La sindrome di antonio – recensione

Dal 17 novembre esce al cinema La Sindrome Di Antonio, road movie ambientato nella Grecia dei Colonnelli, diretto da Claudio Rossi Massimi, storico regista RAI al suo esordio in un lungometraggio. La sorte (maligna) ha voluto che questa pellicola facesse da palcoscenico all’ultimo cameo cinematografico di Giorgio Albertazzi. Grande commozione al cinema Jolly di Roma dove, prima della presentazione del film, il cast ha consegnato una targa ricordo a Pia de’ Tolomei, moglie del celebre attore scomparso solo pochi mesi fa. Purtroppo, stiamo anche parlando dell’unica emozione che la serata è riuscita a strappare. La Sindrome di Antonio si sviluppa seguendo alla lettera la trama del film sul viaggio d’iniziazione. Quella più classica e scontata. Nell’estate del 1970 Antonio, giovane sognatore fresco di maturità, parte alla volta della Grecia per cercare la caverna di Platone. Manco a dirlo, incontrerà l’amore e una serie di personaggi strampalati che gli spiegheranno il significato della vita. A lui, di certo non agli spettatori. Girato quasi tutto in una Puglia malamente travestita da Grecia, la pellicola rappresenta un classico prodotto dell’attuale sistema cinematografico italiano. L’altra faccia del cinepanettone. Il film “intellettuale” per diritto di nascita, costruito – a suon di finanziamenti delle film commission – su un canovaccio di banalità e luoghi comuni. Un prodotto scialbo, tecnicamente e artisticamente, a dir poco insulso, nel suo verboso filosofeggiare capace di rendere irreale e inascoltabile ogni dialogo. I lunghi monologhi sulla vita del (povero) Remo Girone hanno la stessa valenza drammaturgica delle puzzette di Massimo Boldi mentre i dialoghi tra Biagio Iacovelli e Querat Badalamentii due protagonistifanno rimpiangere i duetti di Stanis La Rochelle e Corinna Negri in Occhi Del Cuore. C’è una battuta esemplare che il registaautore anche della sceneggiaturamette in bocca al suo protagonista all’inizio del film: «Parto da solo e mi sono capito da solo…». Ecco, non serviva aggiungere altro.

Nicola Salerno

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Nicola Salerno

Critico cinematografico, sceneggiatore e regista di pura fede tarantiniana. Si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma presentando una tesi su INGLORIOUS BASTERDS di Quentin Tarantino con il prof. Paolo Bertetto come relatore. Ha conseguito il Master in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e il Filmaking Certificate alla London Film Academy. Ha scritto e diretto i cortometraggi BUCHE PROFONDE, IL SOGNO SENZA GLORIA, A CAVALLO DI UN SOGNO e IL BENE CHE NON BASTA. Ora è al lavoro sul suo primo lungometraggio...