Sole, cuore e amore – ricordiamo che è una storia vera

Una storia che non aveva bisogno di essere inventata e scritta, era già tutto scritto. Le vicende ed i particolari del film non si discostano molto dalla storia vera, dalla quale il film è spudoratamente ispirato, senza però farne cenno. Che i fatti fossero tratti da una storia vera sarebbe dovuto essere evidenziato in più di una occasione, dai titoli di testa a quelli di coda, dal regista in conferenza stampa, dalle attrici o nei manifesti. Invece sembra quasi che questa emozionantissima storia sia solo frutto della magia creativa del regista e sceneggiatore Vicari.

Ma non è proprio così, di originale forse c’è solo il nome della protagonista e del bar, la storia della sua migliore amica ballerina, con crisi di sessualità e familiari (un personaggio stereotipato in ogni minimo dettaglio – un accozzaglia di abiti da frequentatrice di centro sociali nei primi 2000 – nessuno si veste così da almeno 10 anni, mi domando anche da dove abbiano preso gli abiti di scena).

La storia di Elisa era già tutta scritta, scritta da chi l’ha vissuta veramente quella storia, di Isabella Viola che poco meno di 4 anni ha veramente lasciato i suoi 4 figli e suo marito morendo nella banchina della metropolitana a Roma Termini.

Isabella lavorava in un bar sulla Tuscolana – come Eli – dove preparava anche i dolci – come Eli – per recarsi a lavoro doveva svegliarsi alle 4 di mattina – Eli alle 4:30 forse – e passare più di 2 ore sui mezzi pubblici prima di arrivare al bar – come Eli. Isabella aveva 4 figli – come Eli – e possiamo continuare così per tutte le caratteristiche del personaggio.

C’era davvero bisogno di raccontare una storia così senza sottolineare la veridicità di essa. Il film sembra solo una completa finzione, una drammatizzazione di quello che è successo veramente, con l’aggiunta di qualche stacchetto musicale e tette. Stacchetti musicali dalle coreografie apprezzabili ma dalle inquadrature poco degne (dopo aver visto il montaggio delle migliore scene da musical secondo Michael Cimino il giudizio è automatico). Peccato per la colonna sonora molto interessante.

Insomma un occasione sprecata, molto più che con Batman VS Superman.

Storia del quotidiano ha sottolineato ripetutamente il regista nella conferenza stampa, storie di tutti i giorni, del 90% delle persone comuni (una percentuale credibilissima più di quelle di Barney Stinson), ma attenzione, non del 90% di chi fa cinema, perché – a detta del regista – loro se la cavano abbastanza bene (almeno lo ammette). E allora perché – verrebbe da domandarsi – questo bisogno di raccontare una storia quando non si è in grado di raccontarla, Vicari ci aveva commosso con Diaz, poi cosa è successo, l’empatia e la rabbia sono scomparse una volta entrati in quel famoso 90% di chi sta bene?

Tutto questo nulla toglie alla forza del film, alle emozioni che in sala ha saputo regalare ai più. Fil, ricordiamolo, scritto e diretto da Daniele Vicari, con il montaggio di Benni Atria e la fotografia curata da Gherardo Gossi. Cast all’altezza, Isabella Ragonese nei panni di Eli, Francesco Montanari che interpreta Mario, il marito della giovane donna e Eva Greco amica e confidente di Eli.