L’ ITALIA PREMIATA ALL’ ESTERO.

Accade spesso che un certo numero di film italiani di natura più complessa ma di una bellezza estetica ben poco opinabile, subisca critiche e duri attacchi proprio in territorio nazionale e riscuota un enorme successo nelle sale mondiali. Uno tra gli ultimi casi ad esempio è stato quello di Sorrentino con La grande bellezza che ottenne non poche critiche in Italia per poi conquistare l’Oscar un anno dopo la sua uscita. Probabilmente il film che maggiormente rappresenta questa ostentata autodistruzione italiana a favore di un successo internazionale è il capolavoro assoluto 8 ½ di Federico Fellini, portando il problema addirittura al 1963 e rivelandosi non solo uno dei film più belli di tutta la storia del cinema mondiale, ma ottenendo anche l’Oscar come miglior film straniero.

Il film ottenne uno scarso successo in Italia e  uno maggiore all’estero, alla prima di New York ad esempio, nel giugno del 1963, si scrisse che il film era destinato, sicuramente ad avere critiche sia positive che negative, suddividendosi tra chi lo avrebbe elogiato e chi non lo avrebbe capito, ma si sarebbe iscritto nella storia della cinematografia mondiale.

Nel maggio di quell’anno il ministro del turismo e dello spettacolo, su segnalazione dell’apposita commissione di preselezione, designò il film di Fellini come rappresentante ufficiale del cinema italiano al Festival cinematografico Internazionale di Mosca.

Il film venne presentato in Russia in un cinema che ospitava ottomila persone e Nerio Minuzzo ne riporta la grandezza dell’evento raccogliendo le testimonianze di chi aveva assistito all’evento. I sottotitoli spesso non coincidevano con le immagini, quei monologhi interiori non sembravano comprensibili per il pubblico russo, eppure in molte scene si sollevava un applauso corale e spontaneo e il finale fu accompagnato da un successo incredibile. Era evidente che il pubblico, che probabilmente non aveva capito molto di quel film in particolare, non celebrava solo 8 ½ , ma tutto il lavoro di Fellini; «sembrava che in quella sera fosse nato un nuovo partito, quello dei felliniani». Il film venne seguito con molta attenzione in quella terra straniera e fu una tortura solo per il regista che lamenterà, in seguito, le pessime condizioni della pellicola.

La giuria consegnò il primo premio proprio a Fellini e anche in quel caso, non mancarono le critiche, soprattutto nei confronti delle due cinematografie, l’italiana e la russa: per la prima, a proposito della mediocrità in cui versava il cinema italiano, con le due uniche eccezioni di Fellini e Visconti, per la seconda perché si iniziò a pensare che l’aver consegnato quel premio ad un film straniero, era indice di un calo di film “interessanti” russi.

Dopo il mistero che aveva avvolto il film per tutta la sua preparazione un ultimo mistero ancora lo attorniava, come mai era stato premiato proprio quel film al Cremlino? Il presidente Alexei Romanov dichiarò che «la giuria internazionale ha assegnato il premio al regista Fellini e non al suo film, ossia, al miglior lavoro di un regista e non al suo film», quasi a voler giustificare la mancanza del premio ai russi, colpevoli di creare un cinema di sbandamenti ideologici.

 

Elisabetta Matarazzo

© Riproduzione Riservata

 

 

Elisabetta Matarazzo

Elisabetta Matarazzo, classe 1988. Laureata nel 2011 in "Letteratura Musica e Spettacolo" e nel 2013 in "Spettacolo teatrale, cinematografico, digitale: teorie e tecniche", presso l'università di Roma la Sapienza.