Pelé: la nascita di una leggenda

Arriva nelle sale il 26 Maggio PELÉ, diretto da Jeff e Mike Zimbalist, con Vincent D’Onofrio, Rodrigo Santoro, Diego Boneta, Colm Meaney, Leonardo Lima Carvalho, Kevin de Paula.

PELÉ racconta l’incredibile storia vera del leggendario giocatore di calcio che da semplice ragazzo di strada raggiunse la gloria, appena diciasettenne, trascinando la nazionale brasiliana alla vittoria del suo primo mondiale nel 1958 e diventando poi il più grande calciatore di tutti i tempi vincendo altre due Coppe del Mondo. Nato in povertà, affrontando un’infanzia difficile, Pelé ha usato il suo stile di gioco poco ortodosso e il suo spirito indomabile per superare ogni tipo di ostacolo e raggiungere la grandezza che ha ispirato un intero Paese, cambiandolo per sempre.

PELE

La scelta di concentrarsi sulle vicende dell’infanzia e della prima giovinezza del campione brasiliano si rivela azzeccata poiché ci svela le sue origini, il suo vivere in una famiglia tutt’altro che benestante: suo padre è un inserviente in una clinica, sua madre la colf di una ricca famiglia; Pelé, il cui vero nome è Edson Arantes do Nascimento, per i suoi familiari e per gli amici Dico, gioca in strada dopo la scuola e durante le pause dal suo lavoro di lustrascarpe. Grazie a questo film arriviamo a conoscere come venne notato da un talent scout, come dovette combattere contro i pregiudizi di chi lo giudicava solo per il fatto di essere povero, come è nato il soprannome Pelé con cui è conosciuto oggi in tutto il mondo: era un prenderlo in giro per aver sbagliato il cognome di un famoso calciatore brasiliano, per molto tempo Dico lo ha odiato; lo spettatore può scoprire il rapporto di odio che si trasforma in rispetto e stima tra Pelé e José Altafini. Soprattutto, la volontà di non arrivare a mettere in scena gli anni dei trionfi indiscussi di questo calciatore ha fatto sì che non ne venisse fuori una figura troppo soprannaturale; vedendo gli eventi sullo schermo si provano sentimenti diversi: tenerezza, amarezza e pena per gli anni dell’infanzia vissuti in ristrettezze economiche; la gioia e l’esaltazione quando finalmente arrivano i giorni di gloria; l’ansia e la paura che sono venute prima quando il protagonista non riusciva ad avere alcuna visione riguardo il suo futuro che vedeva come nebuloso e incerto.

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Si percorre la strada insieme a Pelé, si colgono i suoi progressi, ma anche i suoi momenti di sofferenza e di scoramento dovuti a un infortunio, alla mancanza dei suoi cari lontani. In questo film, inoltre, si parla anche di tecniche del gioco del calcio, di modi di giocare e si mettono a confronto due stili: quello cosiddetto europeo e quello che, dai mondiali di Svezia in poi, sarà chiamato “il bel gioco”, di cui ci viene narrata, in un interessante excursus, la sua antichissima storia, che risale agli schiavi d’America, e la sua evoluzione fino ai nostri giorni.

Oltre alla storia, contribuiscono alla buona riuscita di questo film anche la scelta degli attori, a cominciare dai protagonisti: Pelé da bambino, Leonardo Lima Carvalho, e poi da ragazzo, Kevin de Paula, entrambi al loro debutto; sono perfetti nell’interpretazione per intensità espressiva, ma anche per i gesti atletici che compiono. Si sottolineano, inoltre, le ottime prove di Diego Boneta, che intepreta José Altafini, e di Vincent D’Onofrio, l’allenatore Feola: entrambi, per la maggior parte dei fatti narrati, si scontrano duramente con Pelé, salvo poi riconoscere, di fronte all’evidenza dei fatti, il suo innegabile talento attestandogli la loro fiducia e il loro sostegno.

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PELÉ non è un film riservato agli amanti del calcio; può toccare l’animo di ogni persona sensibile perché racconta la storia di un uomo che è riuscito a compiere, grazie alle sue doti, l’impresa di elevarsi dalla miseria e di realizzare i sogni di un Paese, oltre ai propri; ma non è solo questo: ci ricorda che il calcio è un gioco, e che “il bel gioco” espresso dal Brasile non era soltanto il marchio distintivo di Pelé e dei campioni che giocavano con lui, era la bandiera e l’identità di una nazione.

Aurora Tozzi

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Aurora Tozzi

Laureata in Lettere Classiche e in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale. Appassionata di cinema e letteratura. Ha aperto un blog, Club Godot.