Oscar Best Animated Feature: facciamo un passo indietro

Quest’anno a contendersi il premio Oscar come Miglior film d’animazione saranno ben cinque film: Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson, Boy & the World di Alê Abreu, Inside Out di Pete Docter e Ronnie del Carmen, Shaun, vita da pecora di Mark Burton e Richard Starzak Quando c’era Marnie di Hiromasa Yonebayashi,  tutti film molto diversi, chi per nazionalità (Brasile, Giappone, Regno Unito e USA), chi per stile, chi per tecnica (stop motion, disegno, computer grafica). Ma qual’è la storia dietro questo premio e soprattutto, cosa ne pensano gli addetti del settore e i fan?

Storia

Non voglio scrivere sul mio preferito di quest’anno o imbarcarmi in un’analisi troppo complicata, mi limiterò dunque a ripercorrere le tappe fondamentali della categoria e tirare qualche somma. Per chi non lo sapesse, la categoria Miglior film d’animazione è nata solo a partire dall’anno 2000. Perché voi direte? Semplice, fino ad allora la quantità di film animati, prodotti a Los Angeles, non raggiungeva il numero minimo di otto film distribuiti in sala in un anno (regola imprescindibile che ha reso possibile tale nomination), ma proprio nel 2000, grazie all’aumento di concorrenza dei film d’animazione nel mercato cinematografico, come ha dimostrato la forte presenza della Dreamworks, rispetto alla storica casa di produzione di Walt Disney o alla nascente Pixar Animation Studios, finalmente anche il lungometraggio animato ha l’onore di vincere un Oscar tutto suo.
Prima di allora solo tre film erano riusciti ad ottenere un riconoscimento speciale da parte dell’ Academy, tutte pellicole che, in modo diverso, hanno segnato le fasi fondamentali della storia del cinema d’animazione e dei suoi sviluppi (dalla tecnica del disegno tradizionale all’ibrido cartone/live action fino alla computer grafica):
Biancaneve e i sette nani (1938), Oscar alla carriera assegnato a Walt Disney;
Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988) e diretto da Robert Zemeckis, Oscar Speciale a Richard Williams, creatore delle animazioni che interagiscono con attori in carne ed ossa;
Toy Story (1996), Oscar Speciale a John Lasseter per il primo lungometraggio animato della storia realizzato interamente con tecnologia digitale.
L’unico film ad aver convinto l’Academy a tal punto da essere stato nominato come Miglior Film prima del 2000 è stato La Bella e la bestia di Gary Trousdale e Kirk Wise, prodotto dalla Walt Disney Feature Animation che pur non vincendo, porta a casa due Oscar, quello per la Miglior colonna sonora e per la Miglior canzone Beauty And The Beast di Alan Menken e Howard Ashman.
A partire dalla 74 °edizione degli Academy Awards, svoltasi il 24 marzo 2002, finalmente tre film animati si contendono il Premio Oscar: Jimmy Neutron  di John A. Davis, Monsters & Co. di Pete Docter e Shrek di Andrew Adamson e Vicky Jenson . Il vincitore è l’orco verde campione d’incassi della Dreamworks: Shrek è dunque il primo lungometraggio a vincere l’Oscar come miglior film d’animazione. Nel 2003 è un film realizzato con la tecnica del disegno a mano a destarsi: si tratta del capolavoro La città incantata del maestro Hayao Miyazaki , fondatore dello Studio Ghibli, che ha dato vita ad altri autentici gioielli d’animazione come Laputa – Castello nel cielo, Principessa Mononoke e Il castello errante di Howl per dirne qualcuno. Dal 2004 in poi assistiamo all’assoluto strapotere della Pixar, che domina in tutte le annate in cui un proprio film è presente tra i nominati, con la sola eccezione del 2007, quando Cars- Motori ruggenti è battuto da Happy Feet di George Miller (prodotto dalla Warner Bros). Questi titoli sono ovviamente: Alla ricerca di Nemo di  Andrew Stanton e Lee Unkrich; Gli Incredibili di Brad Bird; Ratatouille di Brad Bird e Jan Pinkava; WALL•E di Andrew Stanton; Up di Pete Docter; Toy Story 3 di Lee Unkrich  e Brave-Ribelle di Mark Andrews e Brenda Chapman.

Nel 2006 è la stop motion ad avere la meglio grazie alla presenza di La sposa cadavere (Corpse Bride) di Mike Johnson e del geniale regista Tim Burton e Wallace & Gromit: The Curse of the Were-Rabbit, prodotto dalla Aardman Animations, in collaborazione con la Dreamworks, basato sui personaggi di Nick Park e Steve Box, (già protagonisti di una serie di corti di successo). Proprio quest’ultimo porta a casa l’ambita statuetta. Sempre a partire dal 2006 avviene un evento non da poco in casa Disney: acquista la Pixar (nata proprio a partire da quest’ultima, separatasi e resasi indipendente alla fine degli anni ’90), un certo Steve Jobs diventa membro del consiglio d’amministrazione della Walt Disney Company (di cui era il maggior azionista) e John Lasseter viene nominato direttore creativo di entrambi gli studi d’animazione.
Nelle recenti annate sono gli studi della rinnovata Walt Disney Animation Studios a trionfare, grazie a due successi enormi: Frozen-Il regno del ghiaccio di Chris Buck e Jennifer Lee e Big Hero 6  di Don Hall e Chris Williams. Soprattutto il primo è noto per essere il film d’animazione di maggiore incasso della storia del cinema.
Se risulta ovvio il dominio incontrastato della Pixar, tanto da rendere studios e registi i più premiati dall’Academy, ciò lascia intendere un fatto ovvio, ma importante. Nonostante l’apertura delle nomination anche a film di produzione europea, come Appuntamento a Belleville, L’Illusionniste e Persepolis, per citarne qualcuno, gli addetti alla votazione sembrano un po’ sottovalutare queste pellicole d’animazione di diversa produzione (con l’eccezione dello Studio Ghibli), basate su tecniche in qualche caso più artigianali, coraggiosi nell’approccio narrativo, meno convenzionali per un pubblico infantile (nei primi due casi con una narrazione affidata più alla pantomima che a dialoghi veri e propri e nel terzo con una base letteraria forte, ovvero la graphic novel di Marjane Satrapi, che inserisce una vicenda di formazione biografica all’interno della recente storia dell’Iran, con tutte le implicazioni politiche e culturali del caso).

 

Regole Oscar d’animazione: riconoscimento o scusa?

Molti personaggi nel settore dell’animazione hanno espresso la speranza che il prestigio derivante da un simile premio e la spinta risultante al botteghino possa sempre di più incoraggiare l’aumento della produzione della cinematografia animata. Alcuni si sono dimostrati poco favorevoli a questo tipo di Oscar, in quanto, secondo loro, la categoria in questione sarebbe stata aggiunta col solo scopo di evitare a questo genere di film la possibilità di vincere l’Oscar come Miglior Film. Questa critica fu particolarmente prominente nell’anno dell’81 ° Academy Awards, in cui WALL•E vinse come Miglior film d’Animazione, ma non fu nominato per il Miglior film. Ciò creò una forte polemica da parte dei membri del settore e di alcuni fan sulla possibilità che il film fosse stato snobbato deliberatamente dall’Academy, nonostante l’evidente successo di critica e pubblico. Tuttavia, i regolamenti ufficiali degli Academy affermano che qualsiasi film candidato per questa categoria può sempre essere nominato anche per il Miglior Film come avvenne nel 2009 con Up e l’anno seguente con Toy Story 3, gli unici ad esseri riusciti a entrare in entrambe le categorie. Anche quest’anno Insiede Out, forte della nomination per la sceneggiatura originale, non ce l’ha fatta in quella più importante di tutte.

Nel 2010, l’Academy emana una nuova regola: non possono essere nominati film realizzati tramite la tecnica della performance capture (utilizzata ad esempio in  A Christmas Carol di Robert Zemeckis e Le avventure di Tintin di Steven Spielberg). Per quanto riguarda, invece, la questione su chi meriti di essere nominato e dunque di ritirare la statuetta durante la serata di premiazione la decisione è spesso caduta sulla persona(e) più coinvolti nella creazione del film vincitore. Potrebbe essere il produttore, il regista, o entrambi. Per i 76 ° Academy Awards del 2004, solo il regista del film ha ricevuto la nomination mentre in occasione dell’86 °edizione degli Academy Awards, questa regola è stata modificata per includere un produttore e fino a due consiglieri. L’Oscar al miglior film d’animazione, infine, è dato per norma ad un’opera definita dall’ Academy come un film con tempo di esecuzione di più di 40 minuti, in cui le performance dei personaggi vengono create utilizzando la tecnica del fotogramma per fotogramma, in cui sono animate un numero significativo di personaggi principali  e in non meno del 75% del tempo di esecuzione. 

Mai come quest’anno, anche visti gli ottimi incassi di Inside Out (realizzato dagli studi Pixar, ma distribuito Walt Disney Pictures), l’animazione non solo dimostra quanto sia capace di parlare ad un pubblico sempre più vasto e variegato, ma anche che, per l’ennesima volta, è arrivato il momento di smetterla di vedere queste opere come un genere a parte (per non dire minore) rispetto alla categoria del Miglior Film. Non che sia contraria alla Nomination Miglior lungometraggio animato, ma come in troppi casi, le mancate candidature hanno dimostrato che è tempo di non relegare in un angolo questa categoria come fosse un sottogenere rispetto ad un kolossal storico, un musical o un biopic che tanto hanno riscosso in precedenti edizioni (o comunque meno valido di un’opera in live action) .

Laura Sciarretta

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