Criminal – Incontro con Kevin Costner ed Ariel Vromen

Nelle sale italiane dal 13 Aprile Criminal, diretto da Ariel Vromen, con un cast stellare: Kevin Costner, Gary Oldman, Tommy Lee Jones, Ryan Reynolds, Gal Gadot.

Sinossi: L’agente della CIA, Bill Pope (Ryan Reynolds) viene ucciso e porta con sé nella tomba dei segreti fondamentali per salvare il mondo da un potenziale attacco terroristico. Per risvegliare i suoi ricordi, la CIA chiede l’aiuto del Dottor Franks (Tommy Lee Jones), il quale ha sviluppato una nuovissima tecnica scientifica per trasferire il pattern cerebrale di una persona nella mente di un’altra. La memoria di Bill viene impiantata nel cervello di un pericoloso detenuto nel braccio della morte, Jerico Stewart (Kevin Costner), nella speranza che il criminale porti a termine la missione di salvataggio.

Ariel Vromen e Kevin Costner hanno incontrato la stampa dopo l’anteprima romana. L’attore americano ha, inoltre, ricevuto il Nastro d’Argento.

La ragione per la quale si fanno i film è che si cerca di lasciare traccia nella memoria, di lasciare un ricordo che possa durare una vita. Generalmente quello che cerchi di fare quando interpreti un film è creare personaggi che poi non verranno dimenticati; è quello che abbiamo cercato di fare in Criminal: creare un personaggio che rimarrà inciso nella vostra memoria, nei vostri ricordi; credo che ci siano delle scene che vi accompagneranno per il resto della vostra vita.” afferma Kevin Costner.

È stato chiesto anche al premio Oscar, visti gli argomenti trattati nel film, se la scienza dovrebbe avere dei limiti o se sia lecito, secondo lui, ogni tipo di esperimento. “Ci dovrebbero essere sempre dei limiti, anche sulla quantità di ciò che beviamo” risponde scherzando l’attore “Io credo che, però, la scienza possa essere la nostra migliore opportunità, soprattutto quando ci sono problemi di perdita di memoria: a me non fa piacere pensare che i miei genitori non si ricordino di me o che io, un giorno, possa non ricordare il nome dei miei figli. Sicuramente ci sono delle persone che argomentano a favore di non andare a mettere le mani sulla memoria di qualcuno, però penso che non piacerebbe a nessuno dimenticare le persone che ci hanno voluto bene, le persone a cui si è voluto bene, i luoghi in cui si è stati. Credo che la sera, quando ci mettiamo a letto, i nostri ricordi siano come un cuscino.”

“Quello che mi ha affascinato molto in questo film è proprio il concetto di trasferire i ricordi e di acquisire nuovi ricordi, i ricordi di qualcun altro. Sono andato a studiare la ricerca nel mondo scientifico e mi sono reso conto che molte delle ricerche che vengono effettuate riguardano, per esempio, la possibilità di cancellare i brutti ricordi o anche il trasferimento di ricordi negli animali. Quello che mi ha attirato, in Criminal, è stato cercare di capire che cosa potesse significate e vedere che i ricordi più forti che vengono trasferiti e che rimangono nella mente del destinatario sono quelli emotivi: quindi che cosa significa per un uomo che non ha mai provato amore, pietà, empatia scoprire questi sentimenti. I ricordi sono una cosa molto complessa; mi auguro che, in un certo senso, sia possibile modificare i ricordi di molte persone che sono considerate i nostri nemici, perché noi siamo quello che siamo per via di quello che ricordiamo.” dichiara Ariel Vromen.

Viene chiesto a Costner se c’è un episodio della sua vita o un fatto di cronaca che vorrebbe dimenticare per non soffrire. “Ci sono sicuramente delle cose che mi piacerebbe dimenticare; d’altra parte, probabilmente, sono quelle che costituiscono il mio essere, fanno parte di quello che io sono. I miei errori sono importanti tanto quanto i miei successi. C’è qualcosa che tutti quanti abbiamo in comune: soprattutto a coloro che ci amano, e che amiamo, non vogliamo far conoscere la parte peggiore di noi stessi perché vogliamo che queste persone ci continuino ad amare; non vogliamo che si sappia tutto di noi anche se sappiamo che, in un certo senso, dovrebbe essere così. Ovviamente ho dei rimorsi, però cerco di non vivere la mia vita basandomi su questi; invece, mi ricordo degli errori e cerco di non ripeterli.

Sulla scelta di Kevin Costner come protagonista di questo film, il regista dà questa motivazione: “Mi piace tentare, spingermi oltre ciò che si può pensare fattibile e spingere una persona a uscire dall’ambiente che conosce e farlo andare oltre. Abbiamo visto Kevin recitare, per esempio, nel film di Clint Eastwood, Un mondo perfetto, mi era piaciuto il modo in cui lui aveva interpretato il suo personaggio; avevo visto in lui un dualismo che, in un certo senso, secondo me, trova eco in Jerico. Se tu scegli qualcuno che il pubblico non si aspetta come cattivo, hai più spazio per creare qualcosa che sia originale; questo ha dato un ulteriore contributo al colore del film, qualcosa che non ti aspetti e che, anzi, è l’opposto.”

Viene poi domandato a Kevin Costner e ad Ariel Vromen, se fosse possibile, di chi vorrebbero avere incorporata la memoria. Il primo risponde che gli piacerebbe sapere cosa pensa sua moglie “perché, a volte, non riesco a capacitarmi di quello che magari ha appena fatto o ha appena detto o che pensa che io abbia detto. Credo che, quando si ama qualcuno, si corra un grandissimo rischio; ovviamente chi non ama non corre questo rischio. Coloro che non amano non sperimentano il dolore dato dalla perdita; hanno una vita più semplice, almeno pensano; in realtà credo che sia di gran lunga meglio amare, pur sapendo che un giorno proverai questo sentimento di dolore.

Vromen, invece, dichiara che, siccome ama il cinema italiano, gli piacerebbe avere i ricordi di Federico Fellini.

Il cinema ha sempre rappresentato uomini senza memoria, con doppia identità, che si ritrovano a combattere cause perse, esperimenti medici all’avanguardia: tutto ciò è difficile da mettere in scena, poiché c’è un pregresso con cui ci si deve confrontare. È stato chiesto al regista se ha fatto riferimento a dei modelli e se ha incontrato particolari difficoltà. “Mi sono trovato di fronte a una sceneggiatura molto complessa, anche perché c’erano molti fatti che dovevi cercare di far credere al pubblico cercando di convincerlo. Per quanto riguarda i riferimenti, mi sono rifatto ai film degli anni ’70 di Alan Pakula e Sidney Lumet.”

Per quanto riguarda la preparazione del personaggio, Costner dichiara di essere partito dall’aspetto fisico: “All’inizio del film ho i capelli lunghi e la barba, sono veri, i miei; pensavo che quella sarebbe stata la prima scena che avremmo girato, quando sono arrivato a Londra, ma la prima scena è stata quella nella camera da letto. Ho dovuto creare l’aspetto fisico che vedete nella gran parte del film. Sono andato nel trainer del trucco con Mario (Michisanti, ndr), un italiano che io porto con me su ogni set, è un vero artista; insieme abbiamo iniziato a tagliare i capelli, man mano è spuntata la faccia del criminale; ha cominciato ha creare le grosse cicatrici ed è stato un po’ l’inizio di un Frankenstein. Lentamente ho cominciato a perdere me stesso; nella prima scena del film vedete che sto quasi soffocando perché ho una specie di collare intorno al collo e ho deciso che la presenza di quel collare avrebbe modificato la mia voce.”

In ultimo, ad entrambi è stata chiesta una riflessione sul terrorismo che sta condizionando tutto il mondo, considerato l’argomento trattato nel film.

“Sicuramente viviamo in momenti duri dove ognuno pensa di poter cambiare il mondo: alcuni pensano di farlo attraverso un credo religioso o attraverso il modo di vivere utilizzando i metodi del terrorismo convenzionale, altri attraverso il cyber-terrorismo. Mentre stavamo girando gli hacker sono entrati nel sistema della Sony e in quello del Pentagono; quella che poteva sembrare un’idea creativa degli sceneggiatori si è rivelata essere molto più realistica di quanto non ci aspettassimo. Se potessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe cambiare la mente di queste persone che ci minacciano, mi piacerebbe inserire nella loro mente dei buoni ricordi e, in questo modo, cambiare la loro coscienza. Uno dei punti del film è proprio questo: se uno riesce a creare un rapporto con il personaggio di Jerico e riesce ad accettarlo, possiamo cambiare mentalità; allo stesso modo dovremmo essere aperti nei confronti delle persone che minacciano la nostra vita in maniera tale che essi possano cambiare il loro atteggiamento nei nostri. È buffo che questo venga da un israeliano.” afferma Vromen.

Quanto sostiene Costner è di essere arrabbiato per quanto sta succedendo nel mondo, in cui tutti possono essere minacciati: “siamo tutti confusi, continuiamo a creare questa confusione. Io non ho la saggezza per sapere cosa si debba fare, ma progressi non ne sono stati fatti?”

Aurora Tozzi

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Aurora Tozzi

Laureata in Lettere Classiche e in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale. Appassionata di cinema e letteratura. Ha aperto un blog, Club Godot.