Festival di Venezia. Una storia lunga 73 anni.

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è nata negli anni ’30 da un’idea dell’allora presidente della Biennale, il conte Giuseppe Volpi di Misurata, dello scultore Antonio Maraini, segretario generale, e di Luciano De Feo, segretario generale dell'”Istituto internazionale per il cinema educativo”, emanazione della Società delle Nazioni con sede a Roma, tutti concordi sull’idea di svolgere la rassegna nella città lagunare.

Da allora il festival è inquadrato nel più vasto ambito della Biennale di Venezia, manifestazione culturale nata nel 1895 e dedicata alle più varie espressioni artistiche della città. La prima rassegna ufficiale si svolge dal 6 al 21 agosto del 1932 sulla terrazza dell’Hotel Excelsior e il primo film ad essere proiettato è Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian. Questa edizione non assume ancora un carattere “competitivo”, infatti, vengono semplicemente presentate al grande pubblico una serie di pellicole, in seguito divenuti classici della storia del cinema: Proibito di Frank Capra, Grand Hotel di Edmund Goulding, Il Campione di King Vidor, il Frankenstein di James Whale (con il volto storico e terrificante di Boris Karloff), The Devil to Pay! di George Fitzmaurice, A me la libertà di René Clair fino a Gli uomini, che mascalzoni… di Mario Camerini con un indimenticabile Vittorio De Sica. In laguna sfilano grossi personaggi: registi del calibro di Ernst Lubitsch e Howard Hawks e i divi internazionali Greta Garbo, Clark Gable, Fredric March, Wallace Beery, Norma Shearer, James Cagney, Ronald Colman, Loretta Young, John Barrymore e Joan Crawford.

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Vittorio De Sica nella celebre scena con sottofondo Parlami d’amore Mariù.

A partire dalla seconda edizione viene istituita la Coppa Mussolini (in omaggio a colui che di li a poco sarebbe diventato il Duce) come premio a Miglior film (straniero e italiano) fino al 1946. Dal 1935 la Mostra diventa annuale e a contribuire alla crescita del prestigio assunto dal festival è il sempre maggior numero di titoli in rassegna (allargando il numero delle nazioni partecipanti) e la presenza variegata di divi e registi di fama internazionale. Viene inoltre istituita la Coppa Volpi (dal cognome del conte Giuseppe Volpi di Misurata, storico fondatore) come premio per i migliori interpreti del festival. A causa di una serie di pressioni politiche, visto l’instaurarsi del regime fascista, vengono tenuti fuori film di produzione e nazionalità statunitense, per premiare invece gli esponenti della cinematografia tedesca, tra cui l’acclamata regista Leni Riefenstahl.

Gli anni ’40 rappresentano un periodo davvero complicato per la manifestazione veneziana; siamo negli anni in cui si consuma la II Guerra Mondiale e le pressioni politiche fanno si che le prime tre edizioni del decennio, svoltesi lontano dal Lido, vengano in seguito considerate non avvenute. Dal 1946 però avviene la rinascita e si affermano i futuri maestri del Neorealismo, gli ospiti internazionali (tra cui Orson Welles e Fritz Lang) tornano sul Lido e viene istituito il Leone d’Oro, in seguito all’abolizione della Coppa Mussolini.

Gli anni ’50 è la decade della piena affermazione del festival, dove oltre alle rivelazioni provenienti dall’oriente, come il maestro giapponese Akira Kurosawa, che con il capolavoro Rashōmon ottiene il primo premio, gli indiscussi protagonisti sono i registi Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, che a partire da ora si consacrano protagonisti assoluti del cinema italiano e iniziano a farsi valere i giovani volti del cinema che verrà, parlo dei promettenti Francesco Rosi, con La sfida, ed Ermanno Olmi, con Il tempo si è fermato. In questa fase, Roberto Rossellini presenta due tra i suoi film più discussi (e solo in seguito rivalutati) Stromboli terra di Dio e Europa ’51. Nel frattempo si mettono in luce capolavori assoluti della storia del cinema europeo come Ordet di  Carl Theodor Dreyer, Il volto di  Ingmar Bergma e Il diario di un curato di campagna di Robert Bresson e si fanno avanti gli esponenti della Nouvelle Vague francese e del Free Cinema inglese. Mentre le porte del festival si riaprono per il cinema statunitense, si affacciano in laguna, come sarà sempre consuetudine, i nuovi divi del panorama cinematografico dell’epoca: Marlon Brando, Brigitte Bardot e i divi italiani Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Silvana Mangano. Nel 1959 la si ricorda sopratutto per il Leone d’Oro dato in ex aequo a due capolavori italiani La grande guerra di Mario Monicelli e Il Generale della Rovere di Roberto Rossellini (qui sotto potete vederne un fotogramma ciascuno).

 

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Vittorio De Sica, nei panni del protgonista.
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Alberto Sordi e Vittorio Gassman soldati de La grande guerra.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’edizione del 1960 la si ricorda come tra le più contestate della storia del Festival della laguna, a causa del mancato Leone d’oro a Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, come testimoniano gli assordanti e pesanti fischi avvenuti durante la cerimonia di premiazione. Nonostante questo episodio, gli anni ’60, continuano sul sentiero già tracciato, lanciando registi interessanti come Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Paolo e Vittorio Taviani, Vittorio De Seta, Valerio Zurlini, Marco Ferreri, Florestano Vancini, Marco Bellocchio, Giuliano Montaldo e Tinto Brass e premiando cinematografie particolari e suggestive, incarnate da Alain Resnais e Andrej Tarkovskij. La continua e fruttuosa alternanza tra autentiche conferme e brillanti emergenti viene accresciuta anche per merito delle idee organizzative di Luigi Chiarini, direttore della Mostra.

Dal 1969 al 1979 si torna alla non competitività, e addirittura in tre annate (1973, 1977 e 1978) la manifestazione non si tiene affatto. Nonostante ciò la Mostra mantiene un altissimo livello nel saper proporre eventi di grande impatto culturale come l’introduzione di omaggi, retrospettive e l’apertura alle nuove tendenze del cinema internazionale, tra le quali spicca il movimento della New Hollywood, che forse trova il suo momento più memorabile con Stanley Kubrick che nel 1972 presenta in rassegna il discusso e controverso capolavoro Arancia meccanica, con uno straordinario Malcolm McDowell. Gli anni ’70 rappresentano anche la decade in cui arrivano in laguna Robert Altman, Wim Wenders, Ken Russell, Rainer Werner Fassbinder e Terrence Malick.

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Scena d’apertura di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick sul primo piano di Malcom Mcdowell.
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La rabbia giovane di Terrence Malick.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1979 segue una sorta di rinascita della Mostra con la nomina a direttore di Carlo Lizzani, che, tra le varie cose rinnova il carattere competitivo della rassegna. In questa occasione assistiamo alla scoperta dei registi Emir Kusturica (Ti ricordi di Dolly Bell?), Peter Greenaway (I misteri del giardino di Compton House) e Pedro Almodóvar mentre il ricambio generazionale del cinema italiano trova la sua legittimazione grazie a Nanni Moretti, Gianni Amelio e Marco Tullio Giordana. Nel 1984, sotto la direzione di Gian Luigi Rondi, nasce la Settimana Internazionale della Critica, mentre nel 1988 vengono inaugurate le sezioni Orizzonti, Notte ed Eventi speciali. Mentre gli esponenti della Nouvelle Vogue Jean-Luc Godard, Louis Malle ed Éric Rohmer sfilano in laguna e la giuria si compone di registi emersi nei favolosi anni ’60 (tra cui Bernardo Bertolucci tra i primi), gli Ottanta sono soprattutto gli anni in cui Hollywood inizia a prendere piede, grazie a pellicole spettacolari presentate fuori concorso (veri e propri blockbuster di successo) come I predatori dell’arca perduta ed E.T. l’Extra-Terrestre di Steven Spielberg, L’Impero colpisce ancora, diretto da Irvin Kershner (secondo capitolo della celebre saga firmata George Lucas) e l’horror Poltergeist di Tobe Hooper. Oltre a questi titoli, abbiamo altri grandi film come Zelig di Woody Allen, il cyberpunk Blade Runner di Ridley Scott, l’indimenticabile C’era una volta in America di Sergio Leone, il controverso L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, il dievrtente Un pesce di nome Wanda di Charles Crichton e lo spassoso Chi ha incastrato Roger Rabbit? di Robert Zemeckis.

 

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C’era una volta in America di Sergio Leone.
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Blade Runner di Ridley Scott, riproposto nel 2007 nella versione Final Cut.
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Duello finale tra Luke Skywalker e Darth Vader ne L’impero colpisce ancora.
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I misteri del giardino di Compton House di Peter Greenaway.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni ’90 subentra alla direzione della Mostra il regista Gillo Pontecorvo. Sfilano in laguna le grandi star hollywoodiane (Jack Nicholson, Harrison Ford, Bruce Willis, Kevin Costner Mel Gibson e Deanzel Washington) per le anteprime internazionali, vengono assegnati premi speciali alla carriera per Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro e Francis Ford Coppola e avviene il lancio di autori come Peter Jackson (Creature del cielo) e Takeshi Kitano (Hana-bi – Fiori di fuoco). Nel 1999 viene premiato Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, che richiama al Lido un’enorme mole di spettatori, stimolati anche dalla presenza delle due star Tom Cruise e Nicole Kidman, coppia d’oro della Hollywood dell’epoca e in parte anche per omaggiare la perdita del suo geniale regista. In questa fase trovano piena affermazione autori come Jane Campion, Spike Lee, Gus Van Sant e Martin Scorsese (con il gangster postmoderno Quei Bravi ragazzi), si segnalano nomi prestigiosi come Krzysztof Kieślowski, Abel Ferrara, Michael Radford, Milcho Manchevski, Lee Tamahori, Kathryn Bigelow e Gregg Araki per premi di vario genere.

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Hana- Bi di e con Takeshi Kitano.
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Tom Cruise e Nicole Kidman, protagonisti di Eyes Wide Shut.

 

 

 

 

 

 

 

 

Negli anni 2000 viene istituita la sezione Controcorrente (nel 2002) e assistiamo ad un rinnovato interesse per i nomi emergenti, soprattutto legati alle cinematografie orientali: Zhang Yimou per la Cina, Takeshi Kitano per il Giappone, Jafar Panahi per l’Iran e Mira Nair per l’India. Direttore della mostra di questa fase è Marco Muller. La Mostra continua ad essere un’efficace vetrina per i nuovi talenti che desiderano farsi notare: in questo contesto si inseriscono Spike Jonze con Essere John Malkovich, David Fincher con Fight Club, Kimberly Peirce con Boys Don’t Cry, Harmony Korine con Julien Donkey-Boy e Christopher Nolan con Memento.

Nell’ultima decade i nomi che hanno trovato gloria col Leone d’Oro sono stati tra i più variegati, a dimostrazione di quanto affermato: il cinema russo di Andrej Zvjagincev (Il ritorno) e di Aleksandr Sokurov (Faust), quello asiatico di Kim Ki-duk (Pietà) e Jia Zhangke (Still life), gli statunitensi Sofia Coppola (Somewhere) e Darren Aronofsky (The Wrestler), perfino Ang Lee con due film agli antipodi sulla passione amorosa come Brokeback Mountain e Lust Caution, fino alle nuove leve come Samuel Maoz (Lebanon) e Lorenzo Vigas per Desde allà, vincitore dell’anno scorso. A dispetto del luogo, sembra che proprio il cinema italiano appaia quello maggiormente penalizzato, limitandoci all’assegnazione del Leone d’Oro. Dopo le fruttuose stagioni del dopoguerra sono soprattutto le interpretazioni (premiate con Coppa Volpi o con Leone d’Oro alla carriera) a trovare fortuna, mentre negli ultimo secolo sono appena tre i film premiati col Leone d’Oro: La leggenda del Santo bevitore di Ermanno Olmi (1988), Così ridevamo di Gianni Amelio 1988 e Sacro Gra di Gianfranco Rosi (2013).

 

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Fotogramma tratto da La leggenda del santo Bevitore di Ermanno Olmi.
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Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, protagonisti del film Leone d’Oro Brokeback Mountain di Ang Lee.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sacro Gra di Gianfranco Rosi.
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Fotogramma tratto dal film Desde Allà di Lorenzo Vigas, primo film del Sud America a trionfare col Leone d’Oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Al di là delle contestazioni, dei premi non assegnati, delle annate non competitive o di quelle non riconosciute ufficialmente, la politica della Mostra del Festival internazionale di Venezia, rappresentata dall’attuale direttore Antonio Barbera, sembra muoversi sempre in cerca di un equilibrio che bilanci il vecchio e il nuovo, il cinema d’autore e la produzione main stream, i divi Hollywoodiani e le giovani promesse, Concorso e fuori, i possibili protagonisti nella notte degli Oscar e gli omaggi verso i frequentatori delle sale d’essai, senza dimenticare le rassegne dedicate a coloro che hanno segnato la storia del cinema, quello del Festival e la nostra in quanto spettatori!!!

Laura Sciarretta
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