Mariottide -Maccio Capatonda e la sua sitcom

Internet ha aperto moltissimo, a volte troppo, spazio e visibilità a quelli che una volta erano solo fruitori di immagini a movimento. Questa apertura ha comportato notevoli cambiamenti del mercato, nella produzione, nella vita dell’utente (oggi attore). Abbiamo infatti un nuovo mercato, quello dell’audiovisivo, nuove e fertili case di produzione di piccola-media dimensione, nuovi player (ad esempio i youtubers). Nascono anche le piattaforme digitali, Netflix, Sky on Demand oppure Infinity e, con loro, la necessità di aumentare la produzione di prodotti audiovisivi di tipo seriale e non solo. Per questo nascono partnership ovunque tra piattaforme crowdfunding e nuovi investitori (come le banche) che vogliono approfittare di questo momento proficuo per l’audiovisivo.

Ma, scusate se lo faccio presente qui, l’audiovisivo non è cinema.
Le serie televisive non sono cinema.
Sono un altro tipo di prodotto.

Non pensate che ci sia da parte mia una sorta di razzismo nei confronti di questo tipo di prodotti (io stessa produco materiale audiovisivo), ma i festival cinematografici non sono il luogo deputato al lancio/presentazione di prodotti audiovisivi. Già da qualche anno ho notato questa tendenza che porta alcune serie ad essere presentate durante la Festa di Roma o il Festival di Venezia (per quanto un regista importante come Sorrentino possa sicuramente essere interessante in un panorama festivaliero, non dovrebbe portare The Young Pope a un festival cinematografico).

Così c’è un errore di fondo anche per quanto riguarda Mariottide. Presentare una web serie durante un festival che presenta film del calibro e spessore di Into the Inferno, Denial, Snowden, o 7:19 mi sembra fuori luogo. Non tanto perchè parliamo di una sitcom satirica, ma soprattutto per il formato.

Per quanto riguarda il contenuto può piacere come no. Ci sono elementi sicuramente interessanti come la tipologia di establishing shot che vengono utilizzate, così come lo stile dell’appartamento di Mariottide che ricorda il teatro di De Filippo caricato di colore e saturazione. Le sitcom americane, per quanto siano realizzare in teatro di posa e per quanto vediamo bene o male le scene dalle stesse inquadrature, non danno quel senso di finzione teatrale che in Mariottide è estremamente evidente. Sicuramente sarà una scelta stilistica, ma se il modello da imitare è quello, allora non ci siamo. Per quanto riguarda la sceneggiatura e le gag, le più carine sono quelle indubbiamente tra padre e figlio piuttosto che quelle ambientate nel bar. Registicamente è piatto e funzionale alla messa in primo piano di Maccio Capatonda e del suo Mariottide.

Gabriela Primicerio
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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.