THE EMPTY BOX. L’impossibilità di ritrovarsi.

The empty box, titolo originale La Caja Vacía (tradotto letteralmente “La scatola vuota“) è un film diretto e interpretato dalla regista messicana Claudia Sainte-Luce, presentato durante l’ultima Festa del Cinema di Roma.

Messico. Jazmin, una giovane cameriera, e il padre Toussaint, sessantenne di origini haitiane, due perfetti estranei l’uno per l’altra, si ritrovano dopo molti anni di silenzio. Viste le sue precarie condizioni di salute, dovute a una grave forma di demenza vascolare, Toussaint sarà obbligato a trasferirsi nell’appartamento della figlia ancora piena di rancore. Mentre tra i due avviene un lento e difficile riavvicinamento, l’uomo, sempre più confuso e privato della memoria, inizia un piccolo viaggio interiore quando i ricordi dolorosi del passato iniziano a riaffiorare. Jazmin, nel frattempo, deve capire cosa fare della sua vita se accontentarsi di una routine solitaria e noiosa, servendo tavoli da fast food, o se provare a realizzarsi finalmente come autrice di testi teatrali e magari iniziare una relazione con un ragazzo appena conosciuto.

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La regista Claudia Sainte-Luce, che nel film ritaglia per sè il ruolo di Jazmin, per far entrare al meglio lo spettatore nel dramma interiore di Toussaint dona al film una struttura altalenante tra un presente grigio, composto da azioni banali e ordinarie e un passato che ci appare tramite luminosi flashback inseriti senza un ordine preciso, frammenti in cui vengono rivelate le paure e i traumi che ne hanno segnato la vita tanto da renderlo un emarginato. Con l’insorgere della demenza si autoreclude in una sorta di scantinato e sta sempre attaccato ad uno schermo tv collegato ad una videocamera in grado di spiare chi si affaccia alla porta di casa. I flashback siano incastrati in modo quasi schizofrenico, necessario per riflettere il progressivo decadimento mentale del personaggio, così come si rivela efficace la scelta della regista di mostrare Toussaint nei ricordi sempre come sessantenne, tanto da creare continui cortocircuiti tra il ricordo e il quotidiano, tra il sogno e la realtà, proprio come avviene nella sua mente disorientata.

Il film, però, è soprattutto la storia di un ricongiungimento impossibile tra un padre e una figlia. Se da un lato Jazmin supera il rancore verso il genitore (sempre freddo ed emotivamente distaccato nei suoi confronti sin dall’infanzia) e abbandona la ritrosia verso l’amore, dall’altro si capisce drammaticamente come la malattia sia una barriera troppo alta da valicare, nonostante lievi e sottili spiragli di affetto da parte dell’uomo.
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The empty box è un film dallo stile privo di artifici, dalla fotografia sporca e dalla scrittura scarna, scelte che restituiscono il senso di solitudine e la vuota routine dei personaggi ma il risultato non centra completamente il cuore dello spettatore risultando inconsistente e troppo noioso. Se siete alla ricerca del classico dramma familiare, resterete delusi. Coloro che, invece, riusciranno a cogliere il valore emotivo dietro ogni azione, gesto o sguardo degli interpreti, apprezzeranno un racconto sul dolore e sulla perdita di un impossibile ricongiungimento padre-figlia.

Laura Sciarretta

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