Rogue One. Storia di speranza, eroismo e sacrificio in una galassia lontana.

Finalmente arriva nelle nostre sale l’attesissimo Rogue One: A Star Wars Story, spin-off  legato alla saga cinematografica creata da George Lucas, ovvero il primo film della serie Star Wars Anthology, una collezione di film a sé stanti e ambientati nell’universo base che tutti conosciamo anche se non direttamente collegati ai capitoli canonici. Prodotto dalla Lucasfilm e scritto da Chris Weitz e Tony Gilroy, il film è stato diretto dall’apprezzato Gareth Edwards, già regista di Monsters e del blockbuster di successo Godzilla del 2014, e vede nel cast principale Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Jiang Wen, Forest Whitaker, Mads Mikkelsen e Alan Tudyk.

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Inutile dire che la curiosità verso la pellicola era moltissima.

Tutti ci siamo chiesti “può un film ambientato nell’universo di Star Wars essere comunque un film della saga senza i suoi personaggi principali, il canonico incipit con le note di John Williams, i suoi oggetti (su tutti la spada laser) e con una base narrativa nuova, inserita in mezzo ai grandi eventi noti ai fan?” La risposta è assolutamente sì. Certo che è possibile e aggiungo che se nei prossimi progetti (tra cui un film che esplorerà maggiormente la figura di Han Solo) non mancheranno mai l’attenzione all’intrattenimento, la cura al dettaglio e un’affidabile gruppo di persone dietro le quinte, davvero interessate a raccontare storie appassionanti e solide, allora avremo molto per cui gioire in futuro.

Inserito cronologicamente tra La vendetta dei Sith (Ep.III) e Una Nuova Speranza (Ep.IV), Rogue One ci racconta le gesta di quei personaggi narrati nell’incipit del quarto episodio (quello del 1977), i veri protagonisti di quella “prima vittoria dell’Alleanza contro l’Impero Galattico”, la missione che ha permesso di ottenere i piani per distruggere La Morte Nera.

Conosciamo la storia dietro la storia con la S maiuscola, una vicenda di piccoli eroi disillusi, combattuti e stanchi che prendono in mano la situazione, mentre la ribellione era troppo disunita nel decidere sul da farsi. Si riscoprono uniti in una causa comune e intraprendono questa missione suicida nel nome di una speranza che sembrava invisibile. A comporre questo squadrone ci sono: Jyn Erso, donna agguerrita e indipendente (che ha il volto della brava Felicity Jones) e figlia dello scienziato che ha ideato la Morte Nera (interpretato da un incisivo Mads Mikkelsen); il Capitano Cassian Andor, ufficiale dell’Alleanza; un guerriero ceco devoto al culto della Forza di nome Chirrut Îmwe e il suo leale amico Baze Malbus, sempre pronto a guardargli le spalle; un pilota disertore e persino un droide imperiale, K-2SO, dotato di un sarcasmo totalmente assente nei celeberrimi R2D2 e C3PO.

Questi personaggi, le loro vicende e i loro conflitti personali sono senza dubbio il punto di forza perché proprio attraverso essi quest’opera riesce ad essere un rispettoso omaggio al passato e insieme una rilettura di motivi classici, secondo un approccio più moderno e più vicino alla realtà. Si tratta di un film indipendente all’interno della narrazione espansa che non stravolge i dettami, la struttura e il mito così come li conosciamo, ma li ripropone con sfumature inedite, più oscure e disincantate rispetto alla Saga di Lucas. Basterebbe citare qualche intelligente battuta del copione o illustrare un qualunque dilemma messo sul piatto (è davvero necessario compiere un’azione cattiva per il bene?) per rendersi conto di ciò. La messa in scena, poi, ci mette molto del suo, specie nel modo in cui lavora sull’immaginario lucasiano e lo trasporta in un clima da war movie selvaggio e sporco; merito del bravo regista Edwardsconosciuto nel circuito indipendente americano e dotato di spalle larghe quanto basta per far fronte ad un colosso produttivo come questo. Non solo è riuscito a districarsi in una produzione del genere, regalandoci sequenze ad alta spettacolarità senza perdere di vista il racconto, ma ci ha offerto inaspettati istanti di pura bellezza per immagini e di commovente partecipazione emotiva senza nulla togliere al puro entertainment.

Ogni dettaglio è perfetto: gli scenari, i costumi, gli effetti speciali, la fotografia e l’ottima colonna sonora di Michael Giacchino che dimostra di poter aggiornare le note familiari di Williams mantenendo intatta l’emozione.

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Rogue One è diviso in tre atti, possiede un’impianto drammaturgico rodato ma inappuntabile e va sempre più in crescendo. Sa parlare il linguaggio della fantascienza, si prende il tempo giusto per presentare i suoi personaggi, ricchissimi per spessore, e poi organizza al meglio lo sviluppo centrale fino ad un epilogo carico di azione e phatos. La tragica battaglia combattuta su più fronti (come Lucas insegna) durante la missione è gestita con uno sguardo più cupo e umano poiché i soldati non sono pupazzetti da far saltare in aria, i laser e le esplosioni hanno un sapore di contemporaneo realismo e il senso di morte incombente è davvero tangibile.

La scommessa dei realizzatori è stata vinta appieno e ho anche avuto una piccola soddisfazione personale: nonostante gli anni, nonostante le evidenti differenze rispetto al passato (e si notano se ben guardate) è stato bellissimo ritrovare alcune figure mitologiche (una delle quali praticamente resuscitata dalla tecnologia CGI) in particolare Darth Vader, quello vero, con la sua carismatica presenza e il suo temibile respiro. Un cammeo, in realtà, efficace nel restituirci tutta la grandezza immortale di quel servo del male con cui siamo cresciuti.

Dopo aver visto questo grandissimo film, che termina proprio facendo “a staffetta” col passato, già riportato alla vita in modo più adulto ne Il Risveglio della Forza, non vediamo l’ora di sapere cos’altro ha da offrirci questo rinnovato franchise. Che la Forza ci accompagni!!!

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Laura Sciarretta

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