David di donatello 2016. Facciamo il punto.

Quest’anno il premio David di Donatello è arrivato alla sua sessantesima edizione e se negli ultimi tempi questa sorta di “Oscar” italiano ha sempre avuto un’influenza mediatica scarsa, per non dire inesistente, anche solo entro i confini nostrani, è comunque un evento che non può passare inosservato, specie dopo una stagione simile. Solo in quest’annata abbiamo assistito ad autentiche sorprese, film graditi dalla critica (spesso intransigente) e capaci di incuriosire un buon numero di italiani ad andare nelle sale. Come vedremo in questa breve rassegna, abbiamo molti motivi per ben sperare grazie a opere tecnicamente impeccabili, alle consuete interpretazioni di alto livello, ma soprattutto grazie a storie accattivanti, coraggiose e attente all’attualità, capaci di affrontare le più diverse tematiche la falsità nei rapporti, l’incomunicabilità, la precarietà (non solo lavorativa), le ossessioni egoistiche, le tecnologie moderne, la paura del terrorismo, la realtà criminale e l’immigrazione.

Non essere cattivo

1995, Ostia. Vittorio e Cesare sono due ragazzi di borgata, amici fraterni, insieme condividono tutto: notti in discoteca, macchine potenti, alcool, droghe sintetiche e spaccio di cocaina. Vivono in simbiosi ma hanno anime diverse, entrambi alla ricerca di una loro affermazione. Nonostante ad un certo punto la vita sembra dividerli, spingendo Vittorio a costruirsi un futuro diverso, e conducendo Cesare a sprofondare inesorabilmente, il forte legame che li unisce non verrà mai meno.

Presentato fuori concorso all’ultimo Festval di Venezia e candidato per rappresentare l’Italia alla cerimonia dei premi Oscar 2016 (anche se non è stato selezionato) è il terzo e ultimo film del regista romano Claudio Caligari, scomparso poco dopo aver montato il film, la cui realizzazione è stata possibile anche grazie al contributo dell’attore-amico Valerio Mastandrea (che Caligari aveva già diretto in L’odore della notte). Distribuito dalla Good Film, Non essere cattivo vanta ben 16 nomination, tra cui Miglior film, regista, sceneggiatura, fotografia, colonna sonora e soprattutto tre per i suoi straordinari interpreti Luca Marinelli e Claudio Borghi, entrambi con doppia nomination per ruoli da non protagonisti in altri film (il primo in Lo chiamavano Jeeg Robot e il secondo in Suburra) e per Elisabetta De vito, nell’intenso ruolo della madre di Cesare. Assolutamente da recuperare, anche in caso di mancata vittoria. Ecco il trailer:

Lo chiamavano Jeeg Robot

Enzo Ceccotti è un ladruncolo di Tor Bella Monaca senza amici e vive solo di furti, confezioni Danette e Dvd porno. Riemerso dal Tevere, dopo essere sfuggito alla polizia per l’ennesimo colpo, entra in contatto con una sostanza radioattiva e si ritrova a possedere una forza sovrumana che subito sfrutta per la sua carriera criminale. L’incontro con la dolce e fragile Alessia, che vede in lui l’eroe dei cartoni animati Jeeg Robot d’acciaio, e la scalata al potere di un pericoloso delinquente di borgata, detto Lo Zingaro, cambieranno di molto la sua vita.

Film d’esordio di Gabriele Mainetti, già autore di ottimi cortometraggi, e autentica sorpresa della stagione, Lo chiamavano Jeeg Robot non è solo un buon cinecomic d’intrattenimento in salsa romanesca (ebbene sì), ma soprattutto un grande progetto, iniziato cinque anni fa e portato avanti nonostante i dubbi produttivi, che trova i suoi punti di forzain una scrittura intelligente e in un comparto tecnico capace. Una novità produttiva (Rai Cinema e Goon Films dello stesso Mainetti) che ha portato a casa più di 3 milioni di euro, a fronte di un budget di circa 1.700.000 euro. Insieme al film di Caligari, è il titolo che ha ricevuto 16 nomination in totale (senza rientrare nelle cinquina per miglior film e per la regia). Sul fronte attori ha invece fatto il pieno in ogni categoria: oltre alla nomination per Luca Marinelli nel ruolo del villain, ci sono anche quelle per Claudio Santamaria (attore protagonista), Ilenia Pastorelli (attrice protagonista) e Antonia Truppo (attrice non protagonista). Il film tornerà nelle sale il 21 aprile, quindi, se non lo avete ancora visto, cogliete l’occasione. Qui il nostro articolo (https://http://www.rearwindows.it/2016/03/lo-chiamavano-jeeg-robot-il-super-eroe-di-cui-abbiamo-bisogno/) e di seguito il trailer:

Youth – La giovinezza

Fred Ballinger, anziano compositore e direttore d’orchestra, e il suo amico Mick Boyle, vecchio regista ancora in attività, si ritrovano spesso a fare riflessioni sul futuro, osservando con curiosità le vite dei propri figli e degli ospiti dell’albergo in cui risiedono durante una vacanza sulle Alpi. Mentre Mick lavora insieme ai suoi giovani collaboratori, entusiasta per la sceneggiatura del film che sta girando, che autodefinisce il suo “testamento artistico”, Fred si circonda solo del suono della natura, riluttante a tornare a far musica, nonostante l’invito di dirigere un concerto a Buckingham Palace.

Settimo film di Paolo Sorrentino, nonché secondo in lingua inglese dopo This must be the place, Youth era tra i film più attesi l’anno scorso per la curiosità di vedere il regista napoletano, premio Oscar per La grande bellezza, cimentarsi di nuovo on un progetto di stampo più internazionale, dopo gli elogi ricevuti due anni prima, e per la presenza in concorso a Cannes, che però anche sta volta non gli ha portato fortune. Presentandosi con 14 nomination tra cui miglior film, regia, sceneggiatura, fotografia, etc. è sicuramente uno dei favoriti ai David per il sostegno della critica, oltre che del pubblico (cosa non da poco per un titolo d’autore), e per i riconoscimenti ottenuti ai Nastri d’argento e agli European Film Awards. Qui il nostro articolo (https://http://www.rearwindows.it/2015/07/youth-la-giovinezza/) e di seguito il trailer:

Il racconto dei racconti

Tratto da Lo cunto de li cunti di Gian Battista Basile, seguiamo le vicende di una regina ossessionata dal desiderio di diventare madre, un re affamato di piacere e giovinezza preso in giro da due anziane sorelle e infine un re che spende tutte le sue attenzioni verso una pulce, a discapito dell’adorata figlia Viola.

Probabilmente se Matteo Garrone avesse proposto l’idea dieci anni fa gli avrebbero riso tutti in faccia, invece grazie ad una filmografia interessante e inusuale e al successo dell’adattamento cinematografico di Gomorra, nonostante le traversie produttive, è riuscito a realizzare un fantasy magniloquente e visionario, sicuramente atipico nella sostanza, ma davvero efficace da un punto di vista visivo e sonoro. Il risultato finale non ha soddisfatto in pieno le aspettative, ma bisogna almeno apprezzare il tentativo, che, ci auguriamo, spinga a rischiare nuovamente con progetti simili. 12 nomination per Il racconto dei racconti, che con Youth, oltre ad aver condiviso la stessa sorte a Cannes, li accomunano mote candidature tecniche e nulla sul fronte degli interpreti (in entrambi soprattutto stranieri). Qui il nostro articolo (https://http://www.rearwindows.it/2015/05/cera-una-volta-il-racconto-dei-racconti/) e di seguito il trailer:

Perfetti sconosciuti

Nel corso di una cena, che riunisce un gruppo di amici, la padrona di casa Eva, ad un certo punto, si dice convinta che tante coppie si lascerebbero se ogni rispettivo partner controllasse il contenuto del cellulare dell’altro. Parte così una sorta di gioco per cui tutti dovranno mettere il proprio telefono sul tavolo e accettare di leggere sms/chat o ascoltare telefonate pubblicamente. Quello che all’inizio sembra un passatempo innocente diventerà man mano un gioco al massacro e si scoprirà che non sempre conosciamo le persone così bene come pensiamo.

Paolo Genovese riunisce un cast variegato di all star nostrane, tutti ben inseriti in una struttura narrativa solida, stratificata e sorprendente, dove la comicità lascia spazio al riso amaro e dove le aspettative dello spettatore vengono costantemente ribaltate, senza scadere nel banale o, peggio, nel cattivo gusto. Una delle migliori commedie italiane degli ultimi anni, capace di intrattenere, ma anche di parlare di dinamiche relazionali ai tempi del social network e dei watsupp, un successo da 16 milioni di euro, che sicuramente troverà mercato anche fuori dall’Italia, come dimostrano le continue richieste, da parte di vari paesi, come Francia e gli Stati Uniti, per i diritti ad un remake. Quota 9 nomination, tutte nelle categorie principali, per film, regia, sceneggiatura, canzone, montaggio, fonico, e per gli interpreti Marco Giallini, Valerio Mastandrea e Anna Foglietta. Qui il nostro articolo (https://http://www.rearwindows.it/2016/02/perfetti-sconosciuti-una-cena-sette-amici-e-la-rinascita-del-cinema-italiano/) e di seguito il trailer:

Fuocoammare

Fuocoammare è il racconto di Samuele, 12 anni, che va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi. In mezzo a quest’umanità disgraziata si muove invece Pietro Bartólo, il medico che dirige il poliambulatorio di Lampedusa e che da anni compie la prima visita ad ogni migrante che sbarca nell’isola.

Già regista dell’apprezzato Sacro GRA, vincitore del Leone d’oro nel 2013, Gianfranco Rosi torna a parlare di piccole umanità, colte nella quotidianità più pura inserite in un contesto più grande di loro, questa volta con un documentario sicuramente più ambizioso ma non per questo meno riuscito. Il valore più alto di questo film, oltre all’innegabile testimonianza che ci offre su una realtà che troppo spesso tendiamo a trattare superficiale distacco, è quello di parlare allo spettatore con la forza delle immagini e la semplicità delle parole, quelle che troppo poco dedichiamo all’argomento. Già vincitore dell’Orso d’oro al recente Festival di Berlino, il film di Rosi riesce a uscire fuori dalla categoria del documentario e ottiene 4 nomination importanti per miglior film, regia, produzione e montaggio. Un titolo che purtroppo difficilmente incontra i gusti popolari, ma rimane un’opera fondamentale, se possibile da vedere e rivedere per apprezzarla a pieno. Il film tornerà nelle sale dal 21 aprile. Di seguito il trailer:

 

988PascIn mezzo a questi grandi titoli non sono comunque mancati piccoli film, magari passati inosservati in cui vediamo la promozione di nuovi autori come Piero Messina, Fabio Bonifacci e Francesco Miccichè, Carlo Lavagna, Adriano Valerio, oltre al già citato Mainetti. Grazie ad una sempre più convinta apertura verso budget più sostanziosi, a fronte dell’uso necessario di effetti speciali (seppur considerevolmente contenuto rispetto a produzioni Usa) e alla conferma dei nostri migliori autori (Garrone, Sorrentino, Rosi, lo stesso Caligari seppur scomparso), le cui opere hanno chiaramente uno sguardo rivolto ai mercati internazionali, forse stiamo davvero assistendo ad una piccola ma significativa svolta. Certo tutto questo non è ancora sufficiente e accontentare il pubblico nelle sale è una sfida tutt’altro che risolta (con l’eccezione della commedia di successo) ma se il buongiorno si vede dal mattino, queste opere e gli sforzi produttivi e realizzativi che le hanno rese possibili sono solo piccole tappe di un sentiero ancora da battere per continuare a crescere e migliorarsi.

Ricordiamo che l’assegnazione dei David è prevista per lunedì 18 aprile e sarà trasmessa per la prima volta dai canali Sky cinema in diretta e in esclusiva mentre il conduttore sarà Alessandro Cattelan.

 

Laura Sciarretta
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