Da Mya Taylor a The Danish Girl: cinema come medium per le menti.

   E così il nostro è stato un matrimonio gay,

prima che diventasse di moda”.

In questi giorni non si fa che parlare e di conseguenza discuterne con parenti e amici, di diritti (per gli omosessuali), famiglia (per gli omosessuali), matrimonio (per gli omosessuali). Si parla di una realtà che c’è sempre stata. Si sente discutere di famiglia tradizionale, usare il termine contro natura… Ma torniamo a noi; cinematograficamente parlando le cose non sono propriamente cambiate ma anzi si sono evolute; vediamo come negli ultimi anni sono state prodotte serie tv come Looking in onda sul canale HBO e in Italia su Sky Atlantic dal 6 novembre 2014. La serie segue le vicende di un gruppo di amici gay che vivono a San Francisco. Nonostante la novità, è stata cancellata dopo solo due stagioni a causa del calo degli ascolti ma l’HBO ha programmato uno speciale per dare un finale.

Il presidente della programmazione di HBO, Michael Lombardo ha affermato che nonostante la decisione di terminare la messa in onda sia stata molto sofferta, ha aggiunto però di essere stato molto felice del fatto che sia stata ideata una serie tv sugli omosessuali in cui il loro ruolo non fosse solamente in chiave ironica, come si può invece interpretare la rappresentazione della coppia Mitchell Pritchett e Cameron Tucker in Modern Family. In più Lombardo ha inoltre affermato che c’è bisogno di un finale in Looking e che quindi verrà girato un film di due ore per chiudere le varie storie all’interno della serie.

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“As a gay man, in particular, I was very proud that there was a show that felt like it was dealing very honestly and openly with gay men and their lives, without putting them into a comedic mode.”

   

Altra novità è Transparent, una web serie americana prodotta da Amazon che narra le vicende di una famiglia di Los Angeles dopo la scoperta che il padre, Mort, è transessuale. La serie fin da subito ha conquistato Hollywood, portandosi a casa due Golden Globes rispettivamente per Miglior serie televisiva commedia o musicale e Miglior attore in una serie televisiva commedia o musicale a Jeffrey Tambor ed è stata rinnovata per una terza stagione. La storia di Transparent ruota quindi attorno ad un padre di famiglia docente di scienze politiche in pensione che dichiara alla famiglia di essersi sempre sentito donna e di non volersi più nascondere.

Mettendo momentaneamente da parte il fatto che la serie è stata ispirata da fatti realmente accaduti (ossia che il padre dell’ideatrice della serie, si dichiarò transgender dopo un matrimonio e figlie) è interessante notare come negli ultimi anni siano aumentate le produzioni di film e serie tv non tanto sugli omosessuali ma sui transessuali. Come a sottolineare che il capitolo omosessuale è chiuso, chiaro e accettato, ora bisogna passare oltre, avanzare senza aver timore. Infatti è stato un film indipendente ad aprire la strada a questo “ciclo”: Tangerine dretto dal regista Sean Baker e girato con un Iphone 5s dando vita ad una nuova estetica cinematografica: il Pop Veritè.

Tangerine è stato presentato al Sundance e alla 33esima edizione del Torino Film Festival. È la storia di due prostitute transessuali durante la vigilia di Natale. L’idea è nata dal voler mostrare, da parte del regista, la Los Angeles’s “unofficial red light district”, il distretto a luci rosse di Los Angeles e raccontare le loro storie. Le donne transgender che fanno da protagoniste sono state scelte mentre il regista era in quel distretto per “documentarsi”, cosi come anche gli altri transessuali che appaiono non sono dei fake. Le ragazze decidono di fare il film solo ad una condizione, di rendere il tutto esilarante e di intrattenimento per le donne che sono costrette a condurre quel tipo di vita. Ed è quello che ha fatto il regista, realizzandolo cosi, per una cultura pop che si potesse identificare facilmente con le storie di queste donne, che come lei hanno sofferto per arrivare fino a realizzarsi sessualmente e identitariamente; Mya Taylor racconta in un’intervista di quanto abbia dovuto faticare, da quando i nonni scoperto la sua transessualità l’hanno mandata via di casa a 18 anni, a successivamente cercare lavoro che non gli veniva dato perche fisicamente era una donna, era Mya Taylor ma sulla carta d’identità c’era scritto il suo nome da uomo perche costa più di 400 dollari far cambiare nome e sesso sulla carta d’identità. Non riuscendo a trovare lavoro, ha optato per ciò che che nella comunità transgender si è obbligati: prestazioni sessuali, prostituta.

Il transgender è sempre stato un tabù socialmente parlando, e c’è differenza tra il sapere e il mostrare, il voler e il volersi mostrare senza timore per quello che si è; questo è quello che ci insegnano queste serie tv, i film e ancora The Danish Girl, che racconta la storia della prima transgender, che subì l’operazione di cambio di sesso. Tema difficile negli anni 20, cosi come oggi che si discute ancora sui diritti di due persone che si amano, se dargli dei diritti o no per essere felici: ma a voi (politici e bigotti) chi ha dato il diritto di parlare di diritti?? chi vi da il diritto di decidere di non farli essere felici?? quello che spesso si dimentica sono i concetti basilari e semplici, che ci insegnano fin da bambini: Amore, Felicità, Famiglia, Salute… cosa ci ripete nonna o mamma spesso? L’importante è che stai bene e sei felice.

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Marie Angela Tuala Paku

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Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.