Spike Lee e il problema di genere…sessuale

Continua il mio studio di un grande cineasta come Spike Lee, in ogni sua più minuziosa forma. Perché problema di generesessuale? Se analizziamo un film come She Hates me (2004)* e Shes Gotta Have It** salta subito allattenzione quale sia in punto: sex e gender.

Laura Mulvey & Co. a metà degli anni 70 hanno iniziato a strutturare la critica cinematografica in senso femminista: Mulvey ha inizialmente studiato le dinamiche dello sguardo in un film, ha evidenziato, attraverso lo studio attento sul testo filmico come la donna sia oggetto dello sguardo maschile; è infatti l’uomo ad essere quindi attivo, relegando la donna in una gabbia di passività. In un film come She Hates Me o in Shes Gotta Have It tutto ciò si ribalta dimostrando che il cinema (per fortuna) non è più basato (solo) su queste contrapposizioni.

Il tema centrale di questi film è il rapporto uomo-donna e le difficoltà e le differenze a livello genetico, sociale e politico che caratterizzano i personaggi.

In Shes Gotta Have It, Spike Lee inganna lo spettatore poco attento, cercando forse di ribaltare la teoria di Mulvey, per cui le immagini delle donne non rappresentano la realtà ma sono prodotte dellinconscio maschile che proietta le sue fantasie e ansie sullimmagine femminile. Mulvey sposta lattenzione dalla mera spettacolarizzazione del corpo femminile ad un piano più “psicanalitico”, proponendo una visione del cinema come espressione di ingiustizie, desideri e tabù che strutturano e danno forma alla società patriarcale.

In She Hates Me ritroviamo invece la logica dello sguardo e la politica della sessualità: la differenza sessuale agisce non solo sulla creazione, ma anche sulla circolazione delle immagini, temi ricorrenti nella Feminist Film Theory.

Nonostante le trame, è evidente, in entrambi i film, il sottotema: Spike Lee rimane posseduto da una mentalità patriarcale per cui le donne hanno ruoli centrali e marginali allo stesso tempo, senza scardinare il paradigma del maschio attivo in contrapposizione alla donna passiva, feticcio e oggetto voyeuristico, perché, nonostante luomo sia qui un oggetto, è comunque attivo, perché di lui si ha bisogno per rimanere incinta ed è colui il quale che deve agire. Quindi, sì, forse Spike è riuscito a ribaltare la situazione o almeno a far scendere di livello luomo sullo schermo cinematografico, non più soggetto, ma oggetto attivo; la donna, o meglio le donne che vanno da lui, non sono propriamente oggetto, così come non sono propriamente soggetto se non in ununica scena. Quando inizia la prostituzione di Jack, vediamo molte donne, di diversa estrazione sociale  e culturale, nel suo salotto che vogliono vedere quello per cui hanno pagato: ecco il ribaltamento del voyeurismo. Ricordate il film di Hitchcock, La Finestra sul Cortile (1955)? E’ chiaro come Jeff fosse un voyeur, qui invece lo sono le donne e lo fanno attivamente ed esplicitamente: lo sguardo si pone sulloggetto sessuale maschile. In She Hates Me lo sguardo è quindi duplice: quello dello spettatore nei confronti degli atti sessuali degli uomini nei confronti delle donne, che verso latto sessuale tra le due donne; e quello del protagonista verso latto sessuale tra le due donne.

In conclusione, quello che si può dire è che la donna può apparire ed essere emancipata e indipendente quanto si vuole, ma rischia di rimanere oggetto dello sguardo in quanto anche Lola Darling risulta essere oggetto del desiderio sessuale, è sessualmente passiva e la sua nudità nel film ha unimplicazione erotica passiva, mentre quella di Jack Amstrong in She Hates Me è passiva-attiva.

 

*She Hates Me: Jack Armstrong, laureato ad Harvard, lavora come funzionario in una multinazionale farmaceutica. Jack viene licenziato dopo aver denunciato la propria azienda per aver gonfiato dei titoli in borsa e scopre che la propria ragazza è lesbica e interrompe così la loro relazione. La donna anni dopo tornerà da lui per avere il suo seme perché lei e la sua compagna desiderano un bambino. Jack finisce quasi per prostituirsi prendendo questo come spunto: molte donne, lesbiche e non, vanno da lui per farsi ingravidare pagando il ragazzo dai 5 ai 10 mila dollari.

**Shes Gotta Have It è la storia di una giovane donna afroamericana, molto emancipata, la quale ha tre relazioni più sessuali che sentimentali, con tre uomini diversi contemporaneamente: Jamie Overstreet, trentenne, moralista che, essendo a conoscenza della situazione, si  sente libero di vedersi con altre donne, ma giudica Lola; Mars Blackmon, giovane disoccupato che sta con Lola per avere la sicurezza abitativa e non per amore; Greer Childs, modello nero, che vive per il lavoro e per laffermazione di se stesso, intanto discrimina gli altri neri. Lola è alla ricerca di qualcosa di più dal punto di vista sentimentale attraverso queste relazioni, ma continua a non trovarlo e ad accontentarsi del sesso, perché lei è una donna troppo “emancipata ed indipendente”.

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Marie Angela Tuala Paku

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Marie Angela Tuala Paku

Nata a Roma il 31 marzo 1989. Nel 2014 ho conseguito la laurea Magistrale in Teorie e pratiche dello spettacolo cinematografico, con una tesi intitolata "Blackness e cinema hollywoodiano. Forme e modelli del racconto del trauma afroamericano." Successivamente interessata al lato pratico del cinema ho seguito corsi di regia e montaggio, presso la scuola Sentieri Selvaggi di Roma.