Suicide Squad – David Ayer E L’Ombra Del Moloch

Può un film risultare brutto non per colpa “sua” (e cioè per colpa delle squadre tecniche e creative che hanno collaborato alla sua realizzazione)? Suicide Squad, il terzo tassello del DC Extended Universe, fa il suo ingresso in sala gridando al mondo e a noi spettatori che si, effettivamente, è possibile che tutto ciò accada. Quando uscì Batman V Superman, gli spettatori si ritrovarono a fare i conti con un film sfilacciato, diretto in maniera pigra, incapace di creare una narrazione seria e dettagliata che puntasse ad organizzare le fondamenta di un Universo Esteso DC sulla scorta di quanto fatto dai Marvel Studios nei dieci anni precedenti, con dei fastidiosissimi ed inspiegabili buchi di sceneggiatura ed una caratterizzazione del personaggio di Batman che definire “lontana” dallo standard del fumetto, o anche solo dalle precedenti “letture” che altri registi hanno voluto dedicare al personaggio negli anni precedenti sarebbe un eufemismo. Ne derivò una (comprensibile) stroncatura generale, stroncatura che però, come si vedrà tra poco, partì da premesse corrette, ma venne alimentata, forse troppo, dalla rabbia (altrettanto lecita) nei confronti di Zack Snyder, regista tecnicamente legato ad una spettacolarità priva di sostanza e, già solo per questo, considerato l’inetto responsabile della rovina di due marchi di successo e del film che li avrebbe dovuti unire, un film che, sulla carta, sarebbe dovuto essere uno dei più attesi e spettacolari degli ultimi anni. Poi, però, qualcosa cambiò. Già una decina di giorni dopo la pioggia di stroncature al film di Snyder, qualche Gola Profonda all’interno della Warner cominciò a dire che il girato integrale del film (tre ore e poco più) sarebbe stato troppo lungo per risultare “commerciabile” per le masse e dunque ai montatori era stato praticamente ordinato di giocare al risparmio, di tagliare forsennatamente ogni sequenza che si sarebbe ritenuta inutile o eccessivamente complessa per lo spettatore medio. Quindi, il Batman V Superman che abbiamo visto noi, che tutti, alla fine, hanno avuto modo di vedere al cinema è forse una versione rimasticata, spezzettata, ingioiata e maldigerita dal grande mostro, appendice del capitalismo, che in questo caso è la casa di produzione del film che (horrido dictu!) una volta in più travalica eccessivamente il suo luogo di competenza ed arriva ad intervenire nel processo creativo del film al fine di renderlo più appetibile al grande pubblico, anche a costo di distruggere l’anima (magari valida) del progetto? Vorremmo che non fosse così, ma in realtà, segnali abbastanza lampanti ci dicono che è esattamente così che è andata. In realtà, basta un solo, singolo indizio a costruire la prova (e a presentare la Warner Bros in tutta la sua colpevole manchevolezza).  In occasione dell’uscita home-video di Batman V Superman infatti, la Warner fa uscire la director’s cut del film, che comprende tutto il girato originale di Snyder e soci. È un’edizione quasi “critica”, per la filologica cura nella ricostruzione del girato, è un “altro film” nella misura in cui il Batman V Superman “originale” di Snyder è ciò che di più lontano possa esistere dalla pellicola uscita nelle sale, è un gesto riparatore, compiuto da una casa di produzione che sa di aver compiuto qualcosa che, con le dovute proporzioni, risulta gravissimo. E dopotutto, basta poco per prendere atto della serietà dei danni. Le scene aggiuntive non solo approfondiscono la caratterizzazione dei personaggi e donano profondità a tutta la storia, ma contribuiscono letteralmente a rivoluzionare anche alcune singole intuizioni o idee verso i protagonisti che ciascuno di noi aveva sviluppato durante la visione (non faccio spoiler per chiunque non abbia ancora visto il film, ma diciamo solo che l’edizione integrale fa notare come non sia Batman ad uccidere i criminali, come il cut cinematografico ci aveva fatto credere). La Director’s Cut di Batman V Superman, ci fa prendere coscienza, una volta di più, di due dettagli fondamentali che entrano in gioco ogniqualvolta ci ritroviamo a giudicare un film da “esperti di settore” o anche solo semplicemente a guardarlo da spettatori. Il primo è che il sistema produttivo del film è ben più complesso di quello che può apparire. Ciò comporta che spesso, come abbiamo visto, all’interno del meccanismo creativo dello stesso entrano in gioco entità che in realtà dovrebbero rimanere nel loro spazio ed evitare di fare danni. Il secondo dettaglio da tenere a mente è che, proprio per questo, il semplice “giudizio” sul film acquista una sfumatura del tutto nuova. Prendiamo ad esempio proprio Batman V Superman. Il theatrical cut (il film con i tagli, in sostanza) venne accolto da giudizi che andarono dal “pessimo”, al “brutto” e da percentuali di qualità bassissime su siti come Rottentomatoes, com (40% circa), il director’s cut invece, con i buchi di sceneggiatura appianati, la caratterizzazione migliorata, insomma, con la longa manus di mamma Warner estromessa dal tavolo di gioco su tutta la linea, risulta essere un film godibile, tutto sommato realizzato degnamente, certamente danneggiato dai difetti tipici della regia di Snyder e da una sceneggiatura piagata da un troppo facile impiego della coincidenza, ma che al contempo risulta efficace resa su pellicola di quello scontro supereroistico che moltissimi fan stavano attendendo. Insomma, su pagella, ecco che il film di Snyder passa dall’avere un “tre” stiracchiato all’avere un sette pieno. Adesso è chiaro in quanti e quali modi una casa di produzione che pensa solo al guadagno e al business può danneggiare un film? Ebbene, sappiate che la Warner lo ha rifatto, solo che stavolta le cose sembrano essere andate diversamente, per la fortuna di tutti noi.

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Iniziamo col dire che Suicide Squad è un film letteralmente fatto a pezzi dal montaggio (di nuovo, ci credereste?). Attenzione, non sto dicendo che il montaggio, ardito, inusuale, inconsueto, velocissimo del film sia un difetto (dopotutto, è il modo migliore per rendere in scena la devianza e lo straniamento che accomunano i membri del team e che permeano ogni aspetto della pellicola), sto dicendo, ancora una volta, che alla Warner hanno giocato un po’ troppo con i software di editing. Jared Leto giusto pochi giorni fa, ha attaccato i detrattori del film affermando (carte alla mano) che lui, David Ayer ed il resto del team tecnico avevano girato numerosissime sequenze dedicate al Joker (sequenze a quanto si dice fondamentali, che non solo approfondivano la relazione tra lui ed Harley Quinn ma illuminavano di una luce diversa intere scene della pellicola, cambiandone addirittura il senso), che poi, chissà come, sono sparite dal “montaggio ufficiale” dopo pressioni dalla casa di produzione. Al contempo David Ayer stesso ha affermato di aver ricevuto pressioni al fine di ridimensionare alcune scene ed epurarle di alcuni dettagli che avrebbero potuto risultare sconvenienti per l’opinione pubblica. Si parla di intere linee di dialogo di Killer Croc, in cui il villain si apriva ai suoi compagni di team sulla sua condizione di emarginato sociale, e dunque utili alla sua caratterizzazione del personaggio, tagliate dal girato finale, o anche di scene in cui egli vomitava un cadavere a malapena digerito a causa del mal d’aria sparite nel nulla; discorso a parte, tra l’altro, va fatto per il personaggio di Slipknot, apparentemente liquidato dalla diegesi alla bell’e meglio, in realtà caratterizzato, nel montaggio originale, da battute e scene che mettevano in risalto il suo profilo di personaggio violento, orribile e deplorevole. In realtà, al di là di tutti questi miei ragionamenti, di tutte queste mie critiche, posso farvi comprendere perfettamente i danni compiuti dalla Warner in sede di montaggio utilizzando le parole di un caro amico che, dopo aver visto il film, mi ha scritto dicendomi che “questi hanno utilizzato tutte le scene del Joker presenti nel film per montare il trailer…ti rendi conto di come stanno messi?”.

A questo punto, viene da chiedersi, semplicemente, come possiamo valutare un film del genere?

Già, perché, di solito, quando ci si ritrova a dover recensire un film, il nostro dovere è porre la nostra attenzione sui pregi ed i difetti dello stesso, pregi e difetti, tuttavia (lo ribadisco giusto per precisione) che nascono o comunque derivano dall’azione e dalle scelte del cast tecnico (regista, attori e via dicendo), cosa succede, invece, quando, come in questo caso, le maggiori critiche al film ruotano attorno ad aspetti dello stesso su cui Ayer ed i suoi non hanno responsabilità alcuna o quasi?

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Se vi fate un giro su tutti i siti di cinema che hanno bocciato Suicide Squad noterete che nelle loro recensioni, il film viene criticato per il fatto di dedicare poco spazio ai personaggi secondari (alcuni specificano addirittura che si tratta di Killer Croc e Slipknot), per trattare il Joker in un modo che rasenta la macchietta, facendogli perdere profondità e per una sceneggiatura che risulta essere fumosa in alcuni tratti e forzata in altri. Alla luce di quanto detto fino ad ora, è chiaro che questi difetti non derivano dall’operato di David Ayer o della sua squadra, ma sono figli del theatrical cut autorizzato dalla Warner e solo controfirmato (di malavoglia?) dal regista e dunque risultano inutili ai fini di una valutazione del film che voglia essere (giustamente) seria ed obiettiva.

Proprio per questo, almeno io, ho scelto in questo caso di recensire Suicide Squad ponendo l’accento su pregi e difetti del film riconducibili all’operato di Ayer e soci ed ignorando deliberatamente tutti quegli aspetti fin qui ricordati su cui il regista ed il resto della squadra non hanno responsabilità alcuna.

A cosa ci troviamo davanti dunque? Ci troviamo di fronte ad un film che funziona sul piano narrativo malgrado quel montaggio criminale di cui sopra che, nel tentativo di confezionare un prodotto commerciale e commercializzabile, taglia linee di trama essenziali che rendono il girato (come notavano i miei colleghi) fumoso ed incoerente in alcuni tratti, un film che gioca tra l’altro con lo spettatore grazie ad uno dei più bei Macguffin a memoria d’uomo. Funziona la storyline nel suo complesso e funziona anche il cast, con Jared Leto che si dimostra ancora una volta l’attore professionale e talentuoso che è e con Margot Robbie che dà prova, ancora una volta, di possedere delle capacità attoriali straordinariamente fuori scala, soprattutto per una che a volte viene considerata (purtroppo) solo un bel faccino; menzione a parte per Cara Delevigne, che sopravvive, sebbene andando in affanno in alcuni tratti, alla prova del fuoco del set ancora una volta, rimanendo tuttavia penalizzata dalle poche scene che la vedono effettivamente protagonista (chissà se anche lei è una vittima illustre del montaggio Made In Warner). Al di là di questo però, Suicide Squad è un film che risulta efficace proprio perché caratterizzato da quel curioso mix tra lo stile grezzo ed antiretorico di David Ayer e la tendenza alla scorrettezza ed al politicamente scorretto del fumetto originale DC. È vero, come alcuni hanno detto, probabilmente la maggior parte delle uscite e delle trovate più “crude” del film non sarebbero potute esistere senza Deadpool, che sembra aver spianato la strada ad un nuovo modo, più adulto, di trattare la narrativa a fumetti al cinema, ma è altrettanto vero, che in Suicide Squad si caratterizza per alcuni dettagli che alla Marvel avrebbero inserito in un loro film solo dopo aver consultato uno stuolo di avvocati con stipendi a sei zeri. Di questo passo, viene da chiedersi quante altre scorrettezze siano rimaste nel montaggio integrale del film che noi non abbiamo (ancora) visto. Fa strano notare, a questo punto, come tutti i difetti del film, siano riconducibili proprio al tentativo di creare una pellicola supereroistica che sia finalmente sopra le righe, urticante, matura ed incapace di prendersi troppo sul serio tutto nello stesso momento.

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Ecco quindi come l’apporto della colonna sonora (organizzata tutta attorno a brani che puntano a scaldare gli animi del pubblico e a coinvolgere lo spettatore arrivando fino a farlo cantare sopra il film) risulti terribilmente squilibrato, con la maggior parte dei brani che fanno il loro ingresso in scena nella prima parte del film, lasciando praticamente privi di un accompagnamento musicale il secondo ed il terzo atto; ecco come delle battute di dialogo forse poco spontanee, di maniera e soprattutto ripetitive impregnano la maggior parte degli scambi tra Harley Quinn e gli altri membri della squadra nella seconda parte del film, tutti organizzati attorno al loro essere accomunati da un’anormalità che è anche il presupposto per cui essi compiono il male; ecco, infine, a postilla del tutto che quel montaggio veloce ed ardito in alcuni tratti (vicino all’estetica del videoclip), che in sé e per sé funziona all’interno del film, potrebbe al contempo impedire allo spettatore meno abituato di godere appieno di ciò che sta vedendo.

Cos’è, insomma, alla fine della fiera, Suicide Squad? Un film godibile e ben fatto, malgrado tutto. Malgrado il montaggio criminale di cui sopra, malgrado i difetti che comunque lo contraddistinguono, malgrado il tentativo di affossare, rendendolo commerciabile, un film che non potrebbe essere più lontano (per tematiche e modalità di approccio alla materia) al pubblico medio. Suicide Squad funziona e soprattutto è esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare da un film che parla di un’operazione segreta gestita da pazzi criminali, e tanto mi basta, ora però, vediamo di fare uscire quella Director’s Cut.

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