Julieta, il silenzio del dolore

Julieta, il silenzio del dolore

Julieta è il 20esimo film del maestro machengo Pedro Almodóvar, il ritorno del regista al dramma, alle storie di donne e al dolore. Con Julieta possiamo rivedere sullo schermo i tratti caratterizzanti del cinema di Almodóvar, gli anni 80, le ambientazioni tipicamente iberiche, le città e le periferie, il rosso preponderante della fotografia plastica e soprattutto i drammi delle donne, di una in particolare.

bscap240La pellicola che avrebbe dovuto intitolarsi Silencio, titolo cambiato poi qualche mese prima dell’uscita a causa di un omonimia pericolosa con il film Silence di Martin Scorsese, è ispirato ai racconti di Alice Munro Silenzio, Tra poco e Fatalià, contenuti nella raccolta del 2004 La Fuga. Lo stesso libro che abbiamo visto in La Piel que Habito, quando Marisa Pares, carceriera di Vera, consegna alla ragazza il libro insieme al vassoio della colazione. Come un messaggio lasciatoci dal regista, probabilmente già legato al libro dell’autrice canadese premio Nobel per la letteratura.

I tre racconti attraversano la storia di Juliet, una donna che, come nel film, vive la disgrazia, la casualità, il dolori dell’abbandono e la forza distruttiva dei sensi di colpa.

Nel film tutti i sentimenti vissuti da questa donna, tanto forte quanto semplice, sono velati da un’ estetica,la-selection-du-festival-de-cannes-je-ne-sais-rien-mais-je-dirai-tout-y-compris-sur-almodovar,M323581 una fotografia (sempre curata da Jean-Claude Larrieu) e una caratterizzazione tipici e plastici. Dei sentimenti presenti nel sostratto della finzione in un modo così plastico da renderne quasi difficile la percezione. Uno spettatore attento però, un frequentatore assiduo di Almodóvar, potrà comunque coglierne la profondità e la voracità. Il trasporto non è immediato, ne tanto meno agressivo e intenso, quanto sottile e intrinseco e non può non balzare al cuore, lasciando senza fiato per la potenza del non detto. Del Silenzio appunto.

Il dolore ed il silenzio

Il dolore che è quello che solo una donna e madre forse può provare. La perdita completa e apparentemente irrimediabile della propria famiglia. Una famiglia nata in maniera semplice e naturale, frutto di un amore completo, dolce ed intenso, e vittima improvvisa di un dubbio.

Il dolore è tanto graduale quanto improvviso, parte con la perdita della propria madre e sradica così la protagonista dalle sue certezze ancestrali, passa per il dubbio di un tradimento, il litigio e la perdita del proprio uomo. La depressione ed i sensi di colpa che portano la donna a perdere di vista se stessa e la propria vita fino al colpo di grazia della perdita di una figlia, che preferisce la sua vita a quella della madre, che preferisce scappare per cercare di costruirsi una vita lontana dalle sofferenze contagiose con le quali la sua infanzia e la sua adolescenza hanno dovuto fare i conti. Una figlia, Antia, che ha bisogno di diventare madre e conoscere il dolore prima di riuscire a riconciliarsi con quello della sua procreatrice.

Julieta-Pedro-Almodovar-Festival-de-Cannes-2016-2Il dolore non nasce tutto dalle medesime cause, ogni perdita è caratterizzata da qualcosa di diverso, qualcosa che la rende per questo difficilmente assimilabile. Non è un generale lutto, non sempre il dolore è legato alla morte e all’irrimediabile e forse proprio per questo nel passare della narrazione sembra diventare sempre più totale.

La perdita della madre di Julieta è legata a una malattia degenerativa come l’alzheimer che la priva dei suoi ricordi, portandola a non riconoscere più la sua stessa figlia. La perdita in questo caso è della memoria, della memoria della propria infanzia. Nel caso del compagno invece è il lutto vero e proprio, la morte, avvenuta successivamente a un litigio che porterà Julieta a vivere la sua perdita con degli inevitabili sensi di colpa, fino all’ultima perdita, quella totale e inaspettata, la fuga della figlia, di Antia; quella stessa figlia che si è presa cura di lei nel tentativo di superare il lutto.

Così come i dolori, tutte le donne con le quali Julieta si confronta sono delle tipologie differenti, ognuna però sembra più forte di lei, della sua tristezza e della sua depressione almeno fino a quando non riesce a riprendere in mano la sua vita, andare via dalla casa in cui ha vissuto con Antia e ricostruirsi lentamente una propria esistenza.

Improvvisamente però un incontro la riconduce con la mente a quella figlia perduta, a quel dolore, ripiomba così nel passato, decide di ritornare in quella casa di un tempo, e di riallacciare la sua esistenza all’attesa della figlia.

Julieta ricomincia ad aspettare che la figlia, l’unica cosa che veramente sembra avere importanza nella 160714-cartelera-retrospectiva-julieta-800x450-atiempo_mx_sua vita, ricompaia. Il dolore della perdita si rifà preponderante nella sua esistenza, non le importa la possibilità di vivere un’esistenza nella completa e totale solitudine, non le importa di morire sola, preferisce questo piuttosto che vivere felice. Si aggrappa all’illusione di una possibilità e rinuncia a tutto per quel filo di speranza. È come se dentro di lei sentisse qualcosa, sente che deve tornare in quella casa, sente che deve aprirsi e raccontare tutto alla figlia, che deve cercare di fare pace con il suo passato e sperare che in qualche modo misterioso il suo futuro la perdoni per i piccoli errori che inconsapevolmente ha commesso.

 

Cristina Aresu © Riproduzione Riservata