Abbraccialo per me – Incontro stampa a Roma

L’amore materno è soltanto un sentimento umano. E come tutti i sentimenti, è incerto, fragile, imperfetto.Elisabeth Badinter

Abbraccialo per me è la storia, tra commedia dramma e sentimenti, di una donna e di suo figlio. Del più bel sogno che c’è: sentirsi madre del più straordinario bambino sulla faccia della terra fino a scoprire che quel figlio, proprio lui in mezzo a tanti, è affetto da disagio mentale. Ma grazie all’amore e alla passione del ragazzo per la musica, questa madre e suo figlio troveranno una luce e una speranza di salvezza.

Il 13 Marzo si è svolta a Roma, presso la sede dell’ANICA, l’anteprima del film Abbraccialo per me, diretto da Vittorio Sindoni con Stefania Rocca e Moisè Curia come protagonisti e con Vincenzo Amato, Giulia Bertini, Francesca Pasquini. Dopo la proiezione del film, il regista e il cast hanno incontrato la stampa.

“Il film è dedicato alle persone che soffrono di disabilità intellettiva e alle loro famiglie che, accanto a loro, subiscono falso pietismo o indifferenza in attesa di cure e strutture migliori che gli diano una speranza di vita. Recentemente sono stato invitato dal Presidente Mattarella a partecipare alla Giornata dell’Autismo al Quirinale; con mia piacevole sorpresa ho visto sia nell’invito che nel parlare del problema il termine che viene usato è «disabilità intellettiva»; abituati a dire «disabilità mentale», nell’accezione popolare, c’è anche un sottinteso di paura.” dichiara Vittorio Sindoni che specifica: “L’elaborazione è stata lunghissima perché, chiaramente, avendo io fatto molta televisione ormai avevo quella specie di forma mentis che mi portava al melò; grazie all’intervento finale di Angelo Pasquini siamo riusciti a dargli un’impronta più scarna raccontando fatti e personaggi senza cedimenti. Credo che questo sia l’ultimo film, ho fatto più di 4000 ore di fiction, più o meno belle, con successo; credo di non poter dare di più.”

Lavorando sul suo personaggio, Stefania Rocca ha cercato di studiare anche il ruolo del coprotagonista, il figlio affetto da disabilità intellettiva. “Questo ragazzo è diverso dagli altri perché è più attivo, ama la musica, è impulsivo, non è logico. Mi sono scritta sul copione questa frase di Alda Merini: «Qual è il limite tra la creatività e la follia?»; ho pensato a Caterina (la protagonista da lei interpretata, ndr) che, ovviamente, ha un rapporto indissolubile con suo figlio come a una donna che difende il figlio dalle interferenze in una società che non perdona niente.” fa presente, però, come nel suo personaggio ci sia anche una forma di cecità nel non vedere il problema del figlio e questa è, in fondo, una forma di vergogna.

È stato chiesto a Moisè Curia, conosciuto dal pubblico soprattutto grazie al suo ruolo in Braccialetti Rossi, come si è approcciato a questo personaggio e ha cercato la sinergia con Vincenzo Amato (nel film interpreta suo padre, ndr) e con Stefania Rocca. “Ho cominciato a fare delle ricerche su quelle che potevano essere le varie problematiche di un ragazzo che è affetto da disabilità intellettiva. Ciccio è un ragazzo vivace, che fa delle cose fuori dal comune, che si esprime in maniera diversa: esprime tutto quello che ha attraverso la musica, è un artista. Ho lavorato moltissimo con Stefania per creare questa sinergia, questo rapporto madre-figlio. Con Vincenzo (Amato, ndr) abbiamo subito creato un sentimento di amore-odio che avviene anche per il troppo amore che la madre ha per il figlio. Abbiamo lavorato molto per creare qualcosa che andasse oltre la semplice rappresentazione di un ragazzo disabile.”

“Senza accorgercene abbiamo cominciato a lavorare fisicamente sui ruoli: era diventato un balletto di sinergia fisica.” aggiunge Stefania Rocca.

Si è parlato anche del Teatro Patologico, diretto da Dario D’Ambrosi, nel quale è ambientata una scena nel finale del film con artisti affetti da disabilità intellettiva che frequentano questa struttura; è stato domandato al regista se da questa organizzazione è giunto un contributo artistico, visto che allestiscono anche un Festival. “Il mio primo pensiero, quando abbiamo scritto questa scena con Pasquini, è stato quello del Teatro Patologico. Tutti i ragazzi, con i loro genitori, hanno fatto da sfondo a quest’ultima scena che è emotivamente coinvolgente perché c’è la canzone di Cristicchi (Ti regalerò una rosa, nrd), che io ringrazio, che con grande generosità ci ha dato i diritti. Questa sera ci aspetta questo Festival e vogliamo, così, onorare Dario D’Ambrosi e i suoi ragazzi proiettando proprio soltanto il finale del film. Iniziative come il Teatro Patologico ne esistono in Italia, ma pochissime, soprattutto nel Sud ce ne sono molte, ma molto poche.” afferma Sindoni.

È intervenuta anche Giulia Bertini che ha descritto così il suo personaggio: “Tania è molto forte, coraggiosa e matura più di quanto non lo sia io. Ho cercato di essere più naturale possibile; è un ruolo al quale mi sono subito affezionata e dal quale vorrei imparare.”

Francesca Pasquini, che nel film interpreta un’ospite/cantante della casa famiglia in cui arriva Ciccio, ha sottolineato come al Teatro Patologico abbia lavorato con un gruppo di ragazzi esperti in materia, unito, in cui ognuno aveva il proprio ruolo ed era rispettoso del mestiere e consapevole di ciò che si stava facendo.

“È mia intenzione, quando il film avrà finito il suo sfruttamento, di regalare a tutte le associazioni, a chi lo richiederà, i dvd da mandare a casa. L’ha visto l’AGISCUOLA, con un grande successo; abbiamo fatto due proiezioni a Rossano Calabro (paese di Moisè Curia, ndr).” dichiara Vittorio Sindoni.

Aurora Tozzi

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Aurora Tozzi

Laureata in Lettere Classiche e in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale. Appassionata di cinema e letteratura. Ha aperto un blog, Club Godot.