni dove il mito, l’epica del cinema, dei videogiochi, della pop culture che veniva anche dall’America, da MTV, ha resistito e rimane il bagaglio culturale che abbiamo oggi.

Arisa: Io sono nata nell’82; ho vissuto consapevolmente gli anni ’90. Mi piaceva tanto lo stereo con la musicassetta dove tu potevi registrare anche i frammenti di radio; mi piacevano molti i colori, la spontaneità. Oltre a un fatto culturale di estetica, era anche interessante il livello di serenità che si viveva in famiglia negli anni ’80.

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  • L’evoluzione di Gru in questi sette anni, come sente addosso questo personaggio che immaginiamo le sia caro? (domanda rivolta a Max Giusti, Ndr)

M. G.: Mi è carissimo. Io non amo i cartoni; Illumination ha portato, con Cattivissimo Me, un modo di vedere i cartoni non banale. Mi annoio facilmente; non è mai stucchevole quello che propongono loro. Gru è cambiato, anche nel modo di parlare, si è evoluto. C’è stata un’attenzione enorme su ogni passaggio; trovo che Gru si sia evoluto un po’ come me, quando torno indietro vedo gli anni che passano. I cartoni ti fanno fare una pausa e respiri quell’odore buono del bucato di nonna di quando eri piccolo. Il mondo dei bambini ti aiuta, ti pulisce; spesso noi, nel nostro mestiere, non abbiamo tanti ambienti puliti e profumati. È una grossa opportunità, ma non solo lavorativa e professionale, ma anche umana.

Una domanda per Paolo Ruffini: Il suo ruolo è stato molto complicato, uno sforzo per la voce.

P. R.: Sai, fai il pazzo, urla continuamente, sono rimasto afono cinque o sei mesi; era molto impegnativo. Ti senti una responsabilità addosso pazzesca perché, ovviamente, non è che doppi un cartone animato, doppi i sogni di tanti bambini. L’aderenza che questi cartoni animati hanno nei confronti della realtà, le tematiche che affrontano che sono di un’urgenza pazzesca, ti mettono nelle condizioni di sentirti responsabile di quello che fai. Doppiare un personaggio che, rispetto ad altri cattivi, ha delle sfaccettature in più perché, fondamentalmente, è un infelice, non è un cattivo che nasce cattivo, ma è un cattivo perché è frustrato. Il tema del film forse è la felicità, ogni personaggio ha a che fare con un raggiungimento. È evidente che, quando vuoi raggiungere la felicità e non ci arrivi, ci sono due forme: o sei resiliente, cioè trasformi quell’insuccesso in vantaggio oppure ti arrabbi e, come tante persone che credo si incontrino durante la giornata, queste persone non sono cattive, sono infelici, persone a cui manca la carezza della nonna. Sarebbe bello far vedere i cartoni animati anche agli amici dell’Isis. Ci si prende tutti tremendamente sul serio. Questo film abbina la nostalgia al senso di felicità e al grande senso di libertà; questo film è veramente un film politico, è un film che ti racconta un’idea nuova di famiglia, che ti racconta qualcosa in più sul raggiungimento dei tuoi sogni; è un film che parla di te, ma forse ancora non lo sai. C’è una sorta di catarsi ellenica; l’idea di fare un cartone animato come Cattivissimo Me in un momento come questo dove si parla tanto di hating, di odio sui social, è catartico. I bambini vanno a vedere un film dove quando si parla di guerra, si parla di guerra dance, ci si fa la guerra a chi balla più da scemo. È un’idea talmente interessante, colorata e urgente di battaglia da comunicare ai nostri bambini che credo che questo sia un film che abbia un valore importante. La guerra dance dovrebbero farla anche i nostri politici in tempi elettorali.

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  • Voi date la voce ai personaggi, ma i personaggi, in qualche modo, vi restituiscono qualcosa. Vi costringono ad esplorare una parte di voi, o della vostra voce, che non conoscete. Che cosa vi hanno dato questi personaggi?

Arisa: Per me Lucy è di grandissimo esempio, perché anche lei è una donna combattuta tra gli affetti e la carriera; lei riesce con leggiadria e maestria a conciliare tutto, ad essere super amabile, super paziente, super presente. Ogni tanto emerge e mi porta in una dimensione di rettitudine, mi fa riflettere per una settimana, poi ritorno io. Il doppiaggio mi ha aiutato a scoprire dei colori della mia voce che non conoscevo.

P. R.: È veramente un cattivo anomalo; è un cattivo che da una parte, un po’, lo capisco. Mi ha fatto capire di come, a volte, anche se delle cose nella vita non vanno esattamente come te le aspetti, puoi risolverle ugualmente. È un personaggio molto fico.

M. G.: Gru mi ha fatto essere fico agli occhi del pubblico più importante che sono i bambini e “i miei bambini”; per una volta ho indossato i panni del vincente, che però è come me: fisicamente è un po’ grosso, sovrappeso, con le gambe secche, sbaglia mentre fa le cose. Stavolta ho vinto; io sono un comico, i comici non vincono mai; è stata un’opportunità enorme, essere fico in famiglia è la cosa più importante che c’è.

  • La famiglia di Gru e Lucy è tradizionale, ma non così tanto: tre bambine adottate, un esercito di omini gialli che le combinano di tutti i colori. La felicità si trova nelle persone che ci stanno accanto, non necessariamente ci dev’essere un legame di sangue.

Arisa: Io penso che in realtà dovremmo esercitarci di più ad acuire i ricettori del nostro cuore, a circondarci delle persone che ci fanno bene, senza chiedersi troppo della natura dei rapporti, così nascono le famiglie più innamorate.

Aurora Tozzi

© Riproduzione riservata

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Aurora Tozzi

Laureata in Lettere Classiche e in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale. Appassionata di cinema e letteratura. Ha aperto un blog, Club Godot.