Manhattan: dichiarazione d’amore a New York

“Be’, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Be’, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me… io direi… il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe DiMaggio e… il secondo movimento della sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione Potato Head Blues… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy…”

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Uscito nelle sale nel 1979, Manhattan è la decima opera di Woody Allen dietro la macchina da presa. Apprezzato dalla critica e amato da generazioni, questa pellicola si può definire un vero e proprio atto d’amore nei confronti di New York.

Scritto da Woody Allen, che ne è anche regista e protagonista, con Marshall Brickman, con cui aveva già lavorato per Il dormiglione e per Io e Annie, Manhattan è stato presentato fuori concorso alla 32ᵃ edizione del Festival di Cannes e nel 2001 è stato inserito tra i film da conservare nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Quest’anno è stato presentato di nuovo, in versione restaurata, alla 73ᵃ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Come dichiarazione d’amore a New York, città amata da Allen, il film si presenta in un bianco e nero che delinea, marcandoli con incisività, gli scorci, i palazzi e le vie grazie alla fotografia impeccabile realizzata da Gordon Willis. Come dichiarò il regista: “Forse è una reminiscenza di vecchie fotografie, film, libri e tutto quel genere di cose. Ma è così che mi ricordo New York.

Aspetto non secondario che ha contribuito alla perfetta riuscita di questa pellicola è la colonna sonora che Allen volle fosse tutta composta da musiche di George Gershwin, eseguita dalla New York Philarmonic diretta da Zubin Mehta e dalla Buffalo Philarmonic Orchestra diretta da Michael Tilson Thomas, tra i brani di maggior impatto non si può non ricordare Rhapsody in Blue.

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Trama intessuta di triangoli amorosi che si intrecciano, Manhattan rispecchia la decadenza e il caos che pervade la città nelle vite dei suoi protagonisti: Isaac (Woody Allen), autore televisivo che ha appena divorziato da Jill (Meryl Streep) e che, dall’esperienza traumatica che ha appena vissuto, decide di trarne materia per un libro; Tracy (Mariel Hemingway), la sua nuova fiamma, è una ragazza di soli diciassette anni che si trova invischiata in questa relazione dalla quale prenderà una pausa per portare avanti i suoi studi a Londra; Yale (Michael Murphy), l’amico di Isaac, anche lui in crisi con la moglie, che ha iniziato a tradire uscendo con Mary (Diane Keaton), la quale conosce Isaac e inizia con lui una relazione. L’intricata matassa non fa che puntare i riflettori sul fattore “instabilità emozionale” che caratterizza i rapporti di tutti i personaggi principali.

Manhattan ha fruttato due nomination agli Oscar per Mariel Hemingway come Migliore attrice non protagonista e per Woody Allen e Marshall Brickman per la Miglior sceneggiatura non originale. Questa pellicola ha ricevuto, inoltre, una nomination come Miglior film drammatico ai Golden Globe; due BAFTA come Miglior film e come Migliore sceneggiatura per i due autori sopracitati, oltre a otto nomination; il Premio César per il Miglior film straniero; ha fatto ottenere anche il Nastro d’Argento al Regista del miglior film straniero a Woody Allen.

Aurora Tozzi

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Aurora Tozzi

Laureata in Lettere Classiche e in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale. Appassionata di cinema e letteratura. Ha aperto un blog, Club Godot.