La grande scommessa: come puntare sul fallimento della propria nazione

La grande scommessa (The Big Short), diretto da Adam McKay, basato sul libro The Big Short – Il grande scoperto scritto da Michael Lewis, incentra la propria trama sulla crisi finanziaria esplosa nel 2007 e su alcuni investitori che hanno scoperto, prima dello scoppio sui mercati, cosa sarebbe accaduto. I protagonisti scelti da McKay sono, tra gli altri: Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt. Il film è stato presentato in anteprima, nel novembre 2015, nell’ambito dell’AFI Fest (American Film Institute), distribuito successivamente negli Stati Uniti per arrivare, infine, dal 7 Gennaio nelle sale italiane.

L’intreccio si divide in tre filoni, seguendo le vite di tre gruppi di broker che, scoperta questa falla nella finanza, decidono di scommettere sulla crisi per poterne ricavare un enorme guadagno: questi investitori ipotizzano l’avvento di un crollo finanziario, generato dai mutui subprime ad alto rischio, un tipo di prestiti concessi a dei soggetti che non possono accedere ad altro tipo di finanziamento poiché hanno un passato da debitori insolventi.

Michael Burry, in particolare, crea un mercato di credit default swap, uno strumento di copertura facente parte della categoria dei derivati creditizi, e scommette contro il mercato immobiliare; diverse banche accettano la sua proposta considerandola redditizia. Decide di perseguire la stessa strategia anche Jared Vennett, impiegato della Deutsche Bank, il quale scopre, insieme a Mark Baum, il meccanismo delle obbligazioni di debito collateralizzate (CDO), dei gruppi di prestiti poveri inseriti nello stesso pacchetto finanziario e classificati con il rating AAA. La terza vicenda raccontata riguarda Charlie Geller e Jamie Shipley che, leggendo un volantino di Vennett, decidono di intervenire anche loro nell’affare aiutati dall’esperto banchiere Ben Rickert.

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La grande scommessa ha ricevuto: quattro nomination ai Golden Globe; cinque nomination ai BAFTA, di cui una, quella per la Migliore sceneggiatura non originale, si è concretizzata nel prestigioso premio per Adam McKay e Charles Randolph. Si attende la cerimonia degli Academy Awards per scoprire se, fra le cinque nomination ricevute come Miglior Film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista per Christian Bale, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio, otterrà almeno una statuetta.

Il film è dotato di un cast di tutto rispetto, il che gli permette di risultare armonioso nelle sue parti, se pure separate in episodi. È sicuramente una pellicola che necessita di una certa attenzione nella visione, almeno per tutti coloro che non fanno parte della schiera degli addetti ai lavori finanziari, bancari e di borsa in genere; questo non è, tuttavia, un ostacolo tale da impedirne la visione. Un buon Christian Bale tiene le redini di una parte della trama confermandosi l’attore versatile che già abbiamo conosciuto attraverso le sue precedenti interpretazioni. Steve Carell, inoltre, risulta credibile, calato in pieno nelle vesti dell’uomo d’affari deluso, frustrato e arrabbiato col mondo intero. Se ne consiglia la visione a quanti vogliano avere un’inedita prospettiva della recente crisi che ha sconvolto nazioni e popoli.

Aurora Tozzi

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Aurora Tozzi

Laureata in Lettere Classiche e in Spettacolo teatrale, cinematografico e digitale. Appassionata di cinema e letteratura. Ha aperto un blog, Club Godot.