Mokusatsu

Ci sono cose che al cinema non ti aspetti. Un po’ ciò che accade con questo cortometraggio.

Mokusatsu si presenta, dalla sua locandina, dalla prima inquadratura, dalle prime note della colonna sonora, come un film drammatico giapponese. Appaiono, poi, i titoli di testa, rigorosamente in giapponese, e scopriamo dai sottotitoli che il cortometraggio è di Nour Gharbi, parigino, classe ’80 e che tutte le maestranze sono italiane. Disturbante e affascinante come connubio (film di un francese, girato da italiani, con attori giapponesi e in stile giapponese), Mokusatsu è un cortometraggio che commuove, che dimostra una incredibile sensibilità, che riesce a leggere e interpretare alcuni elementi della tradizione e della cultura giapponese, criticandoli, ma senza condannarli.

Siamo ad Osaka. In un appartamento come tanti, vivono Keiko e Takashi, una coppia molto unita. L’equilibrio fra i due si spezza quando Takashi decide di colpo di non parlare più. Non capendo questo silenzio improvviso, Keiko cercherà di scoprire cosa tormenta Takashi.
Una storia particolare, ma universale.
Redazione RearWindows