Young, Gifted and Black: Nina Simone.

Sbarcato su Netflix Italia questo autunno, il documentario What Happened, Miss Simone? diretto dalla regista Liz Garbus, gia autrice di documentari di eccellenza come Bobby Fischer Against the World (2011), Killing in the Name (2011) e Love, Marilyn (2012).

Scomparsa 13 anni fa, chi l’ha amata e ascoltata, grazie al documentario nominato agli Oscar (So White) 2016, What Happened, Miss Simone? Rivive non solo la sua musica ma la sua personalità, in lotta tra la solitudine e la disillusione del sogno americano, disillusione che già aveva assaporato durante l’infanzia.

Eunice Waymon, nasce in una città chiamata Tryon, nel North Carolina, inizia a suonare il pianoforte all’età di tre quattro anni. Viene notata da due signore bianche, una per le quali la madre lavorava e per cinque anni le diedero lezioni di piano. La sua passione la portò a studiare molte ore al giorno, isolata di conseguenza dai bambini e dalla comunità sia nera che bianca. Isolamento che derivava anche dal suo colore della pelle come dice lei stessa in un’intervista, ha vissuto 17 anni nel sud. Dopo essersi diplomata, si iscrive alla Juilliard di New York per un anno e mezzo, e nel 1050-51 fa domanda di ammissione alla Curtis Institute of Music in Philadelphia, ma non venne accettata solo per il suo colore della pelle. La sua frustrazione interiore si fa sempre più potente. Cosi finiti i soldi doveva trovarsi un lavoro. E si trova cosi a suonare e successivamente a cantare in un bar di Atlantic City. Inizia a cantare non per passione o per propria volontà, ma per dovere, il proprietario le disse che se si voleva tenere il posto di lavoro doveva anche cantare e per non farsi scoprire dalla madre donna di chiesa e predicatrice cambia il nome in Nina Simone.

Il Newport Jazz Festival del 1960 chi appassionato di questo genere musicale non si ricorda il ritmo e la bellezza di Little Liza Jane e di quel tamburello. Un sound cosi originale. Da li in poi il successo: I love you, Porgy (1958) soundtrack del film Porgy and Bess, il matrimonio con Andy Stroud un sergente del NYPD che successivamente divenne il suo manager senza preoccuparsi della salute della sua consorte, ma spingendola sempre più a lavorare, a raggiungere e mantere il successo, attraverso una possessività violenta.

Si apre con una citazione di Maya Angelou da cui è stato tratto il titolo: Miss Simone, you are idolized, even loved, by millions now. But what happened, Miss Simone? Pubblico che applaude sulle parole del presentatore One and Only Nina Simone. Lei arriva sul palco appoggiandosi al suo più grande amore, unico forse, il piano forte, ascoltando il pubblico che non smette di applaudire, guardandosi attorno, con uno sguardo, un’espressione facciale del tipo perche applaudono cosi tanto, perche mi amano? Emozionata allo stesso tempo in silenzio si mette seduta al pianoforte e dopo una pausa, dice Hello! Dalle seguenti parole viene dato una datazione temporale, lei non tornava sul palco dal 1968 da quando aveva deciso di non partecipare più a festival sul Jazz e la decisione a distanza di anni ancora non è cambiata. Sulle note di una canzone che suonava da piccola inizia il documentario. Il film è narrato direttamente dalla voce di Simone, dalle parole durante un’intervista cos’è la libertà per me? Non avere paura. Attraverso il materiale di repertorio soprattutto concerti e lettere si avverte, si respira la passione e l’essenza di Nina Simone, I wish I knew how it would feel to be free, del 1967 anni di lotta per i diritti civili afroamericani, diventata l’inno, e Mississippi Goddam del 1963 in risposta all’uccisione di Medgar Evers e dell’esplosione della chiesa di Birmingham in Alabama dove vennero uccise quattro bambine. Dalla metà degli anni 60 Nina Simone ha messo in musica la repressione che si portava dentro, le ingiustizie che aveva iniziato a subire fin da bambina.

Il suo attivismo incalzante la porta a partecipare alla marcia da Selma a Montgomery insieme a Martin Luther King, la porta ad avvicinarsi al movimento Nazionalista Nero di Malcolm X che per altro era suo vicino di casa. Dall’amicizia con Lorraine Hansberry che le regalò le parole della canzone Young gifted and black; fu la prima scrittrice afroamericana a scrivere una pièce teatrale A raisin in the sun, che poi venne rappresentata a Broadway. La canzone Young Gifted and Black divenne l’anthem dell’orgoglio nero durante il periodo dei diritti civili Giovani, dotati e neri
Bisogna cominciare a dire ai nostri giovani
/ C’è un mondo che vi aspetta
/è una ricerca che è appena cominciata /Oh ma la mia gioia oggi
è che tutti noi possiamo essere fieri di dire
che essere giovani, dotati e neri
è la sfida del momento!

Il palco per lei era un posto dove poter parlare per il suo popolo.

Dal documentario ciò che emerge è il percorso da lei intrapreso negli ultimi anni, dopo essersi allontanata dall’America non focalizzandosi però sulla sua malattia: all’inizio del film la figlia Lisa Simone Kelly dice la gente pensa che quando lei saliva sul palco era li che diventava Nina Simone….Mia madre era Nina Simone 24/7 ed è questo il problema. Non aggiunge altro; se uno spettatore che non conosce la sua potenza e la sua personalità sente quella frase per poi vedere materiale di repertorio in cui durante un concerto in Francia lei inizia a sbraitare contro gli spettatori ed andarsene dal palco, pensa è pazza, egocentrica. Il film Nina (2015) interpretato dall’attrice Zoe Saldana è stato molto criticato dalla stampa, invece io trovo che sia interessante dal punto di vista della vita privata, è un focus su un momento particolare della vita privata, la sua malattia il bipolarismo di cui soffriva è spiegato molto bene, soprattutto è comprensibile per chi vede prima il biopic e poi il doc la frase della figlia 24/7; dopo un concerto, il giorno seguente, il suo assistente e manager, Clifton Henderson le dice Sei diversa, quando sei sul palco sei diversa! E la sua risposta, la sua reazione spiega quello che succedeva sul palco quando non si sentiva amata dal suo pubblico, cosa che accadeva dopo i concerti, si ritornava a casa, sola, a combattere contro i suoi demoni piena di rabbia.

Il suo sogno era di diventare la prima pianista di successo afroamericana in America, ed in un certo senso lo è diventata, ma anche qualcosa di più.

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Marie Angela Tuala Paku

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Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.