Venezia73 #Day8 – cerchi che si chiudono

I cerchi della vita cercano sempre di chiudersi. E’ importante anche che glielo permettiamo, che ne cogliamo i segnali. Anni fa se mi chiedevate quale fosse il mio film preferito io rispondevo con sicurezza “Serendipity” e forse solo ora inizio a comprenderne il motivo. Certo era una risposta emotiva, ma ora capisco quanto fosse importante. Il significato della parole è “fortunato incidente” e come il personaggio di Sarah, io non credo negli incidenti. Non penso che il mio futuro sia scritto, ma  credo che se cogliamo i segnali giusti dalla vita, saremmo in grado di definire quanto saremo felici, in un modo o nell’altro. E non credo neanche che ci siano le coincidenze. Ovviamente il fatto che io abbia parlato delle first lady sarà qualche dimostrazione che la mia mente stava effettivamente elaborando che prima o poi durante il festival avrei visto un film su una first lady. Ed ecco che arriva la Jackie di Natalie Portman, con quella voce così fastidiosa, un tono da “sciacquata bionda” per usare un luogo comune. Diventa quasi irritante. Pablo Larrain descrive il personaggio cercando di renderne le diverse realtà, quella pubblica e quella privata, quale mezzo migliore del volto di Natalie in primo piano? Sempre espressiva e sempre brava si merita il centro totale dell’attenzione: centralità nel quadro e piani molto stretti su di lei. Per quanto il film sia estremamente bello e c’è chi parla già di premio Oscar per lei, è stato, secondo me, fin troppo acclamato al Festival di Venezia, cosa che mi ha quasi infastidita. Però, sarà magari un caso secondo voi (ovviamente secondo me no!), ma Jackie dimostra quanto sia “semplice” veicolare il pensiero delle persone. In questi giorni questo è un argomento su cui sto riflettendo molto. Come è cambiato il pubblico? Come è cambiata la fruizione del mezzo audiovisivo? Come averne il controllo? Perché controllare i media sembra essere, ancora una volta, il mezzo per insidiare una vera idea nelle persone. Se lo si vuole palesare, però, si sbaglia, si deve capire piuttosto come il pubblico pensa, fruisce, vive e sente le cose. Infatti è proprio Jackie che fa diventare JF Kennedy il presidente tanto osannato (giustamente? non lo so mica). Non c’è stato tempo per scavare ancora nei miei pensieri che allora sono rimasti, così, incompleti. C’era qualcosa di più importante da fare. Incontrare Natalie Portman. Dai tempi di Star Wars, che lei tanto sembra disprezzare, che voglio conoscere questa ragazza. Ho sempre pensato che fosse una grande attrice, mi ha sempre affascinato il suo essere chiusa, quasi timida nella vita reale, come se cercasse costantemente di risucchiare le esperienze di vita e immagazzinarle per poi rilasciarle tutte in qualche performance. Ed eccola lì, come al solito elegante, bella, posata. Risposte diplomatiche e qualche sorriso. Sembra sempre così perfetta.

Finita la conferenza ci vuole un po’ di svago e dopo essere riuscita a prendere il biglietto per il film di Malick (YEAH!), mi preparo anche psicologicamente a ciò che starò per vedere.

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Alle 17.00 eccomi in Sala Grande con i produttori, pronta ad assistere alla masturbazione delle immagini, così pulite, lente, eleganti, con la voce narrante di Cate Blanchett che ci prende per mano nel Voyage of Time. Cosa si può dire, questo film è Malick e Malick è questo film.

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La mia grande chiusura della giornata è invece stato Planetarium. Premetto subito che io non mi aspettavo nulla, come al solito andavo a vedere un film senza sapere praticamente nulla. Posso dire solo qualche cosa riguardo al film perché sinceramente, neanche ora, ne ho un’opinione chiara e definita. Sentire Natalie Portman parlare francese è sempre meraviglioso; il metacinema a me piace sempre e sempre di più, la le ossessioni degli esseri umani ci uccideranno. C’è chi in sala comunque ha urlato “vergognatevi!”, secondo me ha decisamente esagerato. Ora magari questo non sarà un filmone, ma ha spunti interessanti, ci racconta anche della crisi del cinema Francese negli anni ’30, insomma ha i suoi pro e i suoi contro.

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Comunque uscire di casa la mattina alle 6.15 e riprendere il treno alle 23.05 per arrivare alle 00.05 a casa è da morire. La stanchezza si fa decisamente sentire! Ma sicuramente ne vale la pena, questo Venezia73 è davvero un festival di qualità e di novità, un luogo dove i generi, forse per la prima volta, vengono presi tutti in considerazione.

A domani per l’ultima pagina da Venezia73!

Gabriela Primicerio

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Gabriela Primicerio

Laureata alla Sapienza in Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche, ha conseguito il diploma di Master in Gestione della produzione cinematografica e televisiva presso la Luiss. Costantemente in cerca di nuove sfide professionali.